«Castel Sant'Angelo è uno dei monumenti più importanti del mondo. Non possiamo dimenticarlo mai. I fondi a cui provvedono i beni architettonici, archeologici e artistici, ci sono. Certo, andrebbero ampliati. E forse, anche se la sicurezza della struttura non è in cattivo stato, va ripensata nel suo insieme...» Si difende il sovrintendente Claudio Strinati che da un paio di anni ha ereditato il mausoleo-castello, una delle meraviglie più amate dai visitatori che infatti col loro numero la fanno svettare tra le prime dieci meraviglie italiane più gettonate. Prima dell'epoca Strinati c'è stata, con la parentesi di un brevissimo interludio della pensionanda Germana Aprato, la stagione Pentrella. Ruggero Pentrella è stato l'architetto sotto il quale sono affiorati parecchi guai (distacchi, piccoli crolli, tarli nei soffitti lignei) e le prime «pecette» messe al grande manufatto. Era il '99 e comparvero tra lo stupore generale le vetrate a specchio tra le arcate cinquecentesche del «giretto» di Pio IV. Vetrate e infissi metallici («sono di ottone, mica di alluminio», si difese il reggente installatore). E a chi gli chiedeva conto del mancato permesso della sovrintendenza aggiungeva: «Io non ho modificato niente, solo messo in sicurezza una parte che presentava problemi...». Oggi il minimo che d'estate ispira il provvedimento è un senso opprimente di mancanza d'aria. Petrella - era il 7 dicembre del 2000 -dovette fare i conti anche con i calcinacci caduti nella sala del Perseo, al secondo piano, che si era rivelata piena di tarli. A lui si deve comunque quella copertura vistosamente brutta che all'interno del mausoleo va da un bastione all'altro coprendo col plexigas e una rete la testa dei visitatori che passano di sotto. In termini di sicurezza resta questo l'intervento più significativo effettuato nel corso degli anni dentro il Castello. Che da sempre ha posto prioritariamente a chi lo gestisce il problema di come organizzare il percorso dei visitatori tenendo conto del fatto che gli ospiti sono lì per vedere il manufatto ma devono anche uscirne indenni. Su questo punto da sempre al Castello c'è apprensione. «Inevitabile», commentano i difensori del monumento-museo così com'è, un «unicum» capace di coniugare il monumento funerario romano adrianeo con il castello cinquecentesco e gli affreschi di Perin del Vaga, passando per rampe eliocoidali, trabocchetti e le idee di Antonio da Sangallo. Restano però troppi punti pericolosi: come certi affacci vertiginosi, caditoie che possono essere preoccupanti con piccoli visitatori, ringhiere a volte un po' troppo larghe, porte basse (queste non risolvibili), balaustre in alcuni punti senza protezioni. Non mancano in ogni caso i piani della sicurezza. Ci sono, ma la loro messa in opera è più vaga. Claudio Strinati sembra allargare le braccia. «Ci sono problemi specifici, è vero - commenta -. Ad esempio il Castello non ha un'uscita di sicurezza. Ma come fa ad averla? È vero che c'è bisogno di una messa a punto del locale delle caldaie. Sussistono problemi d'impiantistica. Ed è vero che il giro superiore delle mura non è alto come si desidererebbe. Ma è un monumento-museo. Dove ad esempio stiamo cercando ora di predisporre una diversa valorizzazione della collezione armi, comprese quelle finora non esposte. Resta la sicurezza e forse, sì, occorre una messa a punto nel suo insieme...»
Strinati: Sicurezza? Ci vuole una messa a punto
Castel Sant'Angelo è uno dei monumenti più importanti del mondo. I fondi per i beni architettonici, archeologici e artistici sono disponibili, ma potrebbero essere ampliati. Il sovrintendente Claudio Strinati ha ereditato il mausoleo-castello e ha affrontato problemi di sicurezza, come vetrate a specchio e tarli nei soffitti lignei. Strinati difende le sue scelte, affermando che i problemi sono specifici e che il Castello non ha un'uscita di sicurezza. Tuttavia, ammette che ci sono bisogni di messa a punto, come la valorizzazione della collezione armi e la risoluzione di problemi di impiantistica. La sicurezza è un problema importante, ma non è il solo.
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