In attesa della mostra alle Scuderie del Quirinale dal 18 febbraio con tutte le tele del pittore. Due capolavori fra storie e segreti Dal Museo di Nancy allIstituto del Restauro. Una natura morta mai uscita dallAmbrosiana Una mostra così non nasce dalloggi al domani. Anche se i trenta magnifici quadri che arriveranno a comporla sono belli e pronti da quasi quattro secoli. In vista di Tutto Caravaggio alle Scuderie del Quirinale (dal 18 febbraio) ferve lopra. Che vuol dire il lavoro dei restauratori, dei curatori, dei prestatori ma anche dei musei che danno asilo alle opere del Merisi le quali, per la prima volta e a celebrazione del quarto centenario della morte dellartista, vengono accostate e presentate al pubblico come un corpus unico sotto la cura di Francesco Buranelli, Rossella Vodret e Claudio Strinati che hanno selezionato soltanto i dipinti certi, di sicura attribuzione. Almeno un paio di questi capolavori sono degni di menzione in attesa del vernissage di metà febbraio. È il caso della Canestra dellAmbrosiana di Milano che per la prima volta esce dalla sua sede, dove si trova dai primi anni del Seicento e dellAnnunciazione del Musée des Beaux Arts di Nancy. Intorno alla Canestra ha molto studiato e poi scritto Maurizio Calvesi che ne ricostruisce magistralmente la storia e ne dà il senso finale invitando a guardarla e riguardarla, per andare oltre limpressionante realismo di impronta fiamminga e coglierne i giochi di luci ed ombre, i simbolismi segreti oltre limmediatezza del pur perfetto naturalismo. La Canestra di Frutta di «mirabile struttura formale» presenta un «itinerario labirintico nel modo in cui sono resi i singoli frutti, le singole foglie» ma, sottolinea lo studioso, «è linsieme ad offrire la plasticità, la rotondità dentro la leggerezza dellaria». I frutti presentano unimportante valenza cristologica che dà il significato finale del dipinto. Immersi nella «luce di salvazione» caravaggesca, rappresentano la Redenzione comè del resto tradizione fin dal Cantico dei Cantici, e rientrano nel rito ambrosiano che il Cardinal Federico Borromeo, proprietario del dipinto, impersonava. Un cantiere-laboratorio daltro segno si svolge al "capezzale" della bellissima Annunciazione. Da diverse settimane i restauratori dellIscr sono al lavoro sul capolavoro solitamente conservato al Musée des Beaux Arts di Nancy. Racconta Anna Maria Morcone, che in Francia ha visionato la tela con la direttrice Gisella Capponi prima di portarla a Roma: «In vista della mostra, le Scuderie hanno offerto al museo francese una revisione del restauro, da noi effettuato nel 1968, in cambio del prestito. Dal punto di vista strutturale la tela ha tenuto bene: perfetta ladesione del colore originario anche se i ritocchi si sono alterati e ingialliti. Abbiamo provveduto a rimuovere le vernici alterate e stiamo eseguendo nuovi ritocchi con materiali tecnologicamente avanzati (vernici e colori) che permettono una migliore tenuta cromatica nel tempo». Ora il dipinto, custodito allIcr, leva il fiato per la sfolgorante bellezza. In particolare, le puliture hanno restituito luce allangelo di cui splende il bianco della veste. Il tocco finale sarà dato da tecnologie che ai tempi dellultimo restauro non esistevano ancora. Prima di tornare al pubblico, lAnnunciazione sarà sottoposta per la prima volta ad alcune radiografie che potrebbero svelare pentimenti, ridipinture e ancora segreti su come dipingeva un genio dellarte.