Rifugi sotterranei e torri di cemento armato raccontano comeravamo sotto le bombe Appassionati e studiosi propongono di fare delle rovine un museo diffuso Scritte sui muri e suppellettili sparse son tutto ciò che sopravvive a decenni di degrado Fino a poco fa la Torre delle Sirene di Palazzo Isimbardi, da cui si diramavano gli allarmi per tutta la Lombardia, era completamente ricoperta da edera, e nel bunker sotto piazza Grandi la fontana ha fatto crescere stalattiti ma anche uno strato di fanghiglia e detriti. Se il cemento armato resiste, a rischiare di scomparire sono gli arredi interni: panche, lavandini, impianti elettrici. E non si tratta soltanto del deperimento fisiologico, ma anche e soprattutto di vandalismo. Al confine fra Milano e Sesto San Giovanni, il rifugio di via Adriano, per esempio, negli anni è stato spolpato. Sessantasette anni dopo le bombe del '43, nella massiccia torre di cemento armato di 35 metri dove durante la guerra trovavano riparo gli operai della Magneti Marelli convertita alla produzione bellica, oggi regnano buio, silenzio e una strana atmosfera fatta di echi di violenza bellica, rigida organizzazione per le operazioni di evacuazione e ricovero, ma anche dei lasciti delle presenze abusive degli scorsi decenni. Poco dopo lingresso - un buco nei 35 metri di parete liscia - , gli spazi che una volta venivano usati per la logistica e il sistema di guardia, sono un ammasso di ferraglia e spazzatura. Cera il sistema dilluminazione a lampade stagna, ceramica e guarnizioni come nei sommergibili, le lampadine sono state rimosse. Si sale immersi nelloscurità, sui muri, i simboli dellinfermeria e le indicazioni "vietato fumare": «Qui dentro cera spazio per più di 400 persone che si sedevano su per i gradoni fin sotto la cisterna dellacqua», spiega Gianluca Padovan di Scam, lassociazione Speleologia cavità artificiali Milano che dagli anni '80 esplora e cataloga i sotterranei e i più rari rifugi di superficie della città. In via Adriano lacqua veniva pompata su alla punta della torre bunker, e poi fatta cadere lungo le tubature fino a raggiungere i lavandini dellingresso «posizionati in modo che in caso di gas gli operai potessero sciacquarsi la pelle», spiega Padovan. Allinterno, gli appendi abiti sono ricoperti di ruggine e molte delle manovelle per azionare limpianto di depurazione dellaria sono state danneggiate. Il fascio di luce della pila intercetta brandelli di carta: sono i resti dei cartelli e dei regolamenti appesi alle pareti e sfaldati dallumidità. Un bunker unico per struttura e dimensioni, quello di via Adriano, eppure lasciato a se stessa e al futuro incerto dellarea in cui sorge, il complesso residenziale Parco Adriano con i suoi grandi palazzi moderni. Ma non diverse sono le condizioni di abbandono degli altri quattro ex rifugi antiaerei rimasti, con la Torre delle Sirene e la caverna artificiale sotto piazza Grandi i sotterranei dellistituto Moreschi di via San Michele del Carso (destinato agli studenti ma anche ai cittadini della zona, 400 posti in tutto) e il rifugio più storico, nel giardino di Palazzo Isimbardi (destinato al Prefetto, alla sua famiglia e allo staff, ma adoperato anche da Mussolini nellaprile del 45, alla vigilia della fuga a Dongo). Avendo studiato tutti i bunker cittadini, documentazione storica della Provincia alla mano, gli speleologi della Scam sono convinti di trovarsi davanti a testimonianze preziosissime che riguardano la vita dei civili sotto le bombe: «Decisamente un patrimonio da tutelare e da far conoscere alle scuole come alla cittadinanza - dice Maria Antonietta Breda, docente del Politecnico e appassionata di cavità artificiali - per questo assieme alla Provincia stiamo pensando ad un modo per recuperalo e renderlo fruibile alla cittadinanza: come in un museo diffuso per la città, ogni bunker ha una storia da raccontare».
MILANO - Viaggio della memoria nei bunker di Milano
I bunker antiaerei di Milano sono stati abbandonati e degradati nel corso degli anni. Gli speleologi della Scam hanno scoperto che i bunker sono stati vandicati e danneggiati, con panche, lavandini e impianti elettrici in stato di degrado. Alcuni bunker, come quello di via Adriano, sono stati spolpati e hanno perso la loro struttura originale. Gli speleologi ritengono che questi bunker siano testimonianze preziose della vita dei civili durante la guerra e che debbano essere tutelati e resi fruibili alla cittadinanza. L'associazione Scam sta lavorando con la Provincia per recuperare e restaurare i bunker e renderli accessibili al pubblico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo