Nucleare sì o no? Il triangolo compreso tra Colico, Sorico e Dubino (il vertice delle provincie di Como, Lecco e Sondrio) rischia di diventare una discarica di rifiuti radioattivi? Nel dibattito avviato su questo giornale si alzano diverse voci. Elisabetta Patelli, ambientalista storica lariana e portavoce regionale dei Verdi, ha lanciato a fine anno l'allarme, esponendo i rischi e le ricadute che avrebbero eventuali nuove centrali nucleari. Una lettera con contenuti simili sarà consegnata al presidente della Provincia di Como, Leonardo Carioni. Oggi invece pubblichiamo l'intervento, a favore del nucleare, di Carlo Sidoli, ingegnere e giornalista specializzato. Vale la pena riflettere sul fatto che l'Italia è un Paese che oggi come oggi "funziona" ad energia nucleare perché il 20 circa della corrente che utilizziamo è prodotta da centrali nucleari, molto vicine ai nostri confini. Quindi il referendum dell'87 non ci ha liberato né può liberarci dai "pericoli" del nucleare (che sono due: ipotetiche emanazioni ed effettiva produzione di scorie radioattive). Esso li ha solo allontanati in modo insignificante dal suolo patrio danneggiandoci però in modo determinante sul piano decisionale perché non siamo nella "stanza dei bottoni" e quindi potremmo subire l'arma del ricatto energetico, che già subiamo (tutti abbiamo avuto modo di accorgercene) dai Paesi produttori di petrolio e metano. LE EMISSIONI Produrre, come fa l'Italia, il 50 circa dell'energia tramite centrali termiche ci costa e ci costerà moltissimo sul piano della riduzione delle emissioni atmosferiche inquinanti: oltre 200 Euro all'anno per abitante contro i 3 Euroanno della Germania (che va di nucleare al 33 , come la media europea) e contro i 2 Euroanno circa della Francia, che con la sua sessantina di reattori va di nucleare all'80 circa. Questo se vogliamo rispettare il protocollo di Kyoto. In definitiva, proprio per non addentrarci troppo nello specifico tecnico, basti dire che, oggi come oggi, 8 centrali nucleari "tipo Caorso" lavorano esclusivamente per l'Italia qui vicino, a due passi da casa; nel frattempo paghiamo l'energia elettrica il 60 in più del costo medio europeo e il doppio della Francia. I Comuni che hanno sul proprio territorio una centrale nucleare godono di alcuni importanti vantaggi di tipo economico e paesaggistico. Credo che sia facilmente negoziabile ed ottenibile la fornitura elettrica gratuita, il teleriscaldamento, l'acqua calda sanitaria gratuita. Attorno alla centrale sorgerebbe un autentico parco naturale di rispetto ambientale. Le attività di manutenzione e controllo del territorio darebbero lavoro a molte persone. Nella ex Germania Orientale i siti vicino alle centrali hanno dei parchigioco ben frequentati anche nella stagione più fredda e rappresentano la parte più moderna del territorio. I CONTROLLI Paradossalmente la centrale nucleare è il luogo più controllato sullo stato di salute dell'aria e più tecnologicamente avanzato del Paese. Quando avvenne in Unione Sovietica il "fattaccio di Cernobyl" se ne accorsero in Svezia proprio vicino alle loro centrali nucleari perché era lì dove in controlli erano sempre all'erta. Fare i "denuclearizzati" è una scelta rispettabilissima a patto di illustrare le cose obiettivamente sapendo le spese collegate e cosa si addossa sulle spalle dei cittadini, magari i più poveri e i senza lavoro. Non desta meraviglia che per l'allocazione in Normandia di una nuova centrale nucleare, tre Comuni abbiano concorso per aggiudicarsela. Sono certo che alcuni ambientalisti, categoria alla quale mi sento di appartenere, protesteranno per quanto sto per dire. Il geologo ha ritenuto inopportuno un sito nucleare in una zona quale sarebbe il Pian di Spagna preferendo il Mantovano? Peccato, avremo gli stessi ipotetici rischi e nessun vantaggio. Intanto appare logico che si riparta dai 4 siti in Italia che già avevano impianti in avanzato stato di costruzione o funzionanti (Caorso). I DISASTRI I "verdi" fanno ragionamenti su cui conviene meditare. Visto che da quando vinsero il referendum non ci sono stati disastri nucleari pare che abbiano parzialmente accantonato questo tema catastrofistico (che invece è l'unico potenzialmente logico) per lanciarsi in quello della convenienza economica. Fanno male, perché non penso che qualcuno creda che Francia e Svizzera producano e vendano in passivo per masochismo o filantropia. Pensano essi di risolvere tutto coi pannelli fotovoltaici (almeno parlassero di anemometrico che funziona giorno e notte col miglior orientamento, cioè rendimento, in automatico!) e col sempre lodevole risparmio energetico? Benissimo, vedremo tra 5 anni (il tempo per costruire una moderna centrale nucleare) se con le risorse alternative non saremo più dipendenti dall'energia atomica d'importazione. I COSTI Eppoi; il nucleare costa troppo? Strano, la Francia ci guadagna ed è ormai provato, con ben oltre 400 impianti nel mondo, che una centrale "rende" a fine vita (presumibilmente una ventina di anni) almeno 80 volte il capitale energetico investito, cioè costi quello che costi si ripaga in pochi mesi e non "in tempi lunghissimi" e i conti si fanno alla fine, non all'inizio altrimenti non avremmo mai realizzato nemmeno l'"elettroidraulico" (hanno idea di cosa costi una diga?) di cui è ricca la Valtellina.
NUCLEARE - Eppure in Europa fanno quasi a gara per avere le centrali
Il triangolo compreso tra Colico, Sorico e Dubino (provincie di Como, Lecco e Sondrio) potrebbe diventare una discarica di rifiuti radioattivi. Elisabetta Patelli, ambientalista, ha lanciato l'allarme sui rischi e le ricadute delle nuove centrali nucleari. Carlo Sidoli, ingegnere e giornalista, difende il nucleare, sottolineando che l'Italia dipende ancora dal nucleare per il 20% dell'energia e che le centrali nucleari vicine ai confini producono l'energia necessaria.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo