Le gravi disfunzioni presenti nel porto di Porto Empedocle, evidenziate dal dibattito registrato in questi giorni tra un rappresentante della politica e un imprenditore, sono un ulteriore segnale di allarme che la classe dirigente dovrebbe tempestivamente cogliere o, quantomeno, considerare con grande attenzione. Anche perché il porto è oggi più che mai una risorsa preziosa e sofisticata progettata "da una classe dirigente" avvertita, nel secolo scorso, per rispondere a tre funzioni essenziali: accogliere chi arriva dal mondo, accompagnare alle navi chi parte, dare fisicità a questo snodo di flussi umani e di merci, per sviluppare un'azione economica attraverso una posizione nella città adeguata e una strutturazione consapevole dell'importanza della sua funzione pubblica. Nonostante vi sia la consapevolezza che la infrastruttura abbia la necessità di notevoli investimenti, è opportuno ricordare che il porto per un gioco del destino si trova collocato nella più vasta zona di attrazione di capitali che risulta essere l'area di libero scambio del mediterraneo. In nessuna altra zona del Paese gli investimenti potrebbero risultare più virtuosi e strategici per lo sviluppo dell'intera regione. La riqualificazione e la effettiva valorizzazione dell'infrastruttura saranno le precondizioni per cogliere le enormi opportunità che i traffici commerciali e turistici che provengono da tutto il pianeta e, in particolare dal sudest asiatico, offriranno. Ovviamente l'ottimizzazione degli spazi per potenziare gli scambi commerciali e per migliorare le prestazioni dovrebbe essere coniugata con la necessità di assicurare accoglienza e confort a chi viaggia, proporsi come luogo di intrattenimento e di cultura aperto al territorio, per recuperare la sua origine di spazio pubblico. Il porto, purtroppo, fino ad oggi ha percorso una strada opposta e, recentemente, ne ha imboccato una molto pericolosa per lo sviluppo socio economico ed occupazionale: con l'autorizzazione che, a quanto pare, avrebbe rilasciato l'assessorato regionale all'industria per la costruzione di un ecomostro qual' è l' impianto di rigassificazione. Che, oltre agli evidenti guasti al territorio, all'ambiente e ai gravi danni morali che i cittadini subirebbero, regalerebbe, di fatto, la preziosa infrastruttura a Nuove Energie - Enel: la quale - attraverso la collocazione dell'impianto pericoloso all'interno e all'esterno del porto e per via dei rigorosi protocolli previsti per attenuarne i rischi - evidentemente ne controllerà le scelte e costituirà elemento di freno per, eventuali, programmi di sviluppo. Un passo falso a cui andrebbe, rapidamente, posto rimedio per evitare di disperdere: un preziosissimo patrimonio e la principale risorsa presente nel territorio: la "porta d'ingresso del mediterraneo" indispensabile elemento per costruire un vero progetto di sviluppo di una vastissima area geografica che comprende il territorio agrigentino da connettere alla provincia di Caltanissetta, attraverso la intermodalità: aree di sviluppo industriale, ferrovia, interporto, raddoppio della 640, aeroporto. A tale proposito un ruolo significativo lo possono, ancora, svolgere i fondi FAS - fondi aree svantaggiate (4 mld di euro per la sicilia) e i fondi strutturali 2006-2013 (7 mld di euro) destinati prioritariamente alla " infrastrutturazione" ( e non a spese di funzionamento,sussidi a forestali, Lsu, precari di vario tipo, clientele, altro) delle aree a ritardo, all'interno dei quali, purtroppo, al momento, non è considerata la struttura quale destinataria di eventuali interventi. Pertanto è indispensabile richiamare la classe dirigente nel suo complesso, e il ceto politico in particolare, alle proprie responsabilità ricordando, ove fosse necessario, che non mancano le risorse per rilanciare il porto ma ciò che manca è "la politica", una vera strategia di sviluppo e i progetti necessari per attrarre le risorse. E' utile intanto sottolineare che il "dragaggio del porto" è stato regolarmente finanziato da moltissimi anni e la "querelle" emersa a seguito del fallimento della ditta aggiudicataria dell'appalto miliardario potrebbe essere risolta, in modo efficace, attraverso un "lodo" che gli enti interessati poterebbero porre in essere e risolvere, rapidamente, piuttosto che ricercare nuovi sponsor. Fare chiarezza e chiamare le cose con il loro nome comporterà da un lato la necessità di ristabilire un percorso corretto: declinando con indignazione le offensive proposte (elemosine) che provengono dalla società Nuove Energie controllata da ENEL e partecipata dal Comune di Porto Empedocle per il risarcimento dei danni (chiamate eufemisticamente compensazioni) che deriveranno dagli effetti perversi che l'impianto di rigassificazione produrrà sul territorio e le cui ricadute negative non sono quantificabili. Meno che mai con le modalità semplicistiche con le quali sono state affrontate vedi: advisor Nomisma!!! E dall'altro orientando su altri servizi le interessanti liberalità offerte dall'imprenditore Salvatore Moncada, il quale correttamente, seppure, anche, nel suo interesse, ha proposto di migliorare l'accessibilità al porto. Da tale proposta bisogna cogliere un segnale significativo: che oggi è tempo di respingere con esempi positivi e buone prassi gli atteggiamenti veterocoloniali, spesso camuffati da proposte occupazionali,. Atteggiamenti subdoli che facilmente seducono i soggetti deboli presenti in un territorio troppo fragile per via di un "bisogno" di lavoro strutturale. Il gruppo Moncada per contrastare, appunto, con buone prassi gli "equivoci", potrebbe intanto indirizzare le sue offerte (da Mecenate) verso strutture e servizi più interessanti: agenzia marittima, servizi a terra, porticciolo turistico, allungamento braccio, etce, possibilmente, farsi promotore del progetto diretto a collocare nel Porto di Porto Empedocle: non già un ecomostro qual'è il rigassificatore, bensì una "centrale solare termodinamica a concentrazione" (già messa a punto in stretta collaborazione da Ministero dell'Ambiente e Ministero dello Sviluppo Economico), di cui è ideatore il Premio Nobel Carlo Rubbia. L'investimento, estremamente innovativo e portatore di occupazione certa, come dimostrato dai più recenti studi mondiali del settore, risulterebbe un esempio concreto di sviluppo sostenibile e perfettamente compatibile con le esigenze del territorio. Se il gruppo Moncada intende procedere nella direzione auspicata da Confimpresa Euromed, l'associazione da me presieduta si attiverà per convogliare consenso e sinergie. Passando ad un percorso virtuoso : il porto salvato dagli effetti devastanti che derivano dalla improbabile, quanto stravagante idea di sviluppo che fa riferimento agli idrocarburi (che trovano sostegno esclusivamente in prassi finanziarie speculative) potrebbe essere accompagnato verso politiche di sviluppo moderne, che ne tutelino l'identità e ne valorizzino il ruolo di protagonista che gli è proprio e di probabile ponte tra l'Europa e l'Africa. Alessio Lattuca Presidente Confimpresa Euromed http:confimpresa.blogspot.com ------------------------------- Confimpresa Euromed Confederazione Nazionale delle Piccole e Medie Imprese Sede regionale: Via Principe di Belmonte, 103 - 90139 Palermo Sede amministrativa e direzione: Via Amendola, 37 92100 Agrigento Tel. 0922.26818 - 0922.403800 Fax. 0922.554708 Email: confimpresayahoo.it Sito Web: www.confimpresaeuromed.it (in costruzione)
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8 Gennaio 2010
Prto Empedocle - CHE FINE FARANNO I FONDI FAS?
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Alessio Lattuca
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