Musei e mostre Lugano detta la linea Francesco Paolo Campione, antropologo comasco docente all'Università dell'Insubria, è accreditato della rinascita (in soli quattro anni) del Museo delle Culture di Lugano e della sua affermazione a livello internazionale. Con il museo che ha sede a Villa Heleneum ha curato la mostra di stampe erotiche giapponesi Shunga in corso a Palazzo Reale di Milano fino al 31 gennaio (2.500 visitatori alla settimana). Gli chiediamo un parere sulle mostre di Villa Olmo a Como: ieri sera in diretta su Etv il sindaco Stefano Bruni ha confermato che il Comune spenderà 280mila euro per il prossimo evento nella storica dimora. Rassegna su cui tra un paio di settimane l'assessore alla Cultura di Como Sergio Gaddi alzerà il sipario annunciando pure titolo e argomento dell'evento 2011. «Gaddi si dà un gran daffare nell'organizzare le mostre - dice Campione, che ha proposto per Villa Olmo una rassegna di foto etnografiche - E da solo sopperisce alle carenze dell'organizzazione museale di Como. Alla luce del successo delle mostre organizzate dal Comune, è corretto immaginare il ruolo di Villa Olmo come "magnete attrattore"». In che senso' «Occorre distinguere tra esposizioni temporanee che hanno una funzione fortemente attrattiva che richiedono un certo tipo di logica e di promozione, e altri eventi di maggiore valenza scientifica e di ricerca. Insomma, i grandi eventi e le mostre d'arte sono mestieri diversi. Le grandi città col tempo fanno una sintesi tra le due cose, ma Como non è ancora attrezzata. Per questo la politica di Gaddi ha senso, proprio perché crea i presupposti: Villa Olmo come magnete per portare risorse alla rete museale della città, che è carente». In passato Gaddi è stato messo sulla graticola per i costi delle mostre, ma si difende citando il successo di pubblico, e vuol far diventare Villa Olmo un centro internazionale d'arte. «Ripeto, lavora con passione. Ma il problema vero è che fa tutto da solo. Villa Olmo ha tutti i numeri per essere adattata a centro espositivo di grande importanza, ma non ha un'organizzazione di supporto all'altezza, che va creata ad hoc con professionalità adeguate e in modo non episodico. Richiede un progetto costruito con competenze professionali specifiche». Campione, lei ha lavorato e lavora come consulente di musei e reti museali (Rimini, Sardegna, Ginevra, Udine). Proviamo a fare un discorso serio e competente sul futuro dei musei della città di Como' Il cui direttore manca da quasi un anno. «Il punto di partenza non può, appunto, che essere un concorso internazionale per la nomina di un direttore competente che, d'accordo con l'assessore, presenti alla giunta e al consiglio comunale un piano strategico. Il lavoro del direttore potrebbe essere utilmente accompagnato, sino alla stesura del piano d'indirizzo, da un comitato di pilotaggio, come accade all'estero e come ho già personalmente sperimentato con successo a Ginevra e a Udine». Lo scorso anno il consigliere comunale leghista di Como Emanuele Lionetti propose per i musei un direttore «lumbard». «Un direttore ideale deve superare brillantemente un concorso serio e selettivo su argomenti di carattere museografico, gestionale, economico e amministrativo; serve un direttore che sappia predisporre e rispondere di un piano operativo triennale e di un piano finanziario; e serve un direttore che sappia coinvolgere privati e fondazioni per la crescita delle risorse dei musei; un direttore che sappia riorganizzare le strutture esistenti e motivare il suo staff; un direttore che sia capace di coinvolgere le istituzioni culturali del territorio e dialogare con le istituzioni culturali italiane ed europee; serve un direttore che parli correntemente l'inglese e abbia una rete di relazioni internazionali consolidate. Se poi è anche "lumbard", non guasta. Ma va bene anche se è togolese». Posto che si arrivi alla nomina del direttore, che cosa dovrà fare delle collezioni di Palazzo Giovio e di Palazzo Olginati, della Pinacoteca e del Tempio Voltiano' «L'uso degli spazi e la politica culturale derivano dalle linee programmatiche di un "piano strategico" che deve motivare le scelte. In linea di massima, data la situazione esistente, punterei come detto su un "magnete attrattore" (Villa Olmo) e su una rete di musei fortemente tematizzati con proposte cicliche di buona qualità, fondate sulla ricerca e la collaborazione col territorio. Como ha una storia culturale gloriosa e molte eccellenze da valorizzare. Penso alla scultura e all'architettura medievale (Maestri Comacini), penso a Paolo Giovio (umanista, medico, viaggiatore curioso e soprattutto inventore della moderna museografia), penso alla museografia scientifica e ad una linea ininterrotta che va da Plinio ad Alessandro Volta, penso alla grande stagione del Razionalismo che, sulle rive del Lario, ha espresso una generazione di pittori e architetti di primissimo ordine, e alla grande stagione dell'industria serica che sarebbe il tempo di storicizzare come si deve. Proposta che peraltro è stata di recente rilanciata proprio dal presidente della Provincia Leonardo Carioni con l'obiettivo di fare una mostra a Villa Olmo». E il personale' «Il personale scientifico c'è, ed è di buona qualità. Le risorse di partenza ci sono. Vi è anche una storia museografica eccellente e il lavoro fatto da buoni direttori, ormai da più di un secolo. Andrebbe semmai prima razionalizzato tutto il sistema. Andrebbero contenute o eliminate diseconomie e attività che non rientrano in un piano strategico e diminuiti i costi fissi, per liberare risorse da destinare alle attività di valorizzazione (ricerca, alta formazione, didattica, comunicazione). A quel punto andrebbe avviata una riqualificazione di tutto il personale e andrebbero potenziati i settori fragili, specie quelli capaci di portare risorse economiche. Andrebbe infine fatto un lavoro serio di discussione interna e col territorio per chiarire cosa sia un museo oggi e quale sia il suo ruolo nella società contemporanea: non un'impresa, ma un'istituzione che (funzionando con logiche d'impresa) provvede alla conservazione e alla valorizzazione di un patrimonio della collettività e fornisce servizi culturali in sinergia con gli altri attori culturali del territorio». Nella sua visione, un museo può fare profitto' «No, ma deve chiaramente denunziare nel suo piano economico le quote di autofinanziamento e provvedere a estendere nel tempo, col prestigio delle sue attività, il volume delle "economie di scopo", cioè in poche parole dei costi che possono essere ripartiti fra più soggetti interessati a un'attività e che generino profitti differenziati». Un esempio' «Se le esposizioni temporanee rispondono a precisi format organizzativi ed economici, possono itinerare e i loro costi (compresi quelli della ricerca) possono essere divisi da più partner. I loro cataloghi, se costruiti anche secondo i gusti del mercato, costituiscono risorse da contabilizzare fra le voci di ricavo, non fra quelle di spesa». È quello che fate a Lugano con il Museo delle Culture' «Dicono così. Guardi, peraltro sono le stesse cose che insegniamo agli studenti che da sei anni frequentano il Corso di Laurea in Scienze dei Beni e delle Attività Culturali dell'Università degli Studi dell'Insubria. Non solo in teoria, ma accompagnandoli per mano nello studio e nella sperimentazione delle metodiche organizzative e gestionali». Un corso di laurea che però, fra tre anni, chiuderà i battenti. «Le logiche del ministero dell'Università non si sposano, evidentemente, con i bisogni del territorio e il territorio, forse, non è capace di esprimere, o far sentire adeguatamente i suoi bisogni nelle sedi dove si decide la destinazione delle maggiori risorse. È il problema della maturità dei cittadini e della qualità della rappresentanza politica che caratterizza negativamente lo sviluppo del nostro Paese e lo sta progressivamente marginalizzando rispetto ai suoi competitori internazionali». Ma lei non sarebbe disponibile a fare il direttore dei Musei Civici di Como' «No, guardi. Ho già troppe cose da fare». E a dare una mano all'amministrazione comunale per chiarire le questioni in gioco e per cercare la persona adatta a fare il direttore' «Perché no' Se posto in condizioni di funzionare il sistema museale di Como potrebbe rendere parecchio. Ma va totalmente ripensato. E non può farlo da solo l'assessore Gaddi, che pure ha il merito di aver creduto in prima persona nelle grandi mostre».