Il Ministero: «Il suo stipendio adeguato alle norme». «In relazione agli impegni e alle responsabilità previste dall'incarico, la remunerazione del Commissario delegato per Brera, Mario Resca è pienamente in linea con le disposizioni normative in materia». Lo sottolinea il Ministero dei Beni culturali che smentisce oggi le cifre calcolate dalla Uil Beni culturali. Il ministero segnala che «in particolare il compenso è equiparato a quello del direttore dei lavori, ossia, in base a quanto prevede la normativa sui lavori pubblici, al massimo corrisponderà al 20 dello 0,5 dell'importo dei lavori posto a base di gara. Inoltre tale cifra è dilazionata nell'arco dell'intera durata del cantiere». Dottor Resca, il dado è tratto, la Gazzetta Ufficiale ha ratificato la sua nomina a commissario per la Grande Brera. Da cittadino ritiene che un commissario fosse davvero indispensabile? «La storia lo dimostra. Quello di creare un grande poio museale unificando la Pinacoteca a Palazzo Citterio, all' Orto Botanico e agli attuali spazi dell'Accademia, è un progetto vecchio di trent'anrìi. Lei finora ha visto qualcosa?» No, però l'Italia è piena di incompiute anche più imbarazzanti. E fioccano le polemiche sul suo ingaggio, due milioni e mezzo di euro se non vado errato «Sono polemiche profondamente sbagliate nella sostanza. C'era bisogno di un manager in grado di snellire tutte le procedure burocratiche per dare lustro al patrimonio di una città che vorrebbe essere europea e che, dopo la moda e la finanza, ora deve investire anche nella cultura». Cultura che però è in un periodo di forti tagli. A parte il suo ingaggio, serviranno oltre 50 miliardi per realizzare il progetto. Non le sembra un controsenso? «No, e le spiego il motivo. Proprio perché il periodo non è florido abbiamo il dovere di mettere a reddito i tesori che tutto il mondo ci invidia. Tutte le grandi città europee - per non parlare degli Stati Uniti - hanno musei che ogni anno attirano milioni di visitatori, mentre la Pinacoteca di Brera a stento supera quota 300mila. Un'assurdità perché la domanda di cultura è altissima: solo il San Giovanni di Leonardo a Palazzo Marino ha mosso 180mila persone»». Sì dottor Resca, ma Brera non è il Louvre o la National Gallery. E neppure gli Uffìzi...«Lasci stare, abbiamo capolavori straordinari di Raffaello, di Mantegna, di Caravaggio, di Leonardo e quant'altro, per non parlare del patrimonio che giace nei depositi e che nessuno ha mai visto. Ma non è soltanto una questione di opere». In che senso? «E anche un problema di immagine, cioè bisogna fare in modo che Brera diventi un museo competitivo pure sul piano dei servizi e dell'accoglienza ai visitatori. Vale a dire con un bookshop degno di questo nome, un ristorante, un'area didattica eccetera». A proposito di didattica, che ne sarà dell'accademia? Pare che in caserma non ci vogliano andare... «C'è un accordo già firmato tra il ministero della Cultura, quello della Difesa e quello dell'Istruzione che destina all'accademia l'edificio di via Mascheroni in grado di offrire spazi più adeguati di quelli attuali. Ha presente in che condizioni studiano i ragazzi in via Brera?» Sì, ma non è vero che alla caserma di via Mascheroni andrebbero a star meglio. La metratura è inferiore a quella attuale e la struttura interna risulta poco adeguata a studi d'arte. «E allora si troveranno altre soluzioni, ne sono convinto e ci spero pure. Guardi che io faccio il tifo per l'accademia che merita attenzione perché sforna talenti e ne attira da tutta Europa. Ma il nostro obbiettivo dev'essere una sede che permetta alla didattica di svilupparsi per i prossimi 50 anni, al passo con i tempi». Il direttore Mariani vorrebbe Palazzo Citterio, perchè non glielo date? «Perché non va bene, è un palazzo troppo piccolo per loro e poi è indispensabile al polo museale (in base al progetto ospiterà le grandi collezioni della borghesia milanese tra Ottocento e Novecento). Tutt'al più sono disponibile all'idea di mantenere qualche istituto in Brera, parliamone». Supponiamo che la soluzione si trovi, che tempi prevede per consegnare le chiavi del nuovo museo? «Due o tre anni» Lei ha fatto il supermanager per multinazionali private come McDonald's. Com'è lavorare per un ministero? «Le confesso che il passaggio non è facilissimo, ma ho accettato con entusiasmo perché finalmente posso fare qualcosa per il mio Paese».
MILANO - Macché manager superpagato. A Brera porterò gente e soldi. Il neocominissario respinge le polemiche sul suo ingaggio e rilancia: Farò un grande museo da milioni di visitatori
Il Ministero dei Beni culturali ha smentito le cifre calcolate dalla Uil Beni culturali secondo cui il Commissario delegato per Brera, Mario Resca, riceve un compenso di 2,5 milioni di euro. Il Ministero afferma che il compenso è equiparato a quello del direttore dei lavori, che corrisponde al 20% dello 0,5 dell'importo dei lavori posti a base di gara. Il Ministero ha anche confermato che il progetto per la Grande Brera, che prevede la creazione di un grande museo unificando la Pinacoteca a Palazzo Citterio, all'Orto Botanico e agli attuali spazi dell'Accademia, richiederà oltre 50 miliardi di euro.
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