C'è di tutto nel letto del Serchio: strade, ferrovie, aree industriali, impianti sportivi, scuole, residenze, strutture ricettive, discariche pubbliche, discoteche, club ippici, colonie solari, campi nomadi. E le golene sono quasi completamente edificate, tanto da rendere difficile individuare possibili casse d'espansione in cui far defluire le acque in caso di piena, per evitare nuovi disastri. Un quadro disarmante Una bomba d'acqua in mezzo ai paesi Il Serchio si gonfia e sfiora decine di case, strade e aziende fuori legge Speculazioni, condoni e ricorsi hanno riempito le sponde di zone abitate Servirebbe un miliardo ma non arriva una lira MARCO INNOCENTI C'è di tutto nel letto del Serchio: strade, ferrovie, aree industriali, impianti sportivi, scuole, residenze, strutture ricettive, discariche, discoteche, club ippici, colonie solari, campi nomadi. E le golene sono quasi completamente edificate, tanto da rendere difficile individuare possibili casse d'espansione in cui far defluire le acque in caso di piena, per evitare nuovi disastri. È disarmante il quadro che si ha delle condizioni dell'asta del Serchio, percorrendola tutta dalle sorgenti sopra Sillano e Minucciano fino a Nodica e al mare, passando per la Garfagnana, la Media Valle e la Piana di Lucca. Un viaggio lungo il fiume che Il Tirreno ha fatto - venti giorni dopo la drammatica alluvione - insieme al segretario dell'autorità di Bacino del Serchio, il geologo Raffaello Nardi, l'assessore della Provincia di Lucca alla protezione civile, Emiliano Favilla, e il presidente della commissione provinciale infrastrutture Francesco Angelini. Secondo il programma degli interventi del piano di bacino, occorrerebbe oltre un miliardo di euro per evitare nuove esondazioni attraverso la realizzazione di casse di espansione, gli adeguamenti degli argini e delle infrastrutture viarie, la manutenzione delle opere idrauliche, la bonifica e il consolidamento delle frane e la sistemazione idraulico-forestale. In realtà non c'è al momento traccia di stanziamenti del genere, sia pure in un periodo pluriennale. Dal 2003, in sostanza, arrivano i soldi per pagare gli stipendi della trentina di dipendenti e piccole somme che finiscono più per rispondere alle richieste dei singoli Comuni che non al quadro d'insieme delle cose da fare. Che sono tante e tutte urgenti, come si capisce subito scendendo sulle rive del fiume tra Piano della Pieve e Castelnuovo Garfagnana, dove sul greto del Serchio sorgono numerosi insediamenti produttivi, accanto a scuole, impianti sportivi e abitazioni. Rischiano tutti di finire sott'acqua e l'Autorità di Bacino si è già opposta a ulteriori ampliamenti a valle. «Anche alla luce dei danni prodotti dalle ultime piene - spiega Nardi - sarebbe opportuno realizzare delle protezioni in tutte le aree produttive sul fiume, come abbiamo fatto a Diecimo di Borgo a Mozzano per tutelare le fabbriche che erano andate sotto nell'alluvione del 2000. In quel caso la metà della spesa fu sostenuta dall'Associazione industriali». Aree simili, a rischio, sono anche quelle di Gallicano, Bolognana, Pian di Coreglia, Fornaci di Barga, Fornoli e Socciglia. Altro provvedimento urgente è la delocalizzazione di quelli che in gergo vengono chiamati "mucchi" nell'alveo, per lo più impianti per la lavorazione e il riciclaggio degli inerti (soprattutto ghiaia). Ce ne sono lungo tutto il corso del Serchio e alcuni hanno dimensioni imponenti, come a Gallicano, Borgo a Mozzano, Ponte a Moriano, e Nave. «Con Comuni e privati - commenta il segretario dell'Autorità di Bacino - ci sono protocolli d'intesa. Solo Lucca deve ancora approvarli, ma mi risulta che la delibera stia per arrivare in consiglio comunale». Peccato che quella delibera dia dieci anni di tempo alle aziende che devono spostarsi. Lucca, il Comune più colpito dalle alluvioni, sembra paradossalmente il meno sollecito ad attuare rapide misure di prevenzione e salvaguardia. Alle prossime piene, la delocalizzazione potrebbe rivelarsi superflua: il fiume potrebbe aver spazzato via i "mucchi". Più urgente ancora è capire in quali condizioni si trovano davvero gli argini che hanno ceduto di fronte a una portata - 1.700 metri cubi al secondo a Lucca e 1.900 a Nodica - inferiore a quella di altre piene passate senza danni. In attesa di conferme scientifiche, Nardi ha comunque una convinzione: «Le notizie storiche dal 1419 in poi non riportano la concomitanza di due piene superiori ai 1.700 metri cubi nel giro di due-tre giorni. Non va dimenticato che il 18-19 dicembre 2009 c'erano state nevicate abbondanti anche a valle e che gli argini erano quindi diventati molli. Quattro giorni dopo, il 22, è passata una piena da 1.200 metri cubi e gli argini si sono intrisi ancora di più. A distanza di 48 ore, alle 6,10 del 25 è arrivata l'ondata da 1.700-1.900 metri che ha creato non la tracimazione, ma la rottura dell'argine in due punti a S. Maria a Colle e, più a valle, a Nodica. Non dimentichiamoci che il mare in tempesta non riceveva. Non credo peraltro che siano casuali i punti della rottura, avvenuta all'altezza di due meandri dell'antico Auser (il Serchio di allora, ndr) raddrizzati per portare il fiume verso il mare invece che nel bacino del Bientina. Va infine aggiunto che gli argini sulla riva destra, a Lucca come nel Pisano, sono terrapieni meno robusti rispetto a quelli della riva sinistra, costruiti più ampi e solidi per proteggere le città. In passato, in casi di piena, gli argini venivano rotti proprio nell'Oltreserchio, per evitare danni ai centri abitati». Il guaio è che oggi, da Ponte a Moriano a Nodica, ma anche più a monte, tutte le fasce sotto gli argini sono centri abitati. In teoria non ci potrebbe essere alcuna costruzione a meno di dieci metri dai terrapieni; la realtà è che si trova di tutto, anche a pochi metri dall'acqua, in mezzo al letto. I controlli? L'Autorità di Bacino indica con chiarezza le prescrizioni e i divieti, ma i Comuni non sembrano particolarmente impegnati nel farli rispettare. E i privati, di fronte ai dinieghi, si rivolgono al tribunale delle acque e al Tar, arrivando anche a chiedere i danni. Risultato: alla fine passano progetti di ogni genere. «Sono gli effetti della legge ponte del 1967 che, dopo l'alluvione di Firenze - chiarisce Nardi - previde lo stop alle edificazioni accanto ai corsi d'acqua, concedendo però un anno di proroga. Ci fu la corsa a presentare richieste per nuove costruzioni, i cui danni sono stati poi aggravati dall'abusivismo e dal condono del 1985». Solo a Lucca, le domande di condono sono 10mila, molte delle quali ancora inevase. Perché stupirsi allora, scendendo a valle, delle aree industriali a due passi dall'acqua del Serchio a Gallicano, Pian di Coreglia, Fornaci di Barga, Pian della Rocca, Socciglia, Diecimo, Chifenti, Piaggione, Ponte a Moriano e giù giù fino al mare? O delle zone sotto Nodica occupate da stabilimenti che sorgono in terreni 4-5 metri sotto il livello del Massaciuccoli? O ancora della presenza di un club ippico, di un campo nomadi, di una ex colonia e di una discoteca - accanto a impianti per lavorare gli inerti - tra Monte S. Quirico e Ponte S. Pietro? La capacità di contenimento è scesa sotto i 2000 metri cubi al secondo Gli argini fanno paura Sono malridotti e tengono a fatica le piene Le sponde si sono "allentate" (prelievi abusivi, tane di animali) e possono cedere sotto la pressione LUCCA. Non illudiamoci che aiuti sostanziali per evitare altre inondazioni possano arrivare dalla gestione delle dighe dell'Enel. Le due più importanti, che da sole contengono l'80 dell'acqua utilizzata per produrre energia, sono quelle di Vagli e Gramolazzo, in Alta Garfagnana. Anche portando al livello massimo quegli invasi, fermando ogni rilascio, solo se le piogge si concentrassero in quell'area si potrebbe ottenere qualche risultato: secondo gli esperti, non lasciando passare acqua si potrebbe ridurre la portata del fiume di circa 80 metri cubi al secondo. Assai poco. «L'Enel, peraltro senza chiedere alcun rimborso per la mancata produzione di energia elettrica, ferma le turbine e trattiene l'acqua negli invasi a nostra richiesta - spiega il segretario dell'Autorità di Bacino, Raffaello Nardi -. Il prolema è che i laghi artificiali da Piazza al Serchio in giù sono di piccole dimensioni. La portata del fiume cresce poi sotto la confluenza con la Lima, a Fornoli di Bagni di Lucca, e il primo dato veramente indicativo lo abbiamo allo sbarramento di Borgo a Mozzano». A valle di quelle paratie non c'è più modo però di limitare il flusso delle acque. Si tratta allora di capire quale sia oggi la vera soglia di rischio, finora fissata in 2.000 metri cubi al secondo. Se l'argine si è rotto in tre punti con un flusso di 1.700-1.900 metri vuol dire che qualcosa è cambiato. Possono influire precipitazioni ravvicinate e ingenti, come non si erano più viste dal 2000, ma non va trascurato il dubbio che gli argini si siano in qualche modo "allentati" per una serie di concause. Non ultime le ipotesi - ventilate da più parti, ma tutte da verificare - di fori prodotti per consentire il prelievo di acqua a scopi irrigui o fatti da nutrie e altri animali. Non ci sono tuttavia all'orizzonte scenari come quelli del 1812, quando una piena con portata di 3.600 metri cubi al secondo, ruppe l'argine a Salicchi e l'acqua coprì tutta l'area tra Monte S. Quirico e la città, arrivando intorno alle Mura. O come quella del 1940, di cui circolano ancora foto che mostrano il castello di Nozzano che spunta sul colle diventato un isola in mezzo a un mare di fango. «Ad oggi sappiamo che fino a 100 millimetri di acqua piovuta in un giorno nel bacino del Serchio possiamo stare tranquilli. Nella disastrosa alluvione della Versilia, per fare un esempio, le precipitazioni furono di 474 millimetri in poche ore - chiarisce Nardi -. In merito alla portata, è evidente che dobbiamo in questo momento tenere conto che sono ancora fresche e non rullate le "toppe" fatte con somma urgenza nei punti in cui gli argini avevano subito rotture a S. Maria a Colle. Ecco perché dico che a S. Maria a Colle fino a 900 metri cubi al secondo, e non più 2.000, possiamo essere sicuri. Una portata di 900 metri cubi è infatti contenuta dall'alveo, l'acqua non arriva agli argini. Non è quindi corretto sostenere che la soglia di sicurezza si sia ridotta della metà; va solo tenuta presente la condizione contingente delle "toppe" fresche». Quella, più imponente, di Nodica è più bassa e lì già una portata sopra i 600 metri cubi al secondo potrebbe al momento creare altri danni. (M.I.) Confidando in un reale stop al cemento in zone di rispetto fluviale, come chiarisce anche l'assessore Favilla, l'iniziativa più rapida accanto alla definitiva messa in sicurezza è - se davvero arriveranno i fondi attesi da Regione e governo - la radiografia agli argini da Ponte a Moriano al mare. «Ci sono sistemi moderni per procedere - specifica Nardi - che ci ha indicato anche Guido Bertolaso. Procedendo con una tomografia sismica elettrica, una specie di Tac, è possibile avere un quadro preciso delle condizioni dei terrapieni, fatti tra il 1700 e il 1800». Poi bisognerebbe provvedere al consolidamento. Le nuove indicazioni in materia di sicurezza e prevenzione parlano di argini larghi cinque volte la misura dell'altezza per evitare l'effetto sifone, causa delle rotture avvenute il 25 dicembre. Quello spazio lungo il Serchio non esiste, a meno di non abbattere manufatti. Ma ci sono anche modernissimi sistemi di contenimento, nel lato del fiume verso la campagna, attraverso diaframmi plastici. Che però sono molto costosi. Prima che sia troppo tardi, per l'Autorità di Bacino si dovrebbero intanto realizzare due casse di espansione nei pressi di Borgo a Mozzano, in località La Macchia (dove la piena ha tra l'altro portato via un pezzo di strada e fatto riaffiorare una vecchia discarica) e a Calavorno. Sarebbero sufficienti per ridurre la portata del Serchio di 2-300 metri cubi al secondo. Ma i tecnici si pongono anche un altro problema: cosa succederebbe in questo caso a valle, da Nodica alla foce, se gli argini reggessero piene anche più imponenti di quella di Natale? Non esondando a monte, la portata del Serchio alla foce sarebbe superiore a quella dell'ultima alluvione: terrebbero gli argini a valle di Nozzano? Per rimediare ai danni servono oltre 154 milioni LUCCA. Serviranno almeno 154 milioni per rimettere in piedi la Lucchesia dopo l'alluvione. Questa è la prima stima completa che la Provincia produce, considerando i danni subito dal territorio - Piana, Garfagnana, Versilia - durante le festività natalizie. In settimana è atteso (anche se non è ancora confermato l'arrivo) il sottosegretario alla protezione civile, Guido Bertolaso che, con gli enti locali, dovrà verificare la stima. Se le cifre verranno giudicate congrue, sarà inoltrata a Roma la richiesta di contributi, in base allo stato di emergenza che il governo dovrebbe deliberare domani. Per ottenere questa perizia - anche in vista del consiglio regionale di oggi e del consiglio dei ministri di domani - il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, ha impegnato i tecnici dell'amministrazione provinciale presso i Comuni colpiti dall'evento alluvionale. LE CIFRE Per arrivare a quantificare i danni è stato, dunque, stilato un elenco delle somme urgenze (situazioni di rischio per l'incolumità pubblica) e degli interventi urgenti (messa in sicurezza), che riguardano i danni alla viabilità (frane, allagamenti, eccetera), i danni agli argini del fiume Serchio, le altre criticità che si sono presentate (dissesti, allagamenti) e i danni al sistema idraulico. Questi ultimi riguardano in particolar modo il lago di Massaciuccoli che per giorni ha minacciato di tracimare. Per le somme urgenze - interventi per i quali si può procedere ad affidare i lavori direttamente alle imprese, senza gare d'appalto, è stato stimato un danno complessivo di 43,5 milioni di euro, mentre per gli interventi urgenti, la somma necessaria è di 110,7 milioni, per un totale, appunto, di oltre 154 milioni euro. DANNI ALLA VIABILITÀ Sono stati diversi e hanno riguardato sia strade provinciali che comunali. Provincia: rispetto alla viabilità di competenza dell'amministrazione provinciale si sono registrati 64 interventi di somma urgenza per un costo complessivo di 2,2 milioni e 52 interventi urgenti per complessivi 9,5 milioni. Lucca. La viabilità comunale ha fatto registrare 5 interventi di somma urgenza per una spesa di 820 mila euro. Piana. Villa Basilica ha registrato 9 interventi di somma urgenza per un totale di 147mila euro e 2 di interventi urgenti per un valore complessivo di 115mila euro. Altri enti. La Comunità montana della Garfagnana ha programmato 9 interventi urgenti per un totale di 433mila euro. ARGINI DEL SERCHIO Gli interventi di somma urgenza della Provincia sono 12 per 991mila euro, mentre per i 15 interventi urgenti sono necessari altri 20 milioni. ALLAGAMENTI E DISSESTI I vari dissesti (non di viabilità), gli allagamenti, ma anche la pulizia della spiaggia versiliese da carcasse di alberi, animali e detriti, sono state riunite in una voce, anche questa volta divisa in "somme urgenze" e in "interventi urgenti". Per le prime sono necessari complessivamente su tutta la provincia 8 milioni, mentre per i secondi servono 20,6 milioni. Lucca. Il Comune ha effettuato 7 interventi di somma urgenza per oltre 400mila euro e 2 interventi urgenti per 55mila. Altri enti. Il Consorzio di bonifica Auser-Bientina, quello Padule di Fucecchio e il Comprensorio di bonifica della Mediavalle del Serchio hanno compiuto in questa categoria 43 interventi di somma urgenza, per oltre 1 milione di euro. Tra questi, il più ingente è quello compiuto dal Comprensorio di Bonifica della Mediavalle del Serchio, per una spesa di quasi 900mila euro. Dovranno effettuare interventi anche le due Comunità montane della zona In ginocchio trenta Comuni Problemi pure per i consorzi di bonifica del territorio LUCCA. Oltre alla provincia di Lucca, sono stati interessati dall'emergenza alluvione 30 Comuni del territorio e - per le loro competenze - i Consorzi di bonifica Auser Bientina, Versilia e Massaciuccoli, Padule di Fuceccio e le Comunità montane di Garfagnana e Mediavalle. Entrando nel dettaglio della perizia stilata dai tecnici dell'amministrazione provinciale, oltre a Lucca, nella Piana a registrare danni è stato il comune di Villa Basilica. In Media Valle e Garfagnana la situazione appare ancora peggiore. Infatti, hanno subito danni diversi comuni: Bagni di Lucca; Barga; Borgo a Mozzano; Camporgiano; Careggine; Castelnuovo Garfagnana; Castiglione Garfagnana; Coreglia Antelminelli; Fabbriche di Vallico; Fosciandora; Gallicano; Giuncugnano; Minucciano; Molazzana; Pescaglia; Piazza al Serchio; Pieve Fosciana; San Romano in Garfagnana; Vagli di Sotto; Vergemoli; Villa Collemandina e, infine, Sillano. Per la Versilia, sono, invece, rimasti colpiti tutti i comuni, meno Forte dei Marmi: Camaiore; Massarosa; Pietrasanta; Seravezza; Stazzema e Viareggio. Per la Garfagnana 50 milioni Sono previsti centinaia di interventi sulla viabilità e per le frane Strade, i problemi più consistenti a Bagni di Lucca LUCCA. Colpita a fondo anche la Garfagnana da alluvioni e frane. Secondo la perizia stilata dalla Provincia, infatti, per effettuare tutti gli interventi di ripristino, fra viabilità, frane e affini, occorrono oltre 50 milioni di euro. In sostanza, un terzo dei danni censiti della Provincia, per i quali chiedere gli stanziamenti statali in virtù dello stato di emergenza, si sono verificati tra Media Valle e Garfagnana. Le cifre parlano chiaro: fra interventi di somma urgenza e interventi urgenti, sulla viabilità della Valle del Serchio devono essere spesi circa 31,8 milioni di euro. Infatti, sono previsti, complessivamente, 230 interventi. Per quanto riguarda, invece i lavori per rimediare a frane, allagamenti e simili, gli interventi censiti (fra somma urgenza e urgenti) sono 100, per un investimento di 18,8 milioni di euro. DANNI ALLA VIABILITÀ Gli interventi di somma urgenza in Media Valle e Garfagnana sono stati 102, per un importo complessivo di circa 10 milioni di euro. Il numero più alto di "somme urgenze" si è avuto a Bagni di Lucca con 13 interventi, per 1,3 milioni, mentre a Fabbriche di Vallico l'importo necessario per le somme urgenze è di 1,167 milioni. Anche a Coreglia è necessario più di un milione; seguono Barga con 990mila euro, Borgo a Mozzano con 836mila e Fosciandora con 528mila. Per quanto riguarda il bilancio degli interventi urgenti, allo stato attuale per i 128 interventi nei Comuni della Media Valle e della Garfagnana sono necessari 21,8 milioni di euro. Il Comune che registra il maggior numero di opere necessarie (15) è Careggine, al quale sono necessari 4,6 milioni di euro. Segue Pescaglia che ha bisogno di 3,6 milioni di euro per effettuare 9 interventi, mentre Vergemoli e Molazzana hanno stimato, rispettivamente, 2 milioni e 1 milione di euro per i lavori necessari. Seguono Minucciano (950mila euro); Fosciandora (948mila euro) e Camporgiano (930mila euro). ALLAGAMENTI E DISSESTI Per questo tipo di criticità sono 42 gli interventi necessari di somma urgenza in Media Valle e Garfagnana, per una spesa prevista di oltre 6 milioni di euro. Di questi, l'intervento più ingente è a Castelnuovo Garfagnana, con oltre 3 milioni di euro (i lavori sono già stati assegnati), seguito da Fabbriche di Vallico (1,7 milioni) e Gallicano (238mila euro). Più alto risulta sia il numero degli interventi urgenti che la somma necessaria per realizzarli: in tutta la zona, infatti, sono state censite 58 opere che rientrano in questa categoria, per un totale di 12,8 milioni. ALLUVIONE DOPO Prima stima della Provincia da sottoporre al sottosegretario alla Protezione civile e poi mandare a Roma per gli stanziamenti BACINO DEL LAGO Sono diversi anche al sistema idraulico riscontrati dai tecnici della Provincia. Danni che riguardano soprattutto il lago di Massaciuccoli. Secondo la prima stima effettuata sono stati addirittura 11 gli interventi realizzati in somma urgenza dal Consorzio di bonifica Versilia-Massaciuccoli con una spesa di milioni di euro. Ne serviranno altri 35 per i lavori urgenti.