Uniti il Moca di Los Angeles e il New Museum di New York, il Reina Sofia e l'Auditorium. Una rete tra i musei del mondo al via col Centre Pompidou-Maxxi Mostre e scambi culturali tra le istituzioni del contemporaneo Tra l'istituzione-mito di Francia e le Caserme di via Reni un gemellaggio nato dall'incontro fra i ministri Giuliano Urbani e Jacques Aillagon. Baldi: "II nuovo spazio firmato Hadid farà conoscere meglio l'Italia all'estero. E tanti eventi saranno prodotti insieme a noi da altri paesi" Una rete di musei intorno al Museo d'arte del XXI secolo: il Maxxi chiama rinforzi, cerca risorse, apre nuovi orizzonti in vista dell'arte del futuro. E il modo migliore per tenere gli occhi puntati sulla produzione contemporanea è guardare oltreconfine, collegarsi in una fertile rete con le istituzioni che nel mondo svolgono una ricerca analoga a quella che è, in qualche modo, nello "statuto" (e nell'attività in corso) del museo progettato dall'architetto Zaha Hadid che sta nascendo nelle ex Caserme di via Guido Reni. E questo non soltanto allo scopo di importare grandi mostre ma anche per produrne "a quattro mani" (o persino di più) per uno scambio di informazioni e notizie che sia utile a tutti: agli artisti, a cui viene data un'occasione di veder partire in tournée le proprie opere, accolte attraverso le modalità dello scambio in prestigiose istituzioni di tutto il mondo, e utili anche a chi frequenta i musei e che avrà così l'occasione di conoscere i fenomeni artistici di altri paesi, magari difficili da raggiungere. Nella rete del Maxxi cadono - per dir così - il prestigioso Moca, Museum of contemporary art di LosAngeles, il piccolo New Museum di arte contemporanea di New York, il (nascituro) City Museum di Kanagawa (progettato da Toyo Ito) ma anche il Reina Sofia di Madrid e lo stesso Auditorium di Renzo Piano, distante soltanto pochi passi, con la sua programmazione di musica e contemporaneo: tutti uniti per un'arte migliore. L'idea di mettere in rete (per una volta non solo virtualmente) i musei del mondo è nata in occasione di un incontro ufficiale tra il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani e il ministro francese Jean-Jacques Aillagon che però ha lasciato il suo incarico: il protocollo degli scambi e relazioni culturali tra il Maxxi e il Centre Pompidou, museo-mito d'Europa, non è ancora stato ufficialmente firmato. Ma i contatti continuano. In particolare, già da qualche tempo, a curare il progetto è la Direzione per l'architettura e l'arte contemporanee del ministero dei Beni culturali guidata da Pio Baldi, a cui fa capo il Maxxi e che sta mettendo a punto proprio la rete dei vari contatti. Tra i suoi interlocutori privilegiati c'è Bruno Ratine, il presidente del Centre Pompidou di Parigi ed ex direttore dell'Accademia di Francia. «Racine è un amico di Roma -spiega Baldi - in attesa della firma ufficiale del protocollo d'intesa tra le due istituzioni stiamo mettendo a punto le modalità dello scambio, dalla co-produzione di mostre al semplice scambio di informazioni». Un assaggio dei rapporti futuri c'è stato all'inizio del 2004 con l'esposizione a Roma dei disegni di Adalberto Libera arrivati appunto dal Pompidou: «II nostro obiettivo è la presenza reciproca, una consultazione permanente fra i musei che permetta di sostenere attività di interesse sia per noi che per loro». Significa anche una produzione in rete, e la presenza - nei vari musei collegati - di un videowall, con tanto di webcam che faccia vedere cosa accade in giro nel mondo dell'arte. Intanto al Maxxi "ferve l'opra", i lavori continuano con l'obiettivo dell'inaugurazione nel 2006 dello sterminato complesso che completerà la trasformazione del quartiere Flaminio: l'architetto Zaha M. Hadid, vincitrice del Pritzker prize tiene ben d'occhio il suo progetto. E Paolo Colombo, il curatore esperto di contemporaneo che ha portato a Roma tanti artisti negli ultimi anni, da Richard Kentridge a Margherita Manzelli, lavora anche lui molto alacremente a tessere rapporti con le istituzioni straniere oltre che alle prossime mostre negli spazi-laboratorio. «I rapporti con i musei internazionali esprimono una volontà precisa: rendere il Maxxi un museo conosciuto nel mondo, in grado di diffondere l'italian way of life e di far conoscere il nostro design che ha condizionato tutta l'arte occidentale. Il motivo per cui oggi si comprano oggetti o lavori fatti in Italia è proprio la qualità, il genio con cui sono disegnati, pensati, progettati. Un modo che sarà ancor più conosciuto anche grazie al Maxxi».