«Oggi la tendenza è ritenere le cose vecchie e degradate prive di valore storico e quindi da abbattere. Non è così». Stefano Gizzi, 51 anni, nativo dell'Aquila, è alla guida della Soprintendenza ai beni ambientali, architettonici, artistici e storici di Sassari e Nuore dal primo luglio del 2002. Sostiene di avere buoni rapporti con numerosi sindaci ma di doversi spesso scontrare con una mentalità che «antepone le scelte economiche a quelle della salvaguardia e della tutela della memoria storica dei luoghi in cui si vive». Il sindaco di Sassari appartiene al gruppo dei buoni o dei cattivi amministratori? "È un politico intelligente che vuol fare il bene della sua città. Con lui c'è dialogo anche se non sempre siamo in sintonia." Come sul piano di recupero del centro storico? "Diciamo che abbiamo ancora molto da chiarire. Vede, non basta dire: vogliamo demolire questa o quell'abitazione perché vecchie e inutili o per migliorare la visibilità di un monumento. Per operazioni di questo tipo occorre uno studio che consenta di conoscere la storia e la tipologia degli edifici nel contesto urbano. A Sassari invece siamo fermi alle analisi catastali che indicano superfici e basta. Prendiamo l'edificio posto fra via Duomo e piazza Colonna Mariana. Tutti sostengono che è un tappo da far saltare. Mi risulta invece sia quel che resta di un antico convento. Ho chiesto all'Archivio di Stato un approfondimento, ma lo avrebbe potuto fare anche l'amministrazione comunale." Siete quindi in una posizione di stallo? "Ma ne usciremo. Ho posto un quesito alla direzione generale del ministero dei Beni culturali che ha condiviso la nostra posizione. Presto ci troveremo in una conferenza di servizi. Ma sia chiaro: non voglio bloccare i finanziamenti al Comune. Chiederò però delle integrazioni al piano di recupero del centro storico." In percentuale, quaL è la richiesta di demolizioni presentata dal Comune? "Del 40 per cento. Eccessiva. Ci sono edifici che costituiscono la memoria storica della città e che devono essere salvaguardati." E la recinzione dell'ex opificio Costa a Santa Maria rientra in questa tipologia? "Il vincolo non è solo sulla recinzione ma anche sullo stabile, una delle ultime testimonianze delle attività industriali che hanno caratterizzato l'economia cittadina. So che chi vuole abbattere quest'edificio sostiene che il vincolo blocca un progetto di vitale importanza per la viabilità. Io credo si possano trovare altre soluzioni. Non è obbligatorio per esempio arrivare dentro la città con una strada a quattro corsie." Il Canopoleno è stato inaugurato subito dopo il suo arrivo a Sassari. Oggi è poco utilizzato e, si dice, motivo di contrasto con il Comune. È così? "Escludo i contrasti, ammetto le difficoltà a gestirlo, ho un'idea su cosa fare. Mi riferisco all'esempio del Museo Egizio di Torino per la cui gestione è stata costituita una Fondazione di cui fanno parte enti pubblici e privati. Funziona alla perfezione. Perché non importare quell'esperienza?" Si è chiesto perché il Comune si è privato di un professionista del calibro di Carlo Aymonino dopo avergli affidato lo studio del nuovo Piano regolatore? "Mi sono anche dato la risposta: pretendeva quel rigore che deve sempre presiedere le scelte urbanistiche specie quando si deve intervenire in un centro storico."