Il recupero delle Terme della Salute era uno degli obiettivi al centro del Piano Regolatore, attualmente in vigore, allorquando fu approvato, una decina di anni fa. L'idea di fondo era di una riqualificazione complessiva del comparto urbanistico di riferimento, a partire dal recupero delle Terme e dalla eliminazione del cavalcaferrovia, punto cruciale. Naturalmente, poiché il complesso termale era da sempre di proprietà privata, con i conseguenti oneri, si prevedeva un rapporto virtuoso tra pubblico e privato che consentisse di raggiungere quell'obiettivo. Non a caso a seguito della entrata in vigore del PRG, tra le prime mosse della amministrazione da me guidata, ci fu quella di inserire quella difficile opera di riqualificazione nel pacchetto dei Patti Territoriali, che, come qualcuno ricorderà, erano basati esattamente su di un mix di risorse pubbliche e private, le prime intervenivano in presenza delle seconde, che avrebbero dovuto contribuire in modo equilibrato alla realizzazione dell'intervento. Ottenemmo la previsione di una cospicua tranche di risorse statali, poi affidate alla gestione della Spil, come soggetto attuatore. Dopodiché avviammo, con i proprietari di allora ed anche attraverso società di scopo miste che si costituirono per questo, un percorso teso a concretizzare il progetto. Non accedemmo ad ipotesi che escludessero la partita del cavalcavia ed isolassero, in singoli pezzi, l'intervento. L'entità dei costi prevedibili per la realizzazione dell'intero intervento, a fronte della disponibilità dei partners, si rilevò insostenibile e non accettammo nessuno spacchettamento. Per evitare la perdita delle risorse già indirizzate su Livorno dallo Stato, le convogliammo sulla Porta a Mare, che rappresentava un esempio da manuale di intreccio positivo tra risorse pubbliche e private, per la riqualificazione cittadina. Una buona idea visto che poi quei lavori furono appaltati e si sono anche conclusi. Oggi lo scenario è completamente diverso, inevitabilmente ma con scelte che non ho condiviso, proprio perché posponevano in modo rischioso la realizzazione degli interventi sostanziali di interesse pubblico, Terme e Sovrappasso, agli obiettivi della proprietà. Obiettivi legittimi e comprensibili, sia chiaro, ognuno fa il suo mestiere, ma che in questo spacchettamento, prima gli appartamenti poi il resto, si spostava, come è avvenuto, sull'amministrazione l'intero onere della operazione principale. Scelta temeraria e discutibile, per la quale ho inutilmente auspicato maggiori garanzie al momento di approvazione della variante urbanistica. Ma ormai questo è. Ed allora è l'amministrazione che ha di fronte una sfida che non può eludere con fumisterie. Quelle, ad esempio, che si rilevano nelle dichiarazioni del Sovrintendente che, preso da entusiasmo, annuncia superprogettazioni e superfinanziamenti a futura memoria, magari di altri visto che si appresta a lasciare il suo incarico. Ed allora, quello che ci aspettiamo non è certo di verificare la capacità dell'imprenditore privato a realizzare presto e bene quanto gli è stato concesso. Ne conosciamo da tempo serietà, capacità e professionalità. Ciò che ci aspettiamo a questo punto è di conoscere al più presto con quale progetto complessivo, con quali risorse, con quali assi di finanziamento comunitari (quelli evocati genericamente dal Sovrintendente), con quali rapporti con FFSS, Regione e Governo, con quale tempistica l'amministrazione comunale intende andare avanti alla riqualificazione di quel comparto urbanistico, mentre assisteremo alla costruzione dei 124 appartamenti. Un programma operativo, complessivo, progettuale e finanziario, da predisporre e sottoporre alla attenzione di tutti, almeno con la stessa sollecitudine con cui si è voluto approvare, primo atto significativo dopo le elezioni amministrative, quella variante. L'unico modo per smentire i timori di chi ritiene che si sia modificata la rotta, con vantaggi privati certi, le palazzine, a fronte di realizzazioni del tutto ipotetiche ed, a questo punto, di esclusiva responsabilità della pubblica amministrazione.
LIVORNO - SCELTE URBANISTICHE - Ecco cosa fare per le Terme
Il Piano Regolatore di Livorno, approvato 10 anni fa, prevedeva il recupero delle Terme della Salute e la riqualificazione del comparto urbanistico. L'idea era di unire pubblico e privato per raggiungere questo obiettivo. La Spil, come soggetto attuatore, avrebbe dovuto gestire le risorse statali. Tuttavia, l'entità dei costi prevedibili per la realizzazione dell'intero intervento era insostenibile, quindi si decise di convogliare le risorse sulla Porta a Mare, che rappresentava un esempio di intreccio positivo tra risorse pubbliche e private.
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