Lurban manager Carlo Olmo illustra il piano di cambiamento della zona nord sulla base della nuova linea di metropolitana "Sarà la più grande trasformazione del prossimo decennio" A fine aprile si saprà chi ha vinto i concorsi Noi, primi in Italia imiteremo città come Barcellona o Berlino Una sfida difficile: sono quartieri fragili ma duri multietnici e conflittuali tra borghi sopravvissuti aree verdi e fabbriche «Tutto è iniziato con una camminata. Ho chiesto agli assessori Viano e Sestero e ai funzionari del Comune di percorrere a piedi in una sola giornata larea che sarà attraversata dalla linea 2 della metropolitana, poi ci siamo chiusi in una stanza per discutere di quello che avevamo visto con i nostri occhi. Con noi cerano osservatori esterni: dal confronto è nata, tra il 2008 e il 2009, lidea del concorso per ridisegnare larea nord della città, anche attraverso la variante 200 al Piano regolatore». Una grande sfida: la prima "rivoluzione" urbanistica che nasce in Italia da una linea di metrò. Alla vigilia della pubblicazione sulla "Gazzetta Ufficiale" dei tre bandi per i concorsi di idee che riguardano i quartieri Barriera di Milano e Regio Parco - e in particolare lo Scalo Vanchiglia, il cosiddetto Trincerone, sotto il quale correrà la metro, e la Spina 4 - Carlo Olmo, ordinario di Storia dellArchitettura al Politecnico e direttore dellUrban center - anticipa a Repubblica le linee guida di quella che lui definisce «la più grossa trasformazione che coinvolgerà Torino nei prossimi 10-12 anni e una delle sfide che la città lancia al resto dItalia». Una trasformazione che necessita di garanzie, affinché le regole del mercato non prevalgano sulla qualità architettonica, come peraltro è successo in molti casi nellaltra rivoluzione urbanistica che ha interessato di recente Torino, quella delle Spine: ecco allora il progetto, e la campagna di comunicazione, "La Metamorfosi. Trasformare barriere in aperture", messo a punto negli scorsi mesi proprio dallUrban Center. Professor Olmo, quale il suo contributo in questa vicenda? «A fianco del piano vero e proprio di trasformazione dellarea, si è dato vita allUrban Center a un progetto parallelo, in cui si sono prefigurati scenari e scritte regole che riguardano i volumi, gli obiettivi, le funzioni e le destinazioni. Di tutto questo gli architetti vincitori dei concorsi dovranno tenere conto, pur mantenendo, come è ovvio, libertà di intervento. Mi spiego meglio: quello è un tessuto fragile e complesso, multiculturale, in cui si incrociano diverse istanze, tra borghi sopravvissuti, aree produttive e altre verdi, il tutto attraversato da tre fiumi. Senza indicazioni si rischia un pasticcio, che vorremmo evitare. È unoperazione difficile, insomma, è indispensabile difendere la qualità». Come si svolgerà la fase operativa? «Entro marzo si chiuderanno i bandi ed entro fine aprile si conoscerà lesito dei concorsi. Premesso che è la prima volta in Italia che si parte dalle modifiche indotte da una nuova linea di metropolitana per ridisegnare una parte di città - fatto questo avvenuto a Barcellona, a Berlino e a Monaco - tengo a dire, a garanzia della trasparenza, che già nel bando sono resi noti i nomi dei membri della commissione giudicatrice. Tra loro ci sono professionisti del calibro di Carlo Magnani, Paola Viganò, Francesco Garofalo e Carlos Avila Calzada, progettista dellExpo di Zaragoza 2008. Poi si entrerà nella fase operativa vera e propria: i primi cantieri, che riguarderanno via Bologna e Scalo Vanchiglia, apriranno entro la fine dellanno. Tra le novità cè anche il coinvolgimento sul piano dei finanziamenti dei proprietari, che contribuiranno così in prima persona alla rivalutazione dellarea». Si riuscirà ad "abbellire" unarea che oggi appare piuttosto degradata? «Premesso che quella è unarea straordinaria, testimonianza della prima industrializzazione di Torino, è vero che si tratta anche di una zona dura e difficile, attraversata da conflitti. Che però sta già cambiando. Penso a corso Regio Parco, a via Bologna, in cui accanto ad attività importanti (ci sarà anche la futura sede della Lavazza) e a laboratori sono sorte residenze, penso ai borghi che si sono preservati, alla Manifattura Tabacchi, la cui vista oggi procura scoramento, ma che potrà cambiare. Si rispetterà la ricchezza sociale e culturale di attività e la mixité, si sostituiranno anche edifici obsoleti, ma non come se fossimo a Shanghai».
TORINO - Lurban manager Carlo Olmo illustra il piano di cambiamento
Carlo Olmo, ordinario di Storia dell'Architettura al Politecnico e direttore dell'Urban Center, descrive il piano di cambiamento della zona nord di Torino, che sarà influenzato dalla nuova linea di metropolitana. Il piano, che si chiama "La Metamorfosi. Trasformare barriere in aperture", mira a ridisegnare l'area, che è un tessuto fragile e complesso, multiculturale e conflittuale. Il progetto prevede la partecipazione di architetti vincitori di concorsi, che dovranno tenere conto di scenari e regole previste dall'Urban Center.
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