Firenze, 10 gennaio 2010 - Lo hanno ribattezzato fund-raising, sicuramente meno volgare di cercare soldi offrendo qualcosa di conveniente anche per lo sponsor. E' un'attività economica cruciale per tutte le istituzioni, dalle università alle soprintendenze. Costrette a convivere da sempre con risorse che vengono tagliate prima di altri settori e con spese che si gonfiano anche a causa della complessità degli interventi. La caccia ai soldi, purtroppo, suscita ancora reazioni fuori luogo in troppe sedi. Vale per tutti l'ultima querelle per i cartelloni sul Ponte Vecchio, o per i grandi poster che coprono facciate di palazzi onusti di gloria e di arte. Si continua a gridare al sacrilegio, quando sarebbe più opportuno fare leva sul buon gusto. E' interesse reciproco di istituzioni e sponsor non urtare le sensibilità dei «clienti». Basterebbe usare cartelloni più sobri e consoni alla vetrina usata e il cerchio si chiuderebbe. L'INTERVISTA E' con una punta di orgoglio che Cristina Acidini parla del 'Rapporto di attività 2007-2008' fresco di stampa. «Un librone che racconta due anni di attività della soprintendenza che dirigo, e che rappresenta una grande novità», anticipa. In che senso, dottoressa Acidini? «E' la prima volta che viene fatto e pubblicato un lavoro di questo tipo, continua a ricevere una valanga di complimenti in merito». Come è nata l'idea? «Da quello che ho imparato negli Stati Uniti, dove simili iniziative sono normalissime. Ho voluto dar voce alla Soprintendenza speciale, che non è solo gli Uffizi: quello che fugge alla maggioranza dei visitatori e dei fiorentini è che questo formidabile addensamento di musei e luoghi d'arte di proprietà statale è stato condotto, di riforma in riforma, alla sua attuale condizione di istituto periferico del ministero per i Beni culturali dotato di una forma di autonomia gestionale, anche sotto il profilo amministrativo». Una realtà complessa. «Di più... Un organismo che ha in gestione diretta il gruppo di musei, ville e giardini noto come 'Polo Museale', e che dopo la riforma del 2008 esercita la tutela sul patrimonio artistico di proprietà diverse nel 'territorio' della città di Firenze entro i confini comunali». Acquisizioni, restauri, mostre, interventi strutturali, donazioni: la gestione dei prestiti di opere d'arte fino al'informatizzazione: sfogliando le 450 pagine del rapporto si scopre un universo in costante movimento. «In ragione di questa complessità, mi è parso che fosse il momento di dare la parola a uffici, servizi, attività che pur nel loro impegno quotidiano hanno poca visibilità. Un po' come far visitare la sala macchine di una nave ai croceristi che si godono il sole sul ponte. O portare dietro le quinte di un teatro gli spettatori, che assistono alle rappresentazioni senza immaginare l'invisibile daffare di uomini e mezzi». In costante carenza di... denari. «Le conseguenze della crisi economica globale si fanno sentire pesantemente: diminuiscono i visitatori nei musei (specie gli americani, grandi estimatori della nostra città), e scarseggiano le risorse, di origine bancaria e private, a sostegno della cultura. Impegnativi cantieri in luoghi chiave - 'Nuovi Uffizi', 'Eredità Bardini' per citarne due - vanno avanti da anni. I dipendenti raggiungono l'età della pensione ma lo Stato assume pochissimo, né sarebbe un rimedio delegare in toto a esterni delicate responsabilità, concernenti la sicurezza delle opere d'arte». Difficile reperire fondi extra? «Un esempio emblematico è quello della pubblicità su Ponte Vecchio che ha suscitato tanto scalpore. Un iter avviato seguendo le indicazioni del direttore generale per la valorizzazione del ministero, Mario Resca, con un unico obiettivo: trovare fondi. Questo tipo di operazioni, pur criticabili, hanno sempre ed esclusivamente come unico scopo quello di garantire la conservazione del patrimonio architettonico dello Stato». Allora perché tanto rumore? «So che installare cartelloni pubblicitari su un monumento simbolo della città dà sempre adito a polemiche, ma attendere la disponibilità dei fondi per il Corridoio Vasariano, derivanti dalle sole entrate dei nostri musei, avrebbe nel frattempo comportato probabile antiestetico e ingombrante transennamento di Ponte Vecchio per evitare incidenti». Esistono soluzioni praticabili? «Una campagna pubblicitaria è fonte di reddito: perché rinunciarci? Nel resto d'Italia succede, forse qui a Firenze occorrerà una maggiore attenzione a quanto si propone, per non urtare il senso del bello che è insito nella città e in chi ci vive. Però dev'essere chiaro che per fare tutto quello che viene fatto i fondi ci vogliono». Il ruolo dei moderni mecenati? «Meno male che ci sono! Senza l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze non ci sarebbe il ricco cartellone espositivo in programma per il 2010, ad esempio. Ma sono 'merce' rara». E le associazioni? «Fondamentale il loro ruolo a sostengono i musei e le loro attività: gli Amici dei Musei, degli Uffizi (con i Friends of the Uffizi Gallery oltreoceano), gli Amici dell'Accademia, del Bargello, di Pitti, di Boboli, i Friends of Florence, la Fondazione Romualdo Del Bianco, Pitti Immagine, i service club. E gli sponsor, i donatori di opere d'arte (vedi Paolo Fresco, immortalato nel Rapporto con l'opera donata agli Uffizi, ndr.), i tanti soggetti espressi dalla 'società civile' e dalle categorie che si rivolgono ai musei anche per fruirne gli spazi stupendi in eventi - convegni, incontri, serate - ai quali gli scenari d'eccellenza danno un carattere memorabile». Concerti a Boboli, presentazioni a Orsanmichele, mostre alle Pagliere: un altro modo per fare cassa, ma sempre con il rischio di scatenare polemiche... «Voglio riagganciarmi ancora a quella sui teloni pubblicitari a Ponte Vecchio e fare il paragone della famiglia: se qualcuno regala soldi a un bambino per compragli un cappotto ma a lui mancano i libri, la madre sceglierà ciò che è più utile. Quando a me chiedono: 'Ma non li avevi i soldi per il Corridoio Vasariano?' rispondo, 'certo che li avevo, ma mi servono per interventi urgenti. Perché devo mantenere Villa la Petraia».