PIOGGE E DISASTRI. Legambiente lancia l'allarme: «Basta sfruttamento insensato del suolo» Nei prossimi giorni sono previste nuove perturbazioni, con pericoli di smottamenti e alluvioni Bertucco: «Prevenire i disastri» Legambiente torna a lanciare l'allarme sul rischio di dissesto idrogeologico del territorio veneto. Un problema, questo, che nei giorni di Natale ha interessato pesantemente anche il territorio veronese e che potrebbe riproporsi nei prossimi giorni a causa delle forti perturbazioni atmosferiche annunciate dai metereologi. Per l'associazione ambientalista, che ha messo a punto un decalogo per uscire dall'emergenza, la ricetta principe è «fermare il consumo di suolo, delocalizzare e avere cura del territorio». IL DISASTRO DI BRENTINO. A Brentino Belluno un'alluvione del rio Secco aveva devastato il centro del paese costringendo l'amministrazione comunale ad evacuare una decina di famiglie. Tutto era cominciato nella notte di Natale, quando il torrente, che scende per circa tre chilometri da Malga Cerbiolo (1300 metri di altitudine) non reggendo alle abbondanti precipitazioni di quei giorni, aveva trascinato in paese una montagna di sassi e fango, allagando una decina di abitazioni, rompendo la condotta principale dell'acquedotto e devastando sentieri storici. Anche il rio Molini (lungo neppure 50 metri), che scaturisce da sotto la montagna, ingrossandosi a dismisura aveva danneggiato alcune aziende agricole. Fortunatamente l'alluvione non aveva provocato feriti, ma aveva causato danni enormi, tanto che il sindaco aveva chiesto lo stato di calamità ambientale. PATTO PER IL TERRITORIO. Dopo le piogge intense dei giorni scorsi che «ancora una volta hanno messo in ginocchio l'Italia con frane ed alluvioni», Legambiente chiede alla Regione Veneto e agli Enti locali un «patto per il territorio». «Solo la tempestività dei soccorsi del sistema di protezione civile», afferma Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, «ha impedito il verificarsi di nuove tragedie». E cita i dati di Ecosistema rischio 2009 raccolti in collaborazione con la Protezione Civile, che si riferiscono alla situazione nel Veneto. «Nel 79 per cento dei comuni coinvolti», si legge, «sono presenti abitazioni in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni, nel 28 per cento dei casi sono presenti in tali aree interi quartieri e nel 54 per cento fabbricati e insediamenti industriali. Nel 20 per cento dei comuni campione d'indagine sono presenti strutture sensibili o strutture ricettive turistiche nelle aree classificate a rischio idrogeologico, mentre nel 36 per cento dei comuni non viene ancora realizzata una corretta manutenzione del territorio». «URBANIZZAZIONE PESANTE». Nonostante, secondo Legambiente, «sia così pesante l'urbanizzazione delle zone a rischio appena il 7 per cento delle amministrazioni comunali ha provveduto a delocalizzare abitazioni e solo nel 3 per cento dei casi sono stati avviati interventi di delocalizzazione dei fabbricati industriali». È per questo che Legambiente lancia un appello alla Regione Veneto e alle amministrazioni comunali e provinciali per stringere insieme un'«alleanza che coinvolga tutti gli attori, istituzioni regionali, nazionali, e autorità di bacino, in grado di portare il proprio contributo per attuare una seria e concreta politica di difesa del suolo e mitigazione del rischio idrogeologico». PREVENZIONE. L'associazione ambientalista, inoltre, punta il dito sulla «totale assenza di interventi preventivi per la mitigazione del rischio». E nonostante ciò, afferma Bertucco, «assistiamo ogni volta alla corsa ai finanziamenti straordinari per "calamità" naturale per dimenticarsi subito dopo i buoni propositi e ricadere nei vecchi vizi. Si torna, quindi», denuncia il presidente di Legambiente Veneto, «a richieste assolutamente controproducenti, come la deperimetrazione di qualche porzione di area a rischio idraulico per riuscire a concedere nuove costruzioni o a proposte prive di conoscenze tecniche come quelle di sindaci che chiedono l'escavazione di inerti. Un'operazione, questa, non solo vietata per legge, ma con l'unico risultato di aggravare la situazione, minando le fondamenta dei ponti e aumentando l'instabilità degli argini». PROGRAMMAZIONE. Nella sua presa di posizione, Bertucco chiede agli Enti locali, «a partire dai Comuni, di creare un'alleanza che coinvolga Stato, Regioni, Autorità di bacino, ma anche le associazioni per programmare per tempo gli interventi di prevenzione e difesa da frane ed esondazioni». Per Legambiente, la vera emergenza «è il superamento della cultura degli interventi post-disastri». E gli enti gestori del territorio «devono fare un generale mea culpa, impostando una gestione organica e sistemica del suolo in tutti i suoi aspetti, urbanistici, ambientali, sociali». E conclude Bertucco: «È questa la vera grande opera pubblica da chiedere al Governo, al posto di dannosi e inutili miraggi come il ponte sullo stretto di Messina».
VENETO - Frane e maltempo, serve un patto per il territorio
Legambiente ha lanciato un allarme sul rischio di dissesto idrogeologico del territorio veneto, a causa delle forti perturbazioni atmosferiche annunciate dai metereologi. L'associazione ambientalista ha messo a punto un decalogo per uscire dall'emergenza, che prevede la fermata del consumo di suolo, la delocalizzazione e la cura del territorio. Il territorio veneto è particolarmente a rischio, con il 79% dei comuni coinvolti presenti abitazioni in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni.
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