Laglio Il progetto del banchiere di Putin è passato Bello o brutto? In linea con le architetture lariane oppure no? Il «Piano di recupero per la valorizzazione di villa La Punta e villa Melograno», piace da morire al facoltoso banchiere russo Igor Kogan, ma è sgradito alle associazioni ambientaliste che hanno perso la prima battaglia in consiglio comunale, ma si apprestano a portare avanti le ostilità. In aula, il piano ha ottenuto il sì definitivo della maggioranza con rigetto dell'osservazione formulata dal comitato Rive di Laglio rappresentato da Manuela Nuti e dalla sezione comasca di Italia Nostra che fa capo a Fiammetta Lang. La minoranza si è astenuta. La contrarietà riguarda soprattutto il progetto di riqualificazione della villa principale, già della famiglia Veronesi, con conseguente abbattimento di alcuni edifici posti all'interno del compendio, compresa una quota non indifferente della Melograno. Immobili posti in una posizione strategica in quanto il lago, in quel punto, dirimpetto a Careno, raggiunge la massima strettezza di soli 675 metri. Più che dalla minoranza, astenutasi con una serie di motivazioni, l'opposizione è venuta dal ricorso delle due associazioni ambientaliste. In aula si sono scontrate due linee di indirizzo, quella del sindaco Roberto Pozzi, favorevole in tutto e per tutto alla realizzazione del piano a firma dell'architetto Alessandra Guanziroli. Secondo Pozzi si mira a valorizzare uno tra i luoghi più belli del lago passato al ricco moscovita. Dall'altra ci sono le presidenti Nuti e Lang che contestano il «notevole impatto paesaggistico» provocato dalle modifiche strutturali. Le ragioni del rigetto dell'osservazione Nuti-Lang, l'unica pervenuta nei tempi di pubblicazione del piano, sono state illustrate dal sindaco. «L'intervento - ha sostenuto Pozzi - ricalca il tessuto urbano esistente con un ridisegno che punta soprattutto a unire la proprietà, ora divisa tra Punta e Melograno, con un ritorno alle origini, al momento in cui in quel luogo esisteva una sola dimora padronale risalente al primo Novecento. Mentre gli edifici retrostanti avevano una diversa funzione con una filanda e una stazione di allevamento dei bachi da seta. L'immobile trasformato in epoca recente nella villa Melograno era allora un fienile e l'attuale progetto rappresenta il risultato di un'attenta analisi della storia e dell'assetto urbanistico del compendio, una linea che in sede preventiva era stata sottoposta in visione alla responsabile di zona della Soprintendenza Barbara Mazzali senza che fossero state formulate critiche. Anche in relazione al fatto che sussiste una diminuzione delle cubature». Una conferma di quanto affermato dall'architetto Guanziroli che nell'illustrazione in consiglio comunale aveva parlato di vecchi muri da abbattere per lasciare il posto a nuove linee destinate a mettere in risalto villa La Punta con una quinta realizzata sul modello delle antiche serre del lago, in modo da valorizzare l'intera proprietà a uso residenza unifamigliare. Le presidenti Lang e Nuti sostengono che «i vecchi muri costituiscono una bellezza del paesaggio lacustre e una delle ragioni principali della tutela da parte dello Stato in qualità di beni di notevole interesse pubblico». Aggiungono che «la rimozione di un elemento del tessuto tradizionale, per sostituirlo con uno in stile, comporta impoverimento e perdita di senso del paesaggio, ingenerando disorientamento e confusione». L'ultima battuta è del sindaco Pozzi. «Un progetto - dichiara Pozzi - può piacere a uno e non piacere a un altro, è soggettivo. È fuori discussione che la proposta dell'architetto Guanziroli mira a valorizzare un ambito che, modificato con la ripartizione in due ville ora si trova in condizioni di degrado. Basta andare a vedere. Invito la professoressa Fiammetta Lang, benemerita presidente della sezione di Como di Italia Nostra, a prendere attenta visione dei progetti». Marco Luppi