ANFITEATRO E DINTORNI. La questione della permanenza o meno della mostra dei presepi negli arcovoli introduce il tema della salvaguardia del manufatto romano «Sui cantieri non siamo disposti a sottovalutare ciò che si trova scavando: alcuni si fermeranno, altri invece andranno avanti» È la città dell'Arena, dell'arte, delle basiliche e dei loro affreschi, monumenti testimoni di una storia millenaria giunti a noi attraverso il tempo. Ma la nostra è anche la città dei cantieri aperti (troppi e tutti assieme) per costruire gli agognati parcheggi, della futura fruizione dei palazzi storici. Senza contare la questione paesaggistica, e il futuro in senso più lato: sia a livello economico che di risorse umane. A quattro mesi dalla sua nomina a Soprintendente ad interim ai Beni ambientali e del paesaggio di Verona, Andrea Alberti si divide ancora tra la nostra città, Brescia, Cremona e Mantova. Tra speranze, impegni, e auspici, sul piatto del 2010 appena iniziato pesano non pochi nodi da risolvere, decisioni da prendere, questioni da affrontare e prospettive da elaborare per il futuro della nostra città. Soprintendente Alberti, quali sono i «buoni propositi» per il 2010? Resterà alla guida della Soprintendenza? Che io rimanga o meno non dipende dalla mia volontà. C'è un piano di squadra. Verona è sulla buona strada purché ci sia un disegno di crescita. La forza delle Sovrintendenze sono le strutture, che devono essere funzionali. A Verona lo sono? Bisogna puntare sul rilancio degli investimenti. Non tanto dal punto di vista finanziario, comunque necessario, ma soprattutto in risorse umane. Da un lato il Veneto detiene una condizione di assoluta eccellenza nel campo del restauro: senza investimenti questo rischia di soffrire. Da dove potrebbero arrivare questi investimenti? Dai privati, ma anche il pubblico deve fare la sua parte: le ditte trovano la loro posizione se prima viene il pubblico. In che modo è necessario investire, quindi? Bisognerebbe investire sui giovani. L'età media negli uffici della Sovrintendenza è alta. Era stato bandito un concorso, ma ancora non si è concluso per il blocco delle assunzioni. Vede, non c'è una forte prospettiva solo da parte di chi ha studiato, ma anche da parte nostra. Si dovrà trovare uno sblocco prima o poi. È un capitale vero e proprio, non ancora utilizzato. Parlava di risorse umane. Qual è la situazione in Soprintendenza? Siamo sotto organico. Per questo ci vuole un investimento. Noi qui rischiamo. So che questo problema riguarda anche altri settori, però in quelli di eccellenza si può risolvere solo se c'è una forte presenza del pubblico. Parliamo della «patata bollente» dei cantieri aperti per costruire parcheggi: quali si concluderanno nel 2010? Non dipende da me, ma piuttosto dal Comune e dalle società ingaggiate per i lavori. Dal mio punto di vista spero chiudano il prima possibile o comunque che ne vengano disciplinate le azioni in modo da non creare troppi disagi. Quest'anno si dovrebbe procedere con il parcheggio vicino al cimitero monumentale (all'ex Gasometro, ndr): da parte nostra metteremo tutto l'impegno possibile. Troppi cantieri e tutti assieme. In questo senso, cosa chiede all'amministrazione comunale? Un'organizzazione diversa? Lo stiamo già facendo. Abbiamo già organizzato un paio di incontri. Se continuiamo in questa direzione le cose andranno bene. Sia chiaro, non siamo disposti a sottovalutare ciò che strada facendo, scavando, si trova. Semplicemente diamo dei suggerimenti: alcune cose si sospenderanno, altre andranno avanti. Quale sarà il destino dell'Arena? La mostra dei Presepi resterà? Siamo ancora in una fase interlocutoria. Ma è più complicato: il confronto aperto a più soggetti. Il fatto è che, guardando come a volte viene utilizzato l'anfiteatro areniano, sembra ci si dimentichi che si tratta di uno dei più importanti monumenti dell'architettura mondiale. Altro tema «caldo» è il futuro utilizzo dei palazzi storici. Anche in questo frangente potrebbe esserci una forma di coinvolgimento misto tra pubblico e privato. Rinchiudersi dentro al guscio del «tutto pubblico» o del «tutto privato» è una banalizzazione. Al di là della politica, si tratta di una scommessa culturale. C'è bisogno di una figura che dia una risposta economica: un economista a cui sta a cuore il concetto di bene culturale. Valorizzazione non può essere la semplice monetizzazione. L'abbiamo già fatto in via sperimentale a Treviso e nel Ferrarese, anche a Verona può funzionare. Penso a palazzo del Capitanio o Palazzo Forti: è necessario capire quali possono essere le valorizzazioni del palazzo. Questo deve dettare la strategia. Il nostro compito, sarebbe solo quello di aiutare a leggere il contesto architettonico. Ha un auspicio particolare per questo 2010? Uno veramente sì. Spero che la Regione Veneto porti a termine il suo Piano Paesaggistico. È una questione annosa, ma se conclusa, porterebbe la nostra Regione a essere una delle poche in Italia a possederlo. Il Piano serve per regolare la trasformazione del territorio con attenzione alla componente paesaggistica: qual è, com'è, in che modo viene trasformata. È fondamentale. E sarebbe davvero un bel traguardo.
VERONA - L'Arena usata dimenticandosi di cos'è
Il Soprintendente ad interim ai Beni ambientali e del paesaggio di Verona, Andrea Alberti, discute i suoi progetti e le sue speranze per il 2010. Tra le sue priorità, la salvaguardia del manufatto romano e la promozione della valorizzazione dei palazzi storici. Alberti sottolinea l'importanza di investire in risorse umane e di aumentare la presenza del pubblico per risolvere problemi come la mancanza di organico e la trasformazione del territorio. Inoltre, esprime la speranza che la Regione Veneto porti a termine il Piano Paesaggistico, che sarebbe un traguardo importante per la regione.
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