Ho letto con la consueta attenzione l'intervento del professor Paoli sulla questione riparazioni. Trovo corretta l'invocazione di un nuovo Prg del porto, come avrei trovato parimenti corretto subordinare la frettolosa e autoritativa localizzazione del presunto nuovo ospedale all'adozione di specifiche varianti territoriali per la nuova viabilità dell'area Sud di Livorno che si inquadrassero in una nuova e partecipata pianificazione del sistema urbano. Su questo il Professore è stato più cauto, tant'è che in modo abbastanza colorito ha definito la "localizzazione del Nuovo Ospedale" (da ascrivere all'esclusivo merito del sindaco) alla stregua di un provvedimento "anti crisi", comunque necessario per dare impulso all'economia locale. Ma, si sa, la cosiddetta variante anticipatrice al Piano strutturale (di cui non si parla più) è strettamente interconnessa con la pianificazione portuale e a sua volta quest'ultima (che in teoria dovrebbe prefigurare la delocalizzazione dei bacini di carenaggio) è strettamente legata alle dinamiche contraddittorie che hanno determinato il sottosistema della Porta a Mare. Un'araba fenice che, al momento, ha valorizzato esclusivamente l'eccellente insediamento cantieristico (e non solo) di Azimut, mentre per i motivi ben noti ha compresso le aspettative dell'Associazione Riparatori e, quasi per inerzia, comportato l'inesorabile agonia dei bacini demaniali orfani della manutenzione formalmente gravante sul concessionario. Anche quello fu, a suo modo, un provvedimento anti crisi (il piano attuativo) costruito con una finzione giuridica (la Stu) che di fatto consegnava al costruttore privato poteri di pianificazione e commercializzazione dell'area sottoponendo riparatori e amministrazione comunale in una condizione sostanzialmente ancillare rispetto al glorioso investitore. Che in sede di contratto preliminare chiese esplicitamente il concordato stragiudiziale con il ceto creditorio (fra cui gli stessi riparatori), il subingresso nelle concessioni demaniali e la edificabilità di 42.000 mq di territorio (poi lievitati a 70.800 mq dopo l'approvazione dei progetti esecutivi). Questo il vero incipit di una storia che oggi di fatto blocca il processo di programmazione urbanistica non solo del porto ma anche dello spazio urbano. Una storia con la quale un intero sistema non è riuscito a fare politicamente i conti. Aldilà di una iniziativa giudiziaria più o meno "sgangherata", come la definisce Paoli, di cui mi pare in pochi si vogliano assumere la paternità politica.