Mario Resca sogna la Grande Brera. Ma per arrivare al rilancio della magnifica pinacoteca di Milano il manager vicino a Silvio Berlusconi, e che il premier ha appena nominato commissario straordinario di Brera, riceverà «qualcosa come due milioni e mezzo di euro». Invece il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, lanno scorso accettò il medesimo incarico speciale per larea archeologica di Roma senza ricevere nemmeno un euro; e così ha fatto il suo successore, Roberto Cecchi, commissario a titolo gratuito anche per le metropolitane della Capitale e di Napoli. A fare i conti in tasca a Resca - che da agosto ricopre ai Beni culturali lincarico creato ad hoc dal ministro Sandro Bondi: direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale - è il segretario generale della Uil Beni culturali Gianfranco Cerasoli. Che, sventolando il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 30 dicembre, le "Disposizioni urgenti di protezione civile", appena pubblicate dalla Gazzetta ufficiale, attacca Bondi: «Al punto 4 si legge che "Al commissario delegato - ossia a Resca - è attribuito un compenso pari a quello spettante al direttore dei lavori". Ora, limporto del progetto per la Grande Brera è di 50 milioni di euro circa e al direttore dei lavori va normalmente il cinque per cento mentre un altro cinque va alla progettazione». Ecco allora come il manager legato alla Mondadori e con un passato alla guida di Mc Donalds Italia andrebbe a guadagnare due milioni e mezzo di euro, mentre Elisabetta Fabbri, architetto nominato a gennaio commissario straordinario degli Uffizi di Firenze, è ferma all1,5 per cento dellimporto dei lavori (29 milioni di euro). Il decreto su Brera prevede inoltre che sia Resca a nominare un direttore dei lavori, «anche esterno allamministrazione» come anche altri consulenti tecnici. «Non sapevo nemmeno che lordinanza fosse stata pubblicata» è la replica di Resca, che bolla come «polemica strumentale» il discorso sui compensi. «Brera langue da 40 anni» e quella del commissario «è una sfida che ho accettato con spirito di servizio e punto ai risultati». Davanti a un bilancio dei Beni culturali diminuito nel 2010 dell1,2 per cento rispetto al già falcidiato budget del 2009 (e con il blocco delle assunzioni che ha messo in ginocchio soprintendenze e musei), sotto accusa cè la politica dei commissari straordinari del governo Berlusconi, con, tra laltro, Marcello Fiori (Protezione civile) alle prese con il caso Pompei e Luciano Marchetti (già al ministero come direttore regionale del Lazio) vice di Bertolaso in Abruzzo, sebbene entrambi ricevano meno di 100 mila euro. «Anche a loro ho chiesto di rinunciare al compenso - dichiara Cerasoli - e ora invitiamo Resca a fare lo stesso». La Uil invita gli altri sindacati di proclamare lo stato di agitazione.
Due milioni e mezzo per Brera. Il ministero di Bondi e i guadagni di Resca
Il commissario straordinario della Grande Brera, Mario Resca, riceverà un compenso di 2,5 milioni di euro per il suo lavoro. Il direttore dei lavori e i consulenti tecnici riceveranno invece un compenso più basso, del 5% e del 1,5% rispettivamente. La Uil Beni culturali ha invitato Resca a rinunciare al compenso, affermando che la politica dei commissari straordinari del governo Berlusconi è responsabile della diminuzione del bilancio dei Beni culturali. La Uil ha anche invitato gli altri sindacati a proclamare lo stato di agitazione. Il commissario straordinario della Grande Brera, Mario Resca, riceverà un compenso di 2,5 milioni di euro per il suo lavoro.
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