ALBAREDO. Pubblicato il libro che raccoglie le foto dei reperti medioevali trovati nella zona Dame con acconciature elaborate ed ampie scollature, figure di animali immersi nella natura, angioletti, paggi, scene dal Guglielmo Tell. Ma anche croci, paesaggi e nature morte. Non sono i soggetti di quadri famosi, bensì alcuni dei motivi dipinti sulle stoviglie degli avi albaretani dal tardo medioevo all'Ottocento. Piatti, boccali, pentole, catini e scodelle rivelano l'evoluzione dell'arte culinaria, delle tecniche di realizzazione delle terrecotte e della società. Sono finite in un libro intitolato «Corpus» per raccontare la storia di un paese legato a doppio filo con l'Adige. Proprio nel greto di questo importante corso d'acqua gli archeologi di Nausicaa (Nucleo archeologia umida subacquea Italia Centro Alto Adriatico) e gli appassionati di «Adige nostro» hanno trovato in trent'anni di attività migliaia di manufatti. E nel volume curato da Laura Anglani - studiosa di materiali ceramici di età medievale e moderna -, Francesco Cozza - soprintendente a Venezia - e da Luigi Fozzati - già direttore di Nausicaa, attualmente soprintendente-archeologo del Friuli - vengono esaminati e illustrati quasi 800 reperti estratti dalle sabbie dell'Adige che li avevano custoditi per secoli. Purtroppo finora questo patrimonio ricchissimo ha trovato posto soltanto in un'opera libraria. Da due decenni, infatti, gli attivisti di «Adige nostro» cercano senza successo di aprire un museo affinché il grande pubblico possa apprezzare dal vivo questi straordinari ritrovamenti archeologici. L'ex sindaco Claudio Ruta aveva deciso di adibire a tale scopo una parte dell'ex Casa del fascio, ma l'attuale primo cittadino, Paolo Menegazzi, ha idee diverse: «Entro quest'anno vorremmo dare inizio alla ristrutturazione degli ex stalloni dietro al municipio, per la quale abbiamo già ottenuto un contributo regionale di quasi 117mila euro, a fronte di una spesa prevista di 259mila». Una volta trasferiti negli ex stalloni gli uffici comunali, il piano terra del municipio sarà messo a disposizione dell'associazione culturale. Per ora bisognerà quindi accontentarsi del libro che ha il pregio di contenere le fotografie di ogni singola ceramica analizzata. Inoltre è arricchito da schede di approfondimento storico, artistico e antropologico-culturale, anche mediante la riproduzione di antiche xilografie. Fra i pezzi più interessanti c'è un frammento di catino del XV secolo che potrebbe costituire una delle primissime raffigurazioni dell'episodio leggendario di Guglielmo Tell. Curiosità suscita un fischietto ad acqua, ancora funzionante, del XVIII secolo, ed un piatto rinascimentale con un cuore fiammeggiante contrapposto a una scodella degli stessi anni con un cuore senza fiamme. Non c'erano ancora i lucchetti di Ponte Milvio al tempo, eppure gli innamorati cercavano comunque di rendere indelebile il proprio sentimento. P.B.