SCAVI DI POMPEI OSTAGGIO DELLE ASSEMBLEE. APERTURE A SINGHIOZZO E CODE AI CANCELLI - Chi si trova a Pompei ed Ercolano per visitare gli scavi archeologici, faccia in fretta. E approfitti del fatto che oggi i cancelli apriranno regolarmente alle 8,30, visto che i sindacati hanno revocato le due ore d'assemblea programmate a inizio settimana. Ore da sommare a quelle dei giorni scorsi, che già avevano provocato un bel po' di disagi a migliaia di turisti bloccati davanti agli ingressi. Vi starete chiedendo: d'accordo, ma qual è la notizia? In effetti, la notizia non c'è perché a Pompei ed Ercolano, dal 12 giugno a oggi (ossia in meno di un mese), i circa 750 dipendenti della soprintendenza hanno collezionato ben 14 ore di assemblea. Al punto che staccare un biglietto alle 8,30 sta quasi diventando l'eccezione al posto della regola: perciò conviene approfittarne. Tanto più che siamo soltanto all'inizio della stagione estiva, periodo nel quale l'apertura a singhiozzo degli scavi fa parte, ormai da anni, degli accidenti da mettere in preventivo. «Speriamo che si trovi una soluzione - confida il direttore amministrativo Giovanni Lombardi -. Soluzione che altrove è stata applicata, ma che qui viene puntualmente rispedita al mittente». La storia è di quelle che ti fanno venire il capogiro appena provi a seguirne il sentiero, un intrico di questioni sindacali e burocratiche in cui hanno ragione tutti e tutti hanno torto. Il punto centrale riguarda il mancato pagamento degli straordinari effettuati dai 400 e passa custodi (oltre la metà delle persone in organico) fra l'88 e il '96. Rivendicazione sacrosanta, quindi, degna di uno o più scioperi. Peccato, però, che negli scavi non si scioperi da anni: ci si riunisce in assemblea. Riuscendo, nello stesso tempo, a mantenere intatta la propria busta paga e a scombinare le vacanze ai turisti di mezzo mondo. In altri siti archeologici, la faccenda è stata appianata tramutando le spettanze arretrate in giorni di ferie. A Pompei ed Ercolano no: qui vogliono i soldi. Ed è legittimo, naturalmente. Tanto che chi s'è rivolto al Tar (un'ottantina di vigilantes), ha già incassato il denaro. Ma il guaio è che bisogna conteggiare le cifre caso per caso, un lavoro certosino che richiederà almeno un paio di mesi. E che toccherà a un commissario ministeriale, col quale le sei sigle sindacali presenti negli scavi s'incontreranno entro dieci giorni. La soprintendenza, dal canto suo, ha già fatto sapere d'essere pronta ad anticipare la somma (si parla di un miliardo e mezzo di lire), sia pure a rate. Ma per farlo ha bisogno di un'autorizzazione del dicastero. Che per il momento non c'è. E per questo tutto resta appeso a un filo. Dunque, ricapitolando: quella di oggi è soltanto una tregua. Anche perché all'orizzonte già s'annuncia una nuova protesta. L'obiettivo? Il F.O.P., vale a dire un arcano premio di produzione concesso al personale sulla base degli introiti annuali della soprintendenza: se l'incasso degli ultimi dodici mesi è superiore al precedente, lo stipendio viene reso più pingue da questa una tantum . Ma il rendiconto stavolta ha il segno meno. Cosa che tuttavia non turba i dipendenti, decisi a ottenere il premio comunque. Altrimenti? Semplice: si torna in assemblea. IL TURISMO Con oltre 2 milioni di visitatori all'anno, il sito archeologico di Pompei, sul versante meridionale del Vesuvio, è il più importante museo a cielo aperto d'Europa. E dopo l'uscita del romanzo di Robert Harris dedicato alla fine della città c'è stato un aumento delle richieste di tour in tutto il mondo. GLI SCAVI Quando fu completamente seppellita da un'eruzione del Vesuvio il 24 agosto del 79 d.C., Pompei era un ricca cittadina, centro culturale ricco di scambi con il mondo greco. La prima fase degli scavi, iniziati nel 1748, durò un secolo. Ora le ricerche proseguono in continuazione.