GENOVA UNA nuova casa della musica con 250 posti, alle porte della città antica, fra la Fontana Luminosa e il Castello. Un' idea di Claudio Abbado, diventata progetto di Renzo Pianoe un altro regalo della Provincia di Trento, presieduta da Lorenzo Dellai, al popolo aquilano. SERVIRÀ a riportare la vita e l' arte nel centro di una città ancora oggi, e chissà per quanto, ridotta a un fantasma. Com' è nata l' idea? «Claudio Abbado ha diretto l' orchestra Mozarta giugnoa L' Aquila ed è rimasto molto colpito. Voleva a tutti i costi creare in città un luogo per la musica. L' orchestra Mozart ha cominciato a raccogliere i fondi, la provincia di Trento è stata da subito molto generosa, Claudio mi ha chiamato, anzi quasi convocato, e io naturalmente ho obbedito». Tanto per cominciare è un bel progetto, in qualche modo parente dell' Auditorium romano, con l' idea di base dello strumento musicale. «In questo caso anche il materiale dello strumento musicale. Il legno proviene dai boschi di larici trentini, ben noti ai liutai». Avrete disboscato le valli, viste le dimensioni. «Pianteremo 220 alberi che daranno in 25 anni la stessa quantità di legno. È uno dei vantaggi di costruire con il legno». Lei ha una grande esperienza nella ricostruzione di città ferite dalla guerra, ieri Berlino e Sarajevo, oggi Beirut. In che cosa è diverso lavorare in una città devastata da un terremoto? «In realtà è molto simile. L' Aquila assomiglia alle città devastate dai bombardamenti, alla vista e nell' anima. L' aspetto più importante è sempre tornare a popolare i luoghi della tragedia con la bellezza, l' allegria, la cultura. Ma subito, senza aspettare i tempi della ricostruzione». A proposito, qual è il suo giudizio su quanto è stato fatto finora e sui progetti? Esiste un grande dibattitoe anche molta paura. «Il mio giudizio è molto positivo sul come si è fronteggiata l' emergenza. La rapidità con cui sono stati messi a disposizione i prefabbricati, sempre grazie alla provincia di Trento, è un fatto inusuale e positivo: Ma il vero miracolo non è questo, il miracolo sarà ricostruire presto e bene il centro storico». C' è il rischio solito italiano, dell' emergenza permanente? «Sì, c' è il rischio che i prefabbricati provvisori diventino definitivi, la casa degli aquilani per vent' anni. Sarebbe una tragedia. Il centro storico della città non è soltanto straordinariamente bello, ma intimamente legato al suo popolo. Se passeranno troppi anni da qui alla ricostruzione, L' Aquila corre il pericolo di diventare una moderna Pompei. Un museo a cielo aperto». Come si può ricostruire prima e meglio? «Un segnale lo diamo con questo auditorium, e con il materiale usato, il legno. Un materiale leggero, umile, flessibile, quindi per natura antisismico, rinnovabile. Sono le ragioni per cui è così diffuso in Giappone. Inevitabilmente non sarà possibile ricostruire la città antica esattamente com' era, occorrerà ricucire le ferite. Se lo si farà in legno, piuttosto che in cemento, oltre al vantaggio economico ed estetico, si accorceranno della metà i tempi». Belle idee che si scontrano spesso con pessimi interessi. Il suo collega Shigeru Ban, l' architetto giapponese incaricato di ricostruire il conservatorio e l' auditorium aquilani, usando addirittura la carta,è stato impallinato da violente critiche. «È pazzesco. Il suo progetto è magnifico. Spero che vada avanti in ogni caso. Sta già ricostruendo l' auditorium definitivo e l' idea che si faccia con la carta è un segnale straordinario, non solo per L' Aquila e l' Abruzzo, ma per tutte le aree a rischio terremoto. Il Giappone ha naturalmente molto da insegnare». Il suo aeroporto di Osaka, considerato una delle grandi opere di ingegneria del millennio, ha resistito allo spaventoso terremoto di Kobe. Com' è possibile che in Italia terremoti di media intensità provochino tali catastrofi? «In Italia esiste o è esistita per lungo tempo una consuetudine criminale nel settore dell' edilizia. Si è costruito con la sabbia, con colate di cemento. Edifici storici che avevano retto per secoli ai terremoti, come le basiliche di Assisi, il barocco di Noto e lo stesso duomo dell' Aquila, sono crollati per colpa di interventi da palazzinari. Tutti sappiamo che i morti del terremoto in Abruzzo sono vittime di questo e non di una tragica fatalità. Si può soltanto sperare che la lezione sia servita e che siano state le ultime vittime della speculazione». È possibile pensare, oltre a restaurare, anche a costruire qualcosa di nuovo sulle macerie, per il futuro della città? «Sarebbe un atto di coraggio. L' Aquila si presta, perché è una città che vive di cultura, di università. È una questione di coraggio. Gli aquilani ne hanno dimostrato molto. Ma se la politica pensasse davvero al futuro, e non alle immediate scadenze, ne sarei molto sorpreso». - CURZIO MALTESE