Ha sicuramente ragione e fa bene il direttore Bernabò ad auspicare che l'emergenza faccia finalmente scuola. Nel senso che «al di là delle belle parole sulle aree vaste, c'è davvero sempre più bisogno di gestioni unitarie, di concertazione degli interventi, di pianificazione complessiva. Anche perché la natura è indifferente ai confini delle Province e ai loro piccoli feudi». In queste poche righe sono presenti termini da tempo desueti a cominciare da pianificazione ma anche concertazione. L'una e l'altra sono indispensabili infatti per prevenire efficacemente e non a chiacchere eventi che riguardando ampi territori caratterizzati da molteplici aspetti e problemi richiedono appunto non soltanto risorse adeguate ma anche progetti e una gestione non limitata al 'dopo' della protezione civile. C'è qui la conferma più evidente della portata e complessità e anche drammaticità della partita ambientale non riducibile - neppure in Toscana - alla filiera - diciamo così - comuni, province e regione costrette a chiedere aiuto ad uno Stato che non nega solo, ecco il punto, risorse necessarie ma anche politiche ambientali serie e valide. Se qualcuno si prendesse la briga - e molti dovrebbero farlo specie chi ha responsabilità di governo a qualsiasi livello - di andare a vedere se e in che misura questi problemi della tutela del suolo e dell'ambiente sono presenti in quei documenti che circolano e che dovrebbero segnare l'avvio del federalismo nel nostro paese non faticherà a scoprire che praticamente non ve n'è traccia. Del resto dinanzi ai danni provocati ancora una volta da eventi quasi sempre annunciati in quanti si sono ricordati - e non solo a Roma - che noi abbiamo una legge importante sui bacini idrografici da pochi anni menomata e da più anni mal gestita da ministeri che di pianificazione e concertazione - di cui parla giustamente Bernabò - non vogliono sentir parlare? E non solo per l'assetto idrogeologico perché la musica non cambia se guardiamo alla natura e al paesaggio. Di quali riforme si ciancia se le poche buone leggi di cui ci si è dotati sono manomesse, ignorate, non finanziate? E qui la domanda non va ricolta solo a Roma. Arno, Serchio, Magra e tanti altri ambiti idrografici, come ha opportunamente ricordato l'assessore Marco Betti su questo giornale, non possono aspettare solo il governo che se ne infischia. Ma per farlo devono agire a quei giusti livelli di area vasta che una gestione esclusivamente o prevalentemente di stampo urbanistico non è in grado, come si può vedere, di fronteggiare. Quel nuovo passo di cui parla giustamente Enrico Rossi a proposito della nostra regione deve riguardare anche questo fronte.