DA ROMA parole che non si dimenticano quelle che pronunciò il 5 maggio 2007 il capo della Procura di Larino, Nicola Magrone: «Chiedo la condanna degli imputati a nome dei 27 bambini e della maestra uccisi dal crollo della scuola Francesco Jovine (cinque anni prima a San Giuliano di Puglia, ndr), costruita come non si costruirebbe nemmeno un canile, senza il rispetto di alcuna norma di legge. Una scuola frutto di decisioni assassine, che ha fatto conoscere al mondo il volto dell'Italia peggiore, quella più cinica, più sguaiata, più disabituata al rispetto delle regole più elementari». E che ha ucciso di frequente. Nel 1999 la Protezione civile guidata da Franco Barberi pubblicò una monumentale mappatura del rischio sismico nel Mezzogiorno (oltre un migliaio di pagine) studiando oltre 42mila edifici. Quelli crollati a L'Aquila il 6 aprile 2009 erano tutti nell'elenco dei più a rischio. Dieci anni dopo, la mattina del 10 ottobre 2009, il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è in Parlamento per riferire dell'alluvione a Messina: «Sappiamo da sempre che l'Italia vanta il record dei rischi naturali, da quello vulcanico, a quello sismico, a quello del dissesto idrogeologico», tuttavia «si è costruito e si è utilizzato il territorio come se tali rischi non fossero una reale minaccia alla vita dei cittadini». Nel 2008 Legambiente redasse uno studio titolato Il viaggio nell'Italia a rischio idrogeologico a dieci anni dalla tragedia di Sarno : il territorio della Calabria, per esempio, è «martoriato dall'abusivismo e da un'urbanizzazione irrazionale e selvagia», si classifica per la geologia e l'idrografia dei corsi d'acqua «tra le regioni maggiormente a rischio di frane e inondazioni d'Italia». Risultati? «Nel 1996 l'esondazione dell'Esaro ha allagato Crotone e provocato 6 morti». Nel 2000 un'ondata di acqua e fango ha travolto il campeggio Le Giare, costruito nell'alveo del fiume Beltrame a Soverato causando 13 vittime. Nel 2005 una frana ha inghiottito letteralmente Cavallerizzo, piccola frazione del comune di Cerzeto, in provincia di Cosenza. Il 3 luglio 2006 a Vibo Valentia forti precipitazioni estive hanno travolto la diga di case e villaggi (molti abusivi) causando 4 vittime. Ancora. Nel 2008 venne realizzata da Legambiente e Protezione civile l'indagine Dossier Ecosistema Rischio 2008 , Il rapporto svelò come 5.581 comuni siano a rischio idroeologico, il 70 dei comuni italiani: fra questi, 1.700 sono a rischio frana, 1.285 a rischio alluvione e 2.596 a rischio insieme di frana e di alluvione. Del resto quello idrogeologico (con quello sismico) è il rischio più grave e quello che più incide sul numero delle vittime e sui costi: nel 79 dei comuni coinvolti nell'indagine Dossier Ecosistema Rischio 2008 sono presenti abitazioni in aree con pericolo di frane e alluvioni. Proprio in Calabria, come anche in Umbria, la sicurezza idrogeologica è mancante nel 100 dei comuni. Gli edifici pubblici da consolidare, poi, sono in Italia 75180mila, le scuole in zone sismiche 22mila (ma quelle da mettere a posto 40mila). Paolo Stefanelli, presidente degli ingegneri, sostiene che praticamente tutti gli edifici costruiti negli anni 50 e 60 sono a rischio sismico e, statisticamente, «saranno colpiti in un arco di tempo che va dai 5 ai 30 anni». Paolo Rocchi è ordinario di Consolidamento degli edifici storici alla Sapienza di Roma (oltre che progettista del salvataggio della Basilica di San Francesco d'Assisi, danneggiata dal terremoto del 1997): «A prescindere dai criteri antisismici aveva spiegato il 10 aprile scorso se progettato e ben costruito, un edificio in cemento armato resiste a un terremoto di medio-alta intensità».