Ho avuta l'avventura di conoscere a suo tempo personaggi come Berenson, Longhi, e altri guru della storia dell'arte, e di essere rimasto ammirato dalla loro capacità di individuare e autenticare alcune opere di antichi maestri poco note o appena riscoperte. Ma ho anche assistito e partecipato alla scandalosa vicenda dei falsi Modigliani considerati veri da sovrintendenti e noti accademici, mentre era evidente la loro falsità. Per non parlare poi, della ventura di Han van Meegeren e dei suoi fiamminghi perfettamente imitati e creduti tali dai maggiori esperti. Ebbene, oggi, credo che la situazione sia un po' diversa: intanto perché riconoscere l'autenticità di un dipinto rimane pur sempre discutibile, per quanto riguarda l'arte del passato; anche perché l'arte contemporanea molto spesso è più ingannevole di quella d'un tempo. Eppure ritengo che un sicuro «intenditore» anche oggi debba e possa essere in grado di identificare il vero dal falso per la tranquillità dei poveri (o ricchissimi) collezionisti e dei grandi musei. Sta verificandosi tuttavia un fatto nuovo, un tempo imprevedibile: con i nuovi mezzi elettronici e la computerizzazione (vedi il famoso caso delle «Nozze di Cana» di Paolo Veronese alla Fondazione Cini di Venezia, nella foto a sinistra un particolare) diventerà aleatorio domani sostenere quale sia un'opera autentica (con gioia di tutti i falsari e minor gioia dei cosiddetti competenti).