Il sopralluogo Dopo due anni e mezzo di lavori ecco i locali restaurati dove stanno tornando gli antichi testi L'attesa Quando fu annunciata la chiusura la comunità scientifica internazionale precipitò nel panico: appelli e suppliche al Papa L'autore è Menandro, grande commediografo greco del IV secolo avanti Cristo. L'opera è Titthe, ovvero «La balia»: e non la si troverà nelle antologie, è un inedito assoluto, si sapeva solo il titolo. Per capire come sia saltata fuori, e sapere di che cosa parla, bisogna anzitutto venire qui: luce fredda che s'accende al passaggio dei pochissimi che vi hanno accesso, temperatura tra i 20 e i 21 gradi, tasso d'umidità tra 50 e 55, scaffalature di ferro a colmare ogni centimetro di spazio. Silenzio assoluto. E ottantamila fra codici paleocristiani e manoscritti greci, arabi, persiani, copti, ebraici... C'è pure un manoscritto inca. L'ambiente più prezioso della più preziosa biblioteca umanistico-rinascimentale mai esistita è interrato, come si conviene ad ogni tesoro. Lo chiamano il bunker. «A prova di bomba», sorride monsignor Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca Vaticana. Al quarto livello del palazzo cinquecentesco un dedalo borgesiano di volumi a perdita d'occhio, passaggi, sale e laboratori dove i livelli non corrispondono ai piani tra il cortile del Belvedere e quello della Pigna, le vetrate interne mostrano le finestre dell'Archivio Segreto dall'altra parte dell'ampio cavedio, ma pare di stare al piano terra. Qualche pianta al centro del cortile e, a ben vedere, uno zoccolo grigio ai margini. È il bunker: un parallelepipedo di cemento armato senza finestre né aperture. «Chissà se l'opinione pubblica ha idea di ciò che la Chiesa custodisce per l'intera umanità», considera monsignor Pasini, 59 anni, studioso di agiografia bizantina e paleografia greca. Già viceprefetto della Biblioteca Ambrosiana, Cesare Pasini è arrivato nel 2007 e ha un precedente impegnativo: l'ultimo che dall'Ambrosiana passò alla guida della Vaticana, nel 1914, si chiamava Achille Ratti e divenne poi Papa Pio XI. Lui ride, «si fa quel che si può!», al momento ha altro a cui pensare: «Il 20 settembre 2010, dopo tre anni, la Biblioteca Apostolica riaprirà al pubblico». La comunità scientifica mondiale precipitò nel panico, quando fu annunciata la chiusura per restauri: suppliche al Papa, appelli, una lettera aperta di docenti e atenei da tutto il pianeta. E ora ci siamo, il Palazzo che Sisto V fece costruire all'architetto Domenico Fontana alla fine del Cinquecento si mostra ancora come un cantiere, ma il più è fatto. C'erano problemi statici e la necessità di ristrutturare, anche negli edifici che ospitano i magazzini adiacenti: non è facile, oltre agli 80 mila manoscritti, conservare un milione e seicentomila volumi a stampa, 8.300 incunaboli, 74 mila documenti d'archivio, centomila stampe e incisioni, trecentomila tra medaglie e monete, ventimila opere d'arte. «Alcuni pensano sia una biblioteca "religiosa", devozionale. Omagari ci chiedono se abbiamo degli evil books, il libri del male!». Già, esistono anche libri che un tempo la Chiesa metteva all'Indice? «Vede, come Biblioteca noi non abbiamo né dobbiamo avere criteri al riguardo. I nostri criteri sono scientifici, riguardano lo studio: non ci sono evil books! Le opere sono valutate secondo il loro valore scientifico. E questo secondo l'ispirazione originaria di Niccolò V». Fu questo grande pontefice umanista, il ligure (di Sarzana) Tommaso Parentucelli, il vero fondatore: eletto nel 1447, appassionato di codici classici e cristiani, lasciò alla sua morte una biblioteca papale quadruplicata, con 1500 manoscritti. La Biblioteca venne poi costituita ufficialmente da papa Sisto IV con la bolla Ad decorem militantis Ecclesiae del 15 giugno 1475. Una tradizione che s'è arricchita nei secoli. Dal Codex Vaticanus del IV secolo, il più antico testimone completo della Bibbia greca, al Papiro Bodmer: la trascrizione più antica dei Vangeli di Luca e di Giovanni, tracciate fra l'anno 175 e il 225, meno di un secolo e mezzo dopo la composizione. «Un papiro fatto a libro può avere un numero di fogli limitato: se c'era un Luca-Giovanni, significa che esisteva anche un Matteo-Marco: i quattro vangeli canonici già nel II secolo, come conferma anche Ireneo...». E poi i Virgilio romano e vaticano, una Divina Commedia di fine Trecento... Gioielli noti agli studiosi. Eppure, l'apertura riserverà loro non poche sorprese. Anche se, per la più bella, bisognerà aspettare un po' di più: «Il Salone Sistino, che faceva parte del percorso dei Musei Vaticani, è di nuovo a disposizione della Biblioteca e appena possibile è del Cinquecento, i restauri sono particolarmente delicati tornerà ad essere una sala di consultazione aperta agli studiosi». Una «scelta controcorrente», spiega monsignor Pasini: «Le biblioteche di tutto il mondo tendono a diminuire gli spazi di lettura perché le collezioni crescono, noi andiamo in direzione opposta e già all'apertura potranno entrare almeno 250 persone al giorno».