Ma le porte di cristallo scorrevoli, i controlli della retina, gli infrarossi, insomma tutto quello che si vede nei film e si legge nei thriller? In coda Alla vigilia della chiusura, il 14 luglio 2007, fila all'ingresso della Vaticana «Ma figuriamoci! Le cose tipo Codice Da Vinci e simili sono tutte panzane». Il professor Paolo Vian, direttore della sezione manoscritti, si fa una risata: «Non c'è nulla di più aperto alla conoscenza della Vaticana. Qui non èmai esistito un "inferno" di libri "osceni", la sua ampiezza è davvero cattolica, universale: dalla patristica a Euclide, Tolomeo, i filosofi greci, la poesia latina, i codici precolombiani, ci sono pure libri di foglie di palma! Bisogna solo avere la pazienza di frequentarla, la Biblioteca, di conoscerla. Nessun mistero, o meglio: è un mondo misterioso perché è complesso, difficile, ma è pronto a mostrarsi a chi ha il tempo di studiarlo». Nel caso di Paolo Vian, è quasi il tempo di una vita. Se il fratello Giovanni Maria, storico e filologo, dirige l'Osservatore Romano, lui ha seguito le orme del padre Nello, studioso amico di Giovanni Battista Montini, dagli anni Trenta al 1976 assistente e poi segretario della Biblioteca. «Ma quand'eravamo piccoli restavamo fuori, abbiamo cominciato a entrare a diciassette, diciotto anni». Giusto nel prossimo autunno, uscirà il primo dei sette volumi sulla storia della Vaticana cui sta lavorando assieme a Francesco D'Aiuto. Che cosa ne è stato degli ottantamila manoscritti, durante i restauri? «Il deposito è abbastanza recente, anni Ottanta, ma è stato completamente ristrutturato: un fissativo sul soffitto perché non facesse polvere, nuovi impianti e pavimentazione Soprattutto è stata creata una sala a parte per i papiri: ad un tasso di umidità più basso, tra 30 e 35. Così, insieme ai manoscritti, li abbiamo spostati nel grande deposito dell'Archivio Segreto, sotto il cortile della Pigna». E come avete fatto? «Con un camion, andando piano. In fondo sono poche centinaia di metri. Ma è stato un lavoro lungo, in effetti una triangolazione senza precedenti. Di solito si passa da un deposito permanente a un altro permanente, qui abbiamo fatto avanti e indietro. Il lavoro di imballaggio è partito nel settembre 2007, quello di trasporto è cominciato il 28 gennaio 2008 ed è finito il 31 luglio. Sei mesi, lavorando tutti i giorni. Il ritorno è stato più semplice: da luglio a settembre 2009, approfittando della chiusura estiva, siamo passati attraverso l'Archivio». Che accadrà, il 20 settembre? «Temiamo un po' l'affollamento, come nel 2007: quando venne annunciata la chiusura, ci fu una specie di psicosi, le code degli studiosi arrivavano al cortile. Ma i posteri saranno grati a chi ha avuto il coraggio di chiudere per fare questi lavori». Il cardinale Bibliotecario Raffaele Farina rassicurò: c'erano il catalogo online, le riproduzioni fotografiche, la consulenza, i microfilm Eppure non è la stessa cosa, no? «Molte biblioteche tendono a dare solo copie digitali o microfilm, ma la Vaticana mantiene la sana tradizione a beneficio, ovviamente, degli studiosi qualificati di dare i codici: se uno vuole studiarlo, deve prenderlo fra le mani».