Vogliamo creare una commissione super partes per verificare lo stato degli argini e della diga di Vagli Sono pronti per creare un comitato di largo respiro, che comprenda Oltreserchio, Garfagnana e la zona pisana rimasta vittima dell'esondazione del Serchio. Un grande gruppo organizzato in rete, insomma, che si farà carico di informare la gente porta a porta e di fare anche le barricate e gli striscioni, se ce ne sarà bisogno. È il comitato dell'Oltreserchio e Colline Lucchesi che ritorna. Costituito il 28 gennaio 2005, fu tanto agguerrito ed efficace da riuscire a scongiurare la realizzazione di un collegamento autostradale della Lucca Modena (il lotto zero) nel pieno del suo territorio. Il suo primo pronunciamento sull'alluvione di Natale 2009, che ha messo in ginocchio le frazioni di Santa Maria a Colle, San Macario in Piano e San Pietro a Vico, recita che «l'Oltreserchio ha sviluppato la sua vocazione residenziale nel rispetto del territorio che ancora esprime le qualità dell'antico paesaggio lucchese, altrove spesso degradate e cancellate dall'eccessiva cementificazione. L'Oltreserchio rivendica lo stesso diritto di essere posto in sicurezza, rispetto al rischio idraulico, garantito alle altre zone comunali. L'idea che debba costituire la cassa di espansione del Serchio è malsana e vergognosa». E aggiunge che «nell'eventualità di una futura piena occorre che la popolazione sia informata su come comportarsi. Occorre costituire una rete territoriale in grado di allertare in tempo reale i cittadini, anche utilizzando strumenti informatici e segnalazioni sonore di allarme». La mobilitazione vera del comitato Oltreserchio è appena partita. «Avevamo oltre 8mila adesioni - spiega Luigi Talarico (residente a San Macario, fu uno dei fondatori del comitato) -; nel gruppo dirigente eravamo circa 30 persone. Una decina di noi si sono sentiti sulla possibilità di riaprire un fronte sull'alluvione e sono d'accordo. Sentiremo tutti prima di ripartire in pieno, faremo una scrematura fra chi vuole aderire al nuovo fronte e chi no. Domani sera intanto (stasera, ndr) parteciperemo all'assemblea pubblica nella chiesa di Santa Maria a Colle. Non vorremmo che fosse una riunione organizzata da politici che vogliono trarne profitti elettorali o che intendono modulare l'azione dei cittadini, magari promettendo un rimborso a ogni famiglia. La politica deve essere a servizio della gente, non deve condizionarla». Talarico spiega che «come successe per il lotto zero, vorremmo anche oggi creare una commissione super partes costituita da noi cittadini con il supporto di tecnici di esperienza per verificare la situazione idrogeologica dell'area alluvionata, la condizione degli argini del fiume e delle dighe, il tipo di manutenzione eseguita, la logica con cui i tecnici hanno operato. È nostra intenzione - aggiunge - costituire un comitato più allargato che in passato, che arrivi fino a Nodica, Vecchiano e in Garfagnana, per avere il polso sul funzionamento della diga di Vagli». Il comitato, sottolinea ancora Talarico, sarà come e anche più che in passato slegato dalla politica. «A maggior ragione se la politica volesse giocare d'anticipo, noi andremo cauti prima di dare qualsiasi adesione. Non escludiamo di fare un secondo passaggio: di informare i cittadini suonando a ogni campanello, anche dopo la riunione nella chiesa di Santa Maria. Vogliamo essere noi a presentare le nostre istanze alla politica. Se ci vorranno striscioni, li faremo». C'è attesa oggi per il doppio appuntamento in tema di alluvione. Alle 15,30 a Palazzo Santini è previsto il consiglio comunale, e alluvionato conferma che vi assisterà. Stasera alle 21 gli alluvionati si riuniranno nella chiesa di Santa Maria, messa a disposizione dal parroco Andrea Buchignani. Dimenticato S. Macario sott'acqua «Case allagate, ma non ci danno una sistemazione» LUCCA. «Da Natale siamo costretti a vivere in 7 in casa di mia figlia, un appartamento di 50 metri quadri nel complesso della Fornace a S. Macario. Ho telefonato tre volte alla protezione civile, sono andata anche al punto di raccolta a S. Maria a Colle». Protesta Maria Felicina Lucchesi, una pensionata che abita accanto alla scuola materna delle suore sotto via delle Gavine, a S. Macario in Piano: «Almeno per un mese nella mia casa non potrò entrare. Con mio marito, pensionato come me, mia figlia che è senza lavoro e il suo bambino siamo accolti da un altra nostra figlia. Abbiamo subito danni per almeno 50mila euro, ma della realtà di S. Macario si parla poco». La famiglia Lucchesi insiste nel chiedere ascolto, ma nessuno finora si è fatto avanti. Come accade per altre famiglie della zona: «L'acqua è arrivata fino alla materna, che ancora non si sa quando riaprirà - dicono -. Era alta oltre un metro e venti ed è rimasta sui 40 centimetri per due giorni. Il tratto tra la Sarzanese e via delle Gavine è finito sott'acqua come S. Maria a Colle, ma pochi sembrano essersene accorti». A S. Macario tanta gente ha cominciato a rendersi conto di quanto avveniva intorno alle 7: «Mi ha svegliato una conoscente che tornava dal turno di lavoro - racconta la signora Lucchesi - dicendomi che il Serchio aveva rotto. Sono uscita e ho visto gli uomini della protezione civile. Ma mi hanno detto che a S. Macario non ci sarebbero stati problemi. Invece, verso le 8, ho visto l'acqua che stava arrivando. Con mio marito abbiamo cercato di tamponare alla meglio al piano basso, ma quando è arrivata l'ondata ha buttato giù porte e stipiti. Un disastro. Sono giorni che lavoriamo per pulire, ma in casa chissà quando potremo tornarci. Nessuno però ci ha offerto un'alternativa rispetto al miniappartamente in cui viviamo in 7». I dirigenti comunali: «Fiume in condizioni apparentemente normali» Serchio, rottura improvvisa travolti anche i tecnici A preoccupare era stato sopratuttto il rio Contesora LUCCA. È alla base del confronto in consiglio comunale, oggi pomeriggio, la relazione sull'alluvione firmata dal dirigente comunale Graziano Angeli e dal responsabile della protezione civile comunale, Giovanni Santini. Nella relazione si mette in sostanza in evidenza come la rottura dell'argine a Ponte S. Pietro abbia colto tutti di sorpresa. A destare preoccupazione era soprattutto la Contesora, ma poi la piena ha prodotto la falla e le acque impetuose hanno rapidamente allagato tutta l'area che va da S. Maria a Colle a S. Macario e Nozzano. Pare di evincere, dal resoconto, che tra tecnici di Provincia, Comune e protezione civile c'erano stretti contatti e continuo scambio di informazioni, ma nemmeno gli addetti che monitoravano il livello del Serchio avevano intuito la rottura in arrivo, tanto da essere essi stessi investiti dal flusso uscito dal fiume. La rottura dell'argine. Erano le 6 del giorno di Natale. Ecco cosa dice la relazione indicando cosa è stato fatto dopo la rottura dell'argine destro del Serchio in via di Poggio, a monte e a valle del sottopasso autostradale: «Gli addetti al monitoraggio danno immediata comunicazione via radio dell'evento. A questo punto scatta un altro livello e tipologia di emergenza per cui vengono immediatamente chiuse via di Poggio, via della Chiesa e via dei Bollori ed attivato tutto il sistema di assistenza alla popolazione previsto per i casi di esondazione. La Prefettura e la Provincia attivano immediatamente ed integralmente i rispettivi sistemi di riferimento ed anche il Comune attiva tutto il personale tecnico necessario. Nell'immediato i vigili del fuoco cominciano a prelevare le persone che chiedevano di essere allontanate». L'allerta. Lo stato di "allerta 2" era scattato alle 11.46 del 24 dicembre su disposizione del servizio comunale di protezione civile. «La Provincia, dal canto suo, attivava il servizio di piena del fiume Serchio, per la verifica e la contestuale comunicazione dei livelli di portata del fiume - si legge nella relazione -. Alle 21.30 veniva costituito il Coc (centro operativo comunale)» e decretata l'attivazione delle funzioni di controllo della piena e degli eventuali interventi e assistenza. Paura sotto la Contesora. Fino alle 2 a destare preoccupazione era stata sopratutto la zona tra Vinchiana e Ponte a Moriano. Ma intorno alle 3 la criticità si era spostata a S. Maria a Colle dove le squadre di volontariato già stavano effettuando il monitoraggio del territorio nelle zone assegnate. «Le comunicazioni - scrivono Angeli e Santini - venivano poi immediatamente interscambiate con gli uffici della Provincia e della Prefettura. Alle 3, su richiesta del Coc, la Provincia valuta l'opportunità di chiudere il Ponte S. Pietro. L'ing. Gaddi della Provincia, agli esiti della valutazione, comunica che, sulla base del sopralluogo effettuato dall'ing. Mazzoni, vi era residuo margine di portata del fiume per cui non vi erano ancora condizioni per la chiusura del Ponte che restava sotto costante osservazione. «Alle 3.20, su richiesta di coloro che stavano monitorando il Contesora, l'ing. Gaddi si recava a valutare la situazione, essendosi rilevata una notevole fuoriuscita di acqua dalla base del parapetto dell'argine, all'altezza del sottopasso dell'austostrada, in direzione S. Maria a Colle. Anche alla presenza dell'assessore Cappellini, viene data immediata disposizione al Coc affinché il personale volontario, i vigili del fuoco, la polizia municipale e polizia di Stato, si adoperassero da subito per informare la popolazione della possibile tracimazione del torrente Contesora». La chiusura di Ponte S. Pietro. Alle 4.15 il ponte S. Pietro, si spiega nella relazione, «viene precauzionalmente chiuso su indicazione dell'ing. Gaddi, a mezzo degli addetti del servizio reperibilità del comune di Lucca, delle forze dell'ordine e dei volontari. Giunge nel frattempo una segnalazione al Coc da via di Filettole 880 dove gli abitanti dell'ultima casa prima della strettoia delle cateratte di Nozzano richiedevano sacchi di sabbia per impedire all'acqua che fuoriusciva dalle cateratte di entrare nell'abitazione. Nel contempo la pattuglia della polizia municipale continuava ad avvisare la popolazione tra via della Contesora e di via di Poggio S. Maria a Colle del potenziale pericolo, dando indicazione di allontanarsi dalla zona o di salire ai piani superiori». Fino alle 5 «nessuna diversa indicazione poteva essere fornita non solo riguardo alla possibile esondazione del fiume Serchio, ma nemmeno riguardo alla rottura dell'argine del medesimo, fin lì in condizioni apparentemente normali». ALLE 15.30 Consiglio straordinario LUCCA. Si tiene oggi alle 15,30 la riunione straordinaria del consiglio comunale sulle cause dell'alluvione, le iniziative a protezione del territorio e le iniziative a sostegno delle famiglie e delle aziende colpite. La convocazione era stata sia dalla maggioranza che dall'opposizione. Il presidente Baccelli: «Dobbiamo studiare la meteorologia mutata e rivedere le soglie di rischio» Dieci milioni per rifare gli argini Prestiti alle famiglie e agevolazioni alle imprese in attesa dei risarcimenti I progetti per intervenire ci sono, abbiamo soltanto bisogno che Stato e Regione ci diano risorse adeguate MARCO INNOCENTI LUCCA. Prima il sindaco prima preso a male parole da alcuni alluvionati nel sopralluogo a S. Maria a Colle, poi il Comune al centro delle accuse scritte sui lenzuoli stesi sull'argine del Serchio a Ponte S. Pietro. Infine le accuse al presidente della Provincia Stefano Baccelli da parte di forze politiche di opposizione. C'è tensione sulla questione del mancato allarme per far evacuare la gente, finita sott'acqua in una vasta zona dell'Oltreserchio. A livello politico e istituzionale si cerca tuttavia di riportare il confronto sulle cose da fare, subito, per riparare e risarcire i danni e, soprattutto, garantire la tenuta degli argini del fiume e dei canali. Oggi alla seduta straordinaria del consiglio comunale par- teciperà anche il presidente della Provincia, che riferirà degli interventi compiuti dall'amministrazione di Palazzo Ducale per far fronte all'emergenza e per il ritorno alla normalità attraverso il ripristino degli argini, il risanamento delle frane, la ricostruzione delle strade e il ripristino dei collegamenti con i paesi isolati. Illustrerà anche la messa a punto di un programma di interventi strutturali o - come li definisce - "di sistema", in grado di mettere in sicurezza il territorio, sempre più minacciato da un rischio che pare diventato permanente. «L'urgente necessità - conferma Baccelli - di riflettere su quanto è accaduto, ma anche su quanto ancora potrebbe accadere, emerge in tutta evidenza dai dati sulla portata del Serchio nell'ultimo decennio. Dal 2000 al 2008, una sola volta il fiume ha registrato una piena poco superiore ai 450 metri cubi d'acqua al secondo. Dal dicembre 2008 al dicembre 2009 invece si sono contate 5 piene, di cui tre in dieci giorni: il 22 dicembre, quando il Serchio ha raggiunto una piena di 1200 metri cubi d'acqua al secondo; il 24 in cui ha toccato i 1800-1900 metri cubi al secondo; il 1 gennaio, quando il fiume si è assestato su 380-400 metri cubi d'acqua al secondo. «Se in questi giorni abbiamo dovuto soltanto pensare a come far fronte all'emergenza, il grosso del lavoro deve ancora venire. Il coordinamento fra istituzioni locali, protezione civile, volontari e cittadini che abbiamo realizzato e che come ha dichiarato più volte il responsabile nazionale della protezione civile, Guido Bertolaso, ha lavorato con ottimi risultati, rappresenta un'importante opportunità, la base su cui costruire un progetto di sistemazione del territorio integrato e di sistema. Strumenti e capacità per intervenire con efficacia sul territorio ci sono. Abbiamo solo bisogno che lo Stato e la Regione ci mettano in grado di farlo con adeguate risorse economiche». Che tipo di aiuti state pensando di dare ai cittadini e alle aziende che hanno subito danni dall'alluvione? «D'intesa con la Camera di commercio, con le fondazioni bancarie e con gli istituti di credito di riferimento delle fondazioni stiamo lavorando per mettere a punto linee di finanziamento agevolato diversificate, e cioè riservate alle famiglie e alle imprese. Si tratta di prestiti a tasso zero fino a 10mila euro per le famiglie e di finanziamenti fino a 50mila euro per le imprese, a tasso agevolato, da restituire al massimo in 5 anni, con preammortamento di dodici mesi a carico di Camera di commercio, Provincia e degli altri enti che vorranno aderire. In pratica, le ditte alluvionate potranno cominciare a restituire i prestiti alle banche a partire dal secondo anno, senza pagare gli interessi del primo anno». Dopo l'alluvione, c'è stato un continuo rimpallo di responsabilità. Quali sono i controlli di routine previsti sugli argini del Serchio e a chi spettano? «I controlli che competevano alla Provincia sono stati fatti, tanto che immediatamente sono scattate le operazioni previste dal regolamento del servizio di piena e gestione del rischio idraulico, come il controllo dei livelli idrometrici, la ricognizione sullo stato delle arginature, la rimozione degli ostacoli al deflusso. Inoltre si doveva comunicare al Comune e agli altri enti interessati l'entità della portata del Serchio, in modo da consentire al Comune di adottare tutti i provvedimenti del caso, come dispone la legge. Cosa che è stata fatta regolarmente». Quando e come ci si è accorti della falla apertasi nell'argine? E cosa è stato fatto per avvertire la popolazione e metterla in sicurezza? «Della rottura ci siamo accorti solo al momento in cui è avvenuta. E a quell'ora, le 6 circa, la massa d'acqua ha costretto tutti, tecnici, volontari e amministratori presenti ad allontanarsi verso Ponte San Pietro, una volta soccorse e messe in salvo le poche persone presenti all'incrocio tra via di Poggio e via della Chiesa. Dopo la zona interessata è diventata impraticabile in pochi minuti. Tanto è vero che, mi dicono, tre operai di una ditta incaricata sono rimasti isolati sull'argine e recuperati dai vigili del fuoco solo alle 15. «Io stesso ero sull'argine un'ora prima, ma solo per verificare il livello dell'acqua, preoccupato di un'eventuale tracimazione; non certamente di una rottura dell'argine. Tant'è che la fuoriuscita del Serchio mi ha sorpreso all'altezza di via della Chiesa e in pochi istanti mi sono ritrovato con l'acqua sino alla vita». E la questione del fontanazzo avvistato dai tecnici? «È vero che poco prima dell'effettiva rottura si era verificata la presenza di un fontanazzo di acqua bianca proprio all'altezza di via della Chiesa. I nostri tecnici stavano procedendo ad installare sacchi di sabbia per costruire una coronella, e la situazione era sotto controllo. L'argine non si è rotto però in quel punto e quindi collegare quel fontanazzo alla rottura è del tutto improprio». Quali controlli sono stati disposti ora per monitorare le condizioni degli argini ed evitare che le rotture possano ripetersi? «Intanto abbiamo ricostruito le due fratture dell'argine in soli tre giorni e in condizioni davvero difficili. Abbiamo dovuto realizzare un canale di scolo verso il Serchio, in aggiunta alle idrovovore, solo per poter accedere agli argini. E poi riempire le buche in golena, installare i geoblocchi, coprire con terra, impermeabilizzare con cemento. È stata una corsa contro il tempo perché i lavori dovevano essere realizzati entro mercoledì scorso quando era nuovamente previsto brutto tempo. «Lunedì, nella mattinata, le opere erano ultimate. Gli argini sono stati tutti controllati, ma occorre ben altro per essere sicuri che quel che è accaduto non si ripeta. Servono una certificazione di tutti gli argini del Serchio e interventi urgenti laddove necessario. Gli incontri tecnici sono già iniziati. Sono coinvolti: protezione civile nazionale, regione Toscana, le due province, i comuni interessati e l'Autorità di bacino. Occorrono risorse ingenti. Il piano dell'Autorità di bacino prevedeva investimenti per 500 milioni di euro mai finanziati. Noi calcoliamo che solo per ricostruire l'argine in sponda destra del Serchio da Ponte San Pietro a Nozzano siano necessari 10 milioni di euro. Nel frattempo, considerato quel che è accaduto - tre piene consecutive in dieci giorni, e la circostanza che gli argini sono stati sott'acqua per oltre 70 ore consecutive - occorre rivedere in via cautelare le soglie di rischio delle piene del Serchio e adeguare i piani di protezione civile alle nuove soglie». Di chi sono le competenze? «I controlli vengono regolarmente svolti dalla Provincia, dal servizio difesa del suolo. Il nostro compito, però, in base alle norme di legge, è limitato alla manutenzione ordinaria e straordinaria, per le quali ogni anno la Provincia investe circa 150mila euro. Gli interventi strutturali, invece, come l'adeguamento degli argini, sono individuati sul piano di bacino e rientrano nelle competenze dell'Autorità di bacino del Serchio. Vengono finanziati dal ministero dell'ambiente. Negli anni 2006, 2008 e 2009, il servizio difesa del suolo ha provveduto, con interventi di manutenzione, al taglio selettivo di alberi di alto fusto, alla movimentazione del materiale in alveo e alla riprofilatura nel tratto da Ponte San Pietro a Ponte a Moriano, per una spesa complessiva di 192mila euro, alla manutenzione delle aree di golena da Ponte a Moriano in giù (75mila euro), nonché al taglio e all'asportazione completa delle alberature morte trasportate dalle piene e di quelle sofferenti e già compromesse, sia nell'alveo che sulle sponde del Serchio (40mila euro). Una serie di interventi che sia il professor Raffaello Nardi che un'altra autorità in materia, qual è il geologo Carlo Chines, proprio sulle pagine del Tirreno, hanno definito in termini positivi». In passato gli alluvionati hanno atteso anni per ricevere alla fine pochi spiccioli, quando li hanno avuti. Quali garanzie ci sono che stavolta i danni vengano davvero rimborsati rapidamente? «Dipenderà dai tempi e dalle risorse dell'ordinanza nazionale sulla calamità naturale. Auspichiamo tutti celerità, ma proprio per non lasciare sole famiglie e imprese stiamo attivando due strumenti ponte, grazie a banche e fondazioni bancarie: uno per le famiglie, a tasso zero; uno per le imprese, a tasso agevolato, che intendiamo rendere operativi sin dalla prossima settimana». Anche dopo le alluvioni del 1992 e del 2000 si è continuato tranquillamente a costruire in zone a rischio esondazione. Restano e si ampliano grandi aree industriali sull'alveo del Serchio, si sono costruite scuole (come la De Nobili a S. Maria a Colle) in casse di espansione più volte finite sott'acqua, aree artigianali sotto l'argine della Contesora a S. Macario. E condomini sono ancora in costruzione sotto l'argine del Serchio a Nave, accanto alla Cerchia a S. Macario e in tante altre zone soggette a inondazione. Sono scelte ineluttabili? «No, sono scelte politiche. Le zone a rischio idraulico sono ormai certificate e note a tutti. Se si sceglie di far costruire lo si fa a rischio e pericolo di beni e persone. Serve un ulteriore salto di qualità nella difesa del nostro territorio. Ma molte cose sono state fatte. Penso proprio agli investimenti sugli affluenti realizzati dalla Provincia. In questa occasione hanno retto quando nelle altre alluvioni avevano ceduto. Ma chi ci garantisce la sicurezza assoluta? Far costruire in naturali casse di espansione del Serchio o di suoi affluenti è una scelta miope e, in alcuni casi, scellerata. «Anche a questo proposito, comunque, ci soccorre il parere autorevole del professor Nardi, il quale, ancora nei giorni scorsi, affermava testualmente: "Gli insediamenti produttivi e abitativi provocano un'importante pressione sulle aree di pertinenza fluviale ancora libere, che dovrebbero essere invece salvaguardate come zone di naturale espansione dei corsi d'acqua e per la realizzazione di interventi idraulici volti alla mitigazione del rischio, le cosiddette casse di espansione"».