A cento anni dalla guida del Bellucci ecco il volume che racconta il nuovo museodi MARCO SAIONI Perugia LA PRIMA guida del Museo archeologico si deve a quel geniaccio di Giuseppe Bellucci, chimico, antropologo e tanto altro ancora, come era del resto in uso tra i positivisti. Dopo la morte di Mariano Guardabassi, altro grande perugino, fu incaricato di riordinare le scompigliate collezioni museali. Nel giro di pochi anni realizzò l'obiettivo e nel 1910 pubblicò la "Guida alle collezioni del museo etrusco-romano di Perugia". La rilevante collezione privata costituì inoltre, dopo la sua morte, il primo nucleo della sezione preistorica per la quale il museo di Perugia sarebbe divenuto famoso in tutta Europa. Intorno al 1925 i Musei Civici, tuttavia, erano ancora allestiti in diverse sedi. Toccò ad un avvocato, stavolta. Così Umberto Calzoni, nominato direttore, riunì tutto a San Domenico. Non senza immani fatiche, delusioni e un trentennio di tentativi. Egli, grazie anche alle fortunate ricerche condotte a Cetona, arricchì il museo di straordinarie testimonianze dell'età del Bronzo. A lui si deve la seconda guida, uscita nel 1940, che conobbe varie ristampe, fino al 1971. Anche questa era tuttavia parziale in quanto pertinente alla sola preistoria. In pratica gli unici supporti ufficiali si datavano rispettivamente ad un secolo fa e alla seconda guerra mondiale. Rarità bibliografiche. In questi giorni sta per uscire il nuovo prodotto editoriale: "Invito al Museo. Percorsi, immagini, materiali del Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria. Quasi trecento pagine per raccontare quanto c'è da sapere sull'Umbria antica. Concepita come supporto per il visitatore, la guida propone anche immersioni approfondite per chi volesse saperne di più. In pratica un intero "pacchetto museo" da portarsi a casa. Il recente allestimento, che il volume s'incarica di raccontare, marca una definitiva discontinuità con il precedente assetto. Contenuti, selezione dei materiali e l'itinerario profondamente rinnovato, tendono ad offrire al visitatore adulto e all'utenza scolastica un quadro, il più chiaro possibile, della millenaria storia dell'Umbria. Le varie sezioni in cui si articola il percorso, definite da codici colore, consentono un costante orientamento temporale e la possibilità di approfondire taluni aspetti, consultando strumenti interattivi e più tradizionali supporti, (focus) collocati lungo le aree espositive. Il diffuso impianto esplicativo si avvale di pannelli di grande formato, dalle straordinarie ambientazioni evocative, affidati alle tavole dello studio Inklink e di Angelo Barili, meticoloso disegnatore scientifico. Sue sono infatti le ricostruzioni degli abitati preistorici. Un poderoso lavoro di ricerca restituito magicamente dal tratto della sua matita. Il nuovo allestimento inizia proprio con la sezione preistorica, dal taglio fortemente didattico. La sezione si apre con un'efficace sintesi paleoantropologica, affidata ad un racconto per immagini ed ambientazioni, che procede dalla comparsa dell'ominide all'Homo sapiens. Supporti multimediali interattivi consentono inoltre approfondimenti sul tema delle origini dell'uomo. Grande interesse provoca a tale proposito la doppia intervista. Quella che il visitatore può rivolgere a due scienziati, uno di ispirazione cristiana e l'altro, epistemologo della scienza. Basta agire sul "touch screen" e i due, Don Lorenzo Facchini e Telmo Pievani, danno la propria versione, garantendo autorevolezza e par condicio. Divertente ed istruttivo come un filmato di Quark è inoltre il video di archeologia sperimentale. Straordinario il tipo che accende il fuoco con due pietre e polvere di funghi. Lo stesso è anche capace di lanciare un giavellotto a notevole distanza con buona precisione. Dopo l'illustrazione delle tecniche di scheggiatura della pietra, si affronta l'epoca neolitica con particolari approfondimenti sull'uso cultuale delle grotte e sugli abitati. Un' esauriente esposizione incentrata sull'Età del Bronzo chiude la sezione. L'intero settore è punteggiato da reperti provenienti dal territorio, proposti nelle vetrine originali, restaurate per l'occasione. Da San Biagio della Valle, scopertasi improvvisamente zona sismica, proviene il rarissimo corredo dell'età del Rame. Di questo metallo erano fatte le armi del guerriero qui rinvenuto nel 1993. Si prosegue con i bei corredi restaurati da Cetona e con il ripostiglio di Gualdo Tadino. Mirabili i due dischi d'oro, un po' bombati per via di un vecchio restauro. Non c'è verso, per i più si tratta di primordiali reggiseni. Il viaggio continua verso Umbri ed Etruschi.