I nuovi fotografi e gli spazi "scartati" della metropoli Fabio Macherelli in mostra alla Cité con i suoi scatti sugli spazi "Junk" di Londra e Prato Luci e marciapiedi deserti, le insegne degli hotel, il rosso di un semaforo che sbava nella fotografia, la freccia pitturata sullasfalto. E Londra ma potrebbe essere una qualsiasi altra città. Gli scatti di un telefonino a bassa risoluzione sgranano lattimo, rendono solitario il movimento, sfocano il posto e lo trasformano in un non luogo geografico. Fabio Macherelli viaggia su un bus o su un treno, a Londra o tra Firenze e Prato: narra per immagini la fine della notte sulle rotte dei viandanti metropolitani, quelli che si fermano a guardare il «junkspace» (letteralmente: lo spazio spazzatura), pezzi di città che normalmente ignoriamo, angoli di asfalto, dettagli ingranditi: la scritta sul muro, la lattina schiacciata per terra, una foglia, il segno con la vernice bianca, una striscia gialla, qualcosa di dimenticato (come una forcina, il contenitore di un succo di frutta, un pezzo di giornale stracciato). Macherelli racconta in quaranta fotografie esposte oggi alla libreriacafé «La Cité» di borgo San Frediano (fino al 17 gennaio) il suo «Junkspace». Le terre metropolitane sono il punto di partenza per diversi giovani fotografi. «Giuseppe Toscano e Alessandro Destro per esempio - spiega Alessandra Capodacqua della Fondazione Marangoni di Firenze - hanno presentato al Festival della Creatività un lavoro su come cambia il paesaggio urbano al passaggio della tramvia: uno ha scattato le foto di notte, laltro di giorno lungo il percorso». Quello che emerge sono paesaggi nuovi, prospettive non familiari o volti che impariamo a conoscere sotto lenti diverse. Altro esempio, Alessio Bellagamba ha seguito una piccola tribù di punkabestia, ci ha passato insieme le giornate davanti a un supermercato in via Masaccio e ce li ha avvicinati facendoceli conoscere attraverso i dettagli: un piccolo tatuaggio sulla pelle, un neo sul collo, un maglione slabbrato, qualche graffio nelle mani, il naso di un cane, ma anche in un abbraccio, un bacio, una tenerezza di strada. Primissimi piani, zoomate per mettere a fuoco quello che, passando ogni giorno magari nelle stesse strade, lasciamo indietro. Francesca Sprecacenere, fotografa fiorentina, ha realizzato, dice ancora Alessandra Capodacqua, «un lavoro sullaeroporto di Peretola e sulla città vista al di fuori della bellezza canonica di certe cartoline: i panorami dai cavalcavia, le gru e gli edifici in costruzione». Unaltra Firenze. Sul quartiere di Peretola ha lavorato pure Chiara Cochi andando a confrontare quello che cè con quello che cera documentato nelle vecchie fotografie. Emanuele Baciocchi ha seguito i turisti andando a scoprire una Firenze vista coi loro occhi: monumenti, code allingresso dei musei, un piccione morto sul marciapiede, una sosta sfinita a una gelateria, una cartina in testa per ripararsi dal sole e molto altro. Dai loro obiettivi transita una città di spazi che spesso ci perdiamo. Di notte ha viaggiato Silvia Noferi raccontando le strade deserte, le macchine parcheggiate, la gente che dorme. Di recente (nel 2008) ha ambientato un lavoro dentro un albergo in ristrutturazione, ispirandosi al saggio di Gaston Bachelard intitolato «La poetica della reverie». Stanze vuote, marmi colorati, tappezzerie scollate e un «io» che tende a fuggire dal reale: «Di quale altra libertà psicologica godiamo oltre a quella di fantasticare?». Le fotografie che facevano parte di quel lavoro erano sono scattate allinterno di un albergo, lHotel Reverie appunto.
FIRENZE - Quella città dove non viviamo
Il fotografo Fabio Macherelli esporrà le sue fotografie "Junk" alla libreria La Cité di Firenze. Le immagini mostrano spazi urbani "scartati" come i junkspace, angoli di asfalto e dettagli ingranditi. Macherelli viaggia su bus e treni per raccontare la notte sulle rotte dei viandanti metropolitani. Altri giovani fotografi, come Giuseppe Toscano e Alessandro Destro, hanno presentato lavori su come cambia il paesaggio urbano al passaggio della tramvia. Francesca Sprecacenere ha realizzato un lavoro sull'eroporto di Peretola e Chiara Cochi ha confrontato le vecchie fotografie con quelle attuali nel quartiere di Peretola.
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