Nuccio Messina, ex direttore dello Stabile, spiega comè nato il progetto e gli obiettivi Gli orchestrali si stanno muovendo con lo stesso obiettivo? Ottimo, siamo aperti a qualsiasi collaborazione" Messina, perché sta cercando di provare a riaprire le porte del Piccolo Regio? «Si tratta di una sala importante nel panorama torinese, con un suo pubblico. È un peccato che sia chiusa, daltronde la Fondazione Regio non ha potuto fare altrimenti. Un passo doloroso ma necessario. Sarebbe un bel regalo per la città se tutti insieme, privato e pubblico, riuscissimo a fare qualche cosa». Ma il cartellone che occuperebbe il Teatro da quali compagnie sarebbe garantito? «Sarebbe una cordata, in parte nata spontaneamente. La chiusura del Piccolo non è passata inosservata. Basta anche vedere le lettere che sono state pubblicate sui giornali». Pensa che sia sostenibile a livello economico? «Sì, credo che ci siano i margini, anche perché i privati, rispetto al pubblico, possono limare meglio costi e spese». Con chi avete parlato di questa possibilità? «Mi è sembrato corretto in prima battuta sentire il parere del sindaco Chiamparino, non solo perché rappresenta la città, ma perché è il presidente dellente lirico. Ci siamo incontrati circa un mese fa, insieme con Susanna Egri. Mi è sembrato interessato». Con il sovrintendente Walter Vergnano vi siete già confrontati? «Non ancora. Vogliamo prima studiare un progetto completo, sentendo la disponibilità e i piani delle associazioni e compagnie che si sono mosse». Anche lorchestra e il coro del Regio si stanno muovendo per realizzare produzioni e spettacoli, indirizzati a diverse fasce, ad iniziare dalle scuole, che occupino la sala del Piccolo. Potreste collaborare? «Da parte nostra cè la disponibilità a collaborare con tutti. Nessuno pensi che la nostra sia unoperazione contro qualcuno. Lobiettivo è quello di riaprire una sala che è chiusa. Per far questo sono necessari spettacoli, concerti, produzioni, sponsor, il sostegno degli enti locali, della Fondazione, oltre al pubblico che riempia le poltrone». (d. lon.)