Gentile Direttore, è in corso un'incruenta battaglia tra le due città situate sui rami che volgono a mezzogiorno. E' inutile arrabbiarsi: l'unico dislivello a favore della nostra città è quello che la pone 45 metri più in alto sul livello del mare. Per il resto, ha ragione il dottor Vitali. E' la storia che conferma queste enorme differenza: Plinio, Giovio, Volta, dimenticando una miriade di altri ?modesti? personaggi comaschi, modesti, se raffrontati ai quei tre. Inoltre, i nostri ?nemici?, essendo nati prima e avendo potuto scegliere tra seta e ferro, preferirono la prima che, oltre a tutto non arrugginisce. Scrivere non si ossida e troppo borghese e non da l'esatta sensazione della ruggine. Dobbiamo ringraziare il Manzoni, che nato e morto a Milano (1785-1873), ebbe a Lecco grossi interessi patrimoniali e, buon per noi, che vi ambientò il suo grande capolavoro, altrimenti Lecco, a parte il ferro sarebbe un illustre sconosciuta. L'unico nostro vero uomo di cultura internazionale fu l'abate Antonio Stoppani (Lecco 1824, Milano 1891), che mi piace ricordare non come antagonista del Manzoni ma come grande scienziato e naturalista di livello non inferiore a Charles Robert Darwin, del quale si è celebrato quest'anno il primo bicentenario della nascita. Tutti e tre quasi contemporanei lasciarono un segno indelebile nella cultura mondiale. Proseguendo, non c'è possibilità di confronto. La nostra città non ha nulla da offrire e quel poco di nulla, continua a essere distrutto da amministrazioni infelici e incapaci che hanno permesso quello scempio che, quasi, nasconde il nostro patrimonio naturale, l'unico che possiamo contrapporre e che ritengo superiore a quello lariano. A corollario di quanto precede, basta percorrere Corso Promessi Sposi (povero Manzoni) e le vie adiacenti ma anche tutta la città, per rendersi conto dei danni irreversibili provocati dalla cementificazione selvaggia permessa da amministrazioni, ripeto, più incapaci che infelici. Sono state realizzate ?opere? che impediscono di guardare le nostre bellezze naturali: i nostri monti, posti dalla natura ai quattro punti cardinali, senza dimenticare che quegli immobili, quasi quotidianamente offerti e proposti per uso pubblico, ?La Meridiana? compresa, furono progetti quasi fallimentari, perché dopo oltre un decennio non hanno ancora trovato il loro assetto definitivo, un po' come quel monumento contestato in occasione di una partita di calcio, che si adatta perfettamente a quel tipo di architettura molto ?sessantottina?. Chi pretende il primo posto per la nostra città ha le fette di salame sugli occhi o lo fa perché coinvolto in quella triste speculazione che non è ancora terminata. Per me, lecchese e ?sporco campanilista?, queste righe sono una sofferenza, mi creda. Cordialmente. Giovanni Bartolozzi Lecco (e.g.) Che il cemento sia uno dei problemi è fuori discussione. Mi permetto di osservare, caro Bartolozzi, che la parola d'ordine - in questo delicato settore, trainante per l'economia - deve essere "qualità". Un'urbanistica rispettosa del contesto in cui si inserisce finisce per diventare un valore aggiunto. E non c'entra nulla con quegli scempi che l'inchiesta sul «lago ferito» ha messo tutti insieme, l'uno dopo l'altro.
LECCO - Quella cementificazione selvaggia permessa da troppi politici incapaci
La lettera è scritta da un cittadino di Lecco, che esprime la sua amarezza per la condizione della sua città. Afferma che la città è in competizione con Milano, che è più alta e ha una storia più ricca. Il cittadino ricorda la presenza di personaggi come Plinio, Giovio e Volta, che hanno contribuito alla storia della città. Inoltre, afferma che la città ha una bellezza naturale unica, con i suoi monti e il lago, che è stata distrutta dalla cementificazione. Il cittadino critica le amministrazioni locali per aver permesso di realizzare opere che hanno danneggiato il patrimonio naturale della città.
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