L'associazione "Salviamo il salvabile" mobilita la Sovrintendenza e i Comuni di Livorno e Collesalvetti Arcate crollate, piante cresciute ovunque: l'opera del Poccianti nel degrado La storica conduttura assediata dalle piante: è ormai una giungla ROBERTO CESTARI Arcate che stanno per crollare, tenute in piedi in maniera quasi miracolosa dai tubi che corrono lungo la parte superiore, altre che oramai hanno ceduto. Altre ancora con le piante che, crescendo, hanno addirittura scalzato dalle loro sedi le pietra delle volte. E poi, in altri punti, gli archi sono state recintate e inglobati in piccoli appezzamenti privati. Ecco quello che sta accadendo all'acquedotto leopoldino, la storica struttura realizzata a cavallo tra il '700 e l'800 da Pasquale Poccianti ed altri architetti, e che portava a Livorno, dopo un percorso di circa diciotto chilometri, l'acqua potabile di Colognole. Un acquedotto che ha resistito a guerre e altro, ma che niente può fare contro l'incuria nella quale versa da anni. Una denuncia, quella sullo stato di agonia di questa splendida realizzazione dei Lorena, che arriva dall'associazione "Salviamo il Salvabile" di Collesalvetti, presieduta da Angela Sagona. I soci del sodalizio hanno potuto constatare di persona cosa stia accadendo alle arcate che danno appunto anche il nome alla "via Degli Archi". Va ricordato, prima di tutto, che l'acquedotto è di proprietà del Comune di Livorno, dato in gestione all'Asa, e che questa proprietà comprende anche una fascia di rispetto di 14 metri, sette per lato, lungo il percorso delle condutture. I punti critici sono, partendo da Livorno, subito nella zona del Cisternino, in pieno parco, dove è persino vietato l'accesso ai non residenti, e dove invece da tempo funziona un passo carrabile per i camion diretti ad un piazzale. Subito dopo, percorrendo l'acquedotto, si incontra una prima recinzione intorno alle arcate: nonostante sia una zona di rispetto, qualcuno ha pensato bene di far sua la porzione di terreno sotto gli archi, piazzando una rete sia sotto che sopra alle arcate. Dopo, proseguendo lungo al via degli Archi, alla vecchia cava della cementeria, in localita Passo della Gallina, accesso di nuovo vietato da un grosso cancello piazzato all'epoca dall'industria cementiera. Adesso la cava è sequestrata da anni, e nessuno può accedervi. Successivamente, nei pressi di Nugola, un'azienda agricola ha inglobato nella sua proprietà un paio di chilometri di acquedotto, fascia di rispetto compresa. Per quanto riguarda i danni, la mancata manutenzione ha fatto in modo che l'acquedotto sia letteralmente assediato da piante di tutte le dimensioni: dalle erbacce che si annidano fra le pietra agli alberi cresciuti dentro le condotte, arrivando a spaccare le pietre. Questo succede lungo tutti i pozzi di ispezione, ormai tutti compromessi, ma in modo particolare anche sulle arcate. E al botro della Castellaccia, a Parrana San Giusto, le volte hanno ceduto e la conduttura resta in piedi solo perché retta dalle tubature che corrono al suo interno. Di questo stato di cose sono state più volte informate le autorità e la stessa Asa che gestisce la struttura, ma senza alcun risultato. Solo nelle ultime settimane, dopo un interessamento della Soprintendenza, il vicesindaco Marta Gazzarri ha coinvolto Provincia e Comune di Collesalvetti per discutere del problema. Dopo gli impegni verbali, si attendono atti concreti prima che accada il bis delle Terme del Corallo.