La Cassazione stronca Prosperius "Progetto illegittimo fin dallorigine" Palazzo Vecchio intanto rassicura i dipendenti di Villa Cherubini che lì si dovevano trasferire Lamministrazione comunale farà il possibile per evitare lo sfratto immediato da Villa Cherubini della omonima casa di cura di proprietà del gruppo Prosperius, scongiurandone in tal modo la chiusura che metterebbe a rischio il posto di lavoro degli 80 dipendenti più 93 altri lavoratori delle lavanderie, delle imprese di pulizia e di altri servizi. E limpegno che la giunta ha preso, per bocca di Bruno Cavini, portavoce del sindaco Matteo Renzi, che ieri mattina ha incontrato una delegazione dei lavoratori della casa di cura e alcuni rappresentanti sindacali, mentre altri dipendenti manifestavano davanti a Palazzo Vecchio. Peraltro, la strategia di uscita elaborata dal professor Mario Bigazzi, che guida il gruppo Prosperius, presenta al momento enormi margini di incertezza. Secondo i suoi progetti, la casa di cura, sfrattata dal 2004 dalla Piccola Compagnia di Maria delle suore inglesi Blue Sisters, proprietarie di Villa Cherubini, dovrebbe trasferirsi nel nuovo polo sanitario in costruzione a San Domenico. Ma il cantiere è sotto sequestro dal 18 febbraio 2008 e la magistratura, fino alla Cassazione, ha posto gravi ipoteche sul futuro del progetto. Lapidaria la Corte di Cassazione, che in una recente sentenza ha confermato la legittimità del sequestro e ha ribadito con forza che quellarea collinare di pregio, dichiarata «di notevole interesse pubblico» e vincolata con decreto ministeriale del 1951, non doveva essere violata. La Corte ha ritenuto illegittimo il permesso di costruire concesso dal Comune nel 2006, «perché rilasciato senza il preventivo nullaosta dellautorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico», e ancora più la variante del 2007. A tal proposito ha sottolineato che «lattività di variante non è ammessa per la modifica della destinazione duso, né per lalterazione delle volumetrie, né per laumento delle superfici utili». La Corte ha ritenuto inoltre illegittimi sia «il postumo parere favorevole della Soprintendenza», sia «i provvedimenti di sanatoria adottati dalla amministrazione comunale, anche in tema di tutela del paesaggio, col riconoscimento di compatibilità paesaggistica». Era stata la commissione comunale per il paesaggio, presieduta dal geometra Bruno Ciolli, a dichiarare il 27 febbraio 2007 la compatibilità ambientale del progetto di variante. Ora Ciolli è uno degli indagati per reati urbanistici e paesaggistici nellinchiesta sul cantiere di San Domenico, insieme con lex direttore dellurbanistica Maurizio Talocchini, con il professor Bigazzi e altre tre persone. Il pm Giulio Monferini ha chiuso le indagini. Dopo il lungo purgatorio, Prosperius sperava in un accordo con il Comune: demolizione delle opere abusive, sanatoria, convenzione per trasformare loriginario progetto per una casa di riposo per anziani nel grande polo sanitario. Un percorso che ora sembra sbarrato dalla Cassazione.