«Non sono il signor no' della legge sugli stadi. Sono il signor sì', ma seriamente e responsabilmente». Francesco Giro, 46 anni, laureato in filosofia, sottosegretario ai Beni culturali, allaccia le cinture di sicurezza. Non vuole che le nuove norme sull'impiantistica sportiva si trasformino in una 'wild card' da giocare sul fronte della speculazione edilizia. Onorevole Giro, la Federcalcio preme per l'approvazione rapida della legge. «Capisco e capisco anche la fretta delle società calcistiche. La legge, però, non prevede solo la costruzione di nuovi stadi o la ristrutturazione di quelli esistenti. Si potranno realizzare anche strutture residenziali e ricettive, strade, centri polifunzionali. La cosa non mi scandalizza, ma bisogna capire bene». Cosa non la convince? «Dobbiamo essere seri e proteggere il nostro patrimonio paesaggistico, che è meraviglioso ma già abbastanza devastato. Ce lo impongono la Costituzione e il buon senso. L'accordo di programma permette ai Comuni di andare in deroga, cioè operare varianti al piano regolatore. Insomma, si potrà edificare dove adesso è vietato. Io non sono un ambientalista fanatico, ma bisogna essere rigorosi». Per questo il Governo ha voluto che nel ddl fosse inserita la valutazione di impatto paesaggistico? «Esattamente. Non sarà possibile costruire impianti sportivi senza prevedere, nel piano di fattibilità, l'impatto paesaggistico. Un correttivo, questo, che è stato promosso dal Governo grazie alla collaborazione tra il ministro Bondi e il sottosegretario allo sport, Crimi. Il ministero per i beni culturali non era stato per nulla coinvolto nella discussione di questa legge. Non era giusto. Sono contento che il ddl sia stato migliorato e completato anche grazie all'approvazione dei nostri emendamenti». Entro il 15 febbraio la Federcalcio dovrà consegnare all'Uefa il dossier per la candidatura ad ospitare i campionati Europei del 2016. «L'appuntamento è assolutamente prestigioso ma non deve essere condizionante. Dobbiamo fare tesoro dell'esperienza di Italia '90. Si è costruito e ristrutturato tanto eppure solo tre stadi, a oggi, sono compatibili con i criteri europei di qualità e sicurezza. E sto parlando di 20 anni fa non del 1800. Ripeto, le cose vanno realizzate con giudizio e responsabilità. E magari ragionando in prospettiva, come fanno a Londra». Cosa fanno a Londra? «Una zona degradata di Londra verrà dotata di tutti i servizi e le infrastrutture necessari per ospitare gli impianti delle Olimpiadi del 2012. I quali, al termine della manifestazione, verranno smontati e venduti al Brasile per i Giochi del 2016. Il risultato, al di là dell'evento sportivo, è che la città si ritroverà un territorio bonificato in un quartiere nuovo e moderno sul quale investire ancora».