La sfida verde lanciata dal maestro: coinvolgere anche i bambini delle scuole «I primi alberi, i 220 frassini che spunteranno sull'asse di via Dante, tra il Castello e Cordusio, saranno piantati a nostre spese. Al Comune non costeranno nulla. Un regalo del Comitato nato per sostenere la sfida dei 90 mila arbusti, un segno di quella rinascita "verde" della città che tanto mi sta a cuore». Un altro regalo del maestro Claudio Abbado a Milano. Un dono a sorpresa. La prima tranche di quel bosco chiesto dal grande direttore come «cachet» per il suo ritorno, il prossimo giugno, alla Scala con la Seconda di Mahler, verrà offerta gratis a Milano da lui e dal Comitato che lo sostiene nell'impresa, capitanato dall'architetto Renzo Piano e di cui fanno parte il giurista Guido Rossi, l'ingegner Giorgio Ceruti, l'architetto Alessandro Traldi, il paesaggista Franco Giorgetta e Alberica Archinto, coordinatrice. Complice un generoso vivaista, i primi 220 arbusti metteranno presto radici e foglie senza colpo ferire alle pubbliche casse. Così, quel gesto nato un anno fa quasi come provocazione, sta diventando via via sempre più concreto. Proprio come talvolta accade con i sogni audaci. Abbado è un esperto in materia. Tutta la sua vita è costellata da sfide impossibili, ogni volte messe puntualmente a segno. Trasformare Milano, capitale del cemento, nella capitale del verde, è la sua estrema utopia. Tanto più che, come ha sempre insistito, quegli alberi il direttore non li voleva solo nelle periferie ma anche in centro, proprio nel cuore della città. «Lì dove lo smog colpisce di più, dove l'aria è irrespirabile e la gente, anzichè godere di alcuni degli spazi più suggestivi, ha voglia solo di scappar via», ricorda. L'alberello sistemato simbolicamente in piazza Duomo in occasione del suo primo incontro con il sindaco Moratti, lo scorso aprile, lui l'ha preso sul serio. Gli alberi dovevano spuntare anche lì. E non nei vasi, come sarebbe piaciuto a chi già pregustava prossime sparizioni, ma per terra. «Perché solo così c'è la garanzia che possano crescere bene, che possano rilasciare l'ossigeno e l'ombra necessari amigliorare la qualità della vita cittadina», insiste Abbado. Frassini, aceri, magnolie in Duomo. E in Cordusio, in via Dante, fino al Castello... Ma c'è il metrò, ci sono le fognature, gli hanno replicato i soliti allergici al verde. «Si può fare», ha ribadito Abbado, più ostinato di Obama nelle sue idee. «Piano ha calcolato la profondità a cui corre il metrò: tre metri sotto terra, agli alberi ne basta uno per crescere bene. Se manca terriccio ne porteremo. Quanto alle tubature, verrà sistemato intorno alle radici un materiale speciale che eviterà qualsiasi sconfinamento». E i tavolini all'aperto dei caffè? «Sarà ben più piacevole sostare sotto la chioma di un albero, soprattutto d'estate», risponde il direttore che anni fa, a Vienna, aveva già condotto una simile battaglia, sostenuto dal sindaco, per trasformare tutte le vie intorno alla cattedrale di Santo Stefano in zona pedonale piena di alberi. «All'inizio i commercianti erano ostili, poi si sono resi conto di come quella trasformazione verde incentivasse il passaggio dei pedoni e di conseguenza le vendite»,. Ma il cemento e i suoi fan sono duri a morire. Tra i mille «se» e i mille «ma», anche quelli di chi sostiene che quei 220 alberi sarebbero uno «sfregio urbano», che rovinerebbero le prospettive del Duomo e del Castello. «Piano e noi tutti del Comitato 90mila alberi abbiamo lavorato a stretto contatto con l'architetto Alberto Artioli, sovrintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Milano - precisa Alberica Archinto -. L'intero progetto è stato esaminato e approvato da lui». Minuziosi i sopralluoghi per la verifica. «Qualche ritocco è stato necessario - aggiunge Archinto -. In via Dante i filari, pensati in un primo tempo a distanza maggiore, verranno ravvicinati verso il centro della strada per interferire al minimo con le tubature sottostanti». Risultato: nessun intralcio alla visibilità dei negozi e un effetto verde anche più d'impatto. Per tutti gli altri, i restanti 89.780, Abbado e i suoi amici lasciano spazio a tempi più lunghi, in prospettiva di quell'Expo 2015 dedicato proprio alla sostenibilità ambientale. «Certo - aggiunge il direttore - mi piacerebbe che in questa impresa oltre agli Enti istituzionali partecipasse l'intera città. I giovani per primi. L'educazione al verde va impartita fin da subito. Come è successo di recente a Bologna, le scuole andrebbero coinvolte». I bambini certo, ma anche i loro genitori. L'altra idea che piace molto ad Abbado può riassumersi con uno slogan: «Adotta un albero». «Perché no? Sarebbe bellissimo che imilanesi si facessero carico di una parte delle piante. Come mi piacerebbe che sorgessero in città una miriade di mercatini verdi». Non solo in occasione di qualche festa particolare, ma stabilmente. Spazi dove poter comperare le piante ma anche imparare a conoscerle, ad amarle fin da piccoli. Come successe a lui, tanti anni fa, cresciuto in quella passione dalla madre, Maria Carmela Savagnone, siciliana, poetessa, innamorata della natura. Ovunque sia andato in tutta la sua vita, da Milano a Londra, da Vienna a Berlino, città dove ha abitato a lungo, Abbado ha sempre fatto nascere uno spazio «verde». Fosse un terrazzo, fosse un giardino... Adesso che si divide tra due case, a Bologna si contenta di un balcone tra i tetti dove però riesce a far crescere un ulivo, un piccolo melo, un corbezzolo, mentre intorno alla casa dell'estate, vicino ad Alghero, ha piantato nel corso degli anni, uno per uno, qualcosa come 9000 alberi. I 90mila di Milano nascono da lì, da quei 9000 da moltiplicare per dieci. Un cachet folle e meraviglioso. Solo lui poteva chiederlo, solo lui ottenerlo.
Corriere della Sera
5 Gennaio 2010
MILANO - Abbado: pronto a regalare gli alberi per Milano
GI
Giuseppina Manin
Corriere della Sera
Il maestro Claudio Abbado ha lanciato la sfida verde "90mila alberi" per Milano, coinvolgendo anche i bambini delle scuole. Il Comune non dovrà pagare nulla per la piantagione dei primi 220 frassini sull'asse di via Dante, tra il Castello e Cordusio. Il progetto è stato sostenuto dal Comitato nato per sostenere la sfida, capitanato dall'architetto Renzo Piano. Abbado vuole trasformare Milano, capitale del cemento, nella capitale del verde, con alberi anche in centro, dove lo smog colpisce di più.
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