PATRIMONIO Bocciata nella finanziaria francese 2010 la cessione dei monumenti storici agli enti locali Parigi, niente «svendita» di Versailles e Les Invalides. Per ora PARIGI Assieme alla carbon tax, l'autorizzazione a trasferire tutti i monumenti storici statali agli enti locali era una delle grandi - e controverse - novità della finanziaria 2010. Ma il Consiglio costituzionale ha bocciato clamorosamente queste due misure, che miravano, la prima, a riempire le casse vuote dello stato con un nuova imposta, e la seconda, a sgravare le finanze pubbliche di un peso, con quella che gli oppositori hanno battezzato una «grande svendita» del patrimonio pubblico. Il ministro della cultura, Frédéric Mitterrand, si era però detto «d'accordo» con questa iniziativa e aveva lasciato tutti perplessi per questa rinuncia a difendere il patrimonio storico francese. Ma per i saggi del Consiglio costituzionale, la cessione dei monumenti è una decisione troppo importante e gravida di conseguenze, che «non ha posto nella finanziaria», perché eccede semplici questioni contabili. La bocciatura, resa pubblica alla vigilia di capodanno, è stata accolta con soddisfazione nel mondo della cultura, anche se la norma potrebbe venire reintrodotta, con qualche ritocco, nell'ulteriore iter parlamentare, visto che ormai il governo cerca dappertutto di tagliare le spese. Il settore culturale e la scuola sono nel mirino, con drastici tagli al personale. Lo sciopero di dicembre nei principali musei francesi (24 giorni di chiusura al Beaubourg) è stato un grido di allarme contro la norma di non sostituzione di un dipendente su due che va in pensione, applicata al settore pubblico. I sindacati, il mondo dell'arte, l'opposizione e persino una parte dei deputati della maggioranza avevano gridato allo scandalo nel corso della discussione della finanziaria. «È una svendita dei monumenti storici - aveva affermato il sindacato Cgt-cultura, quando l'autorizzazione alla cessione era passata all'Assemblea nazionale il 12 novembre scorso. I senatori, preoccupati, avevano rivisto la legge, introducendo dei limiti alla cessione, dando al ministero della cultura la possibilità di opporre un veto a una decisione di trasferimento presa dai prefetti. Secondo la prima stesura della finanziaria 2010, difatti, l'Arco di Trionfo, gli Invalides, Versailles o il Mont Saint-Michel avrebbero potuto essere ceduti dallo stato e passare sotto il controllo degli enti locali su sola decisione prefettorale. La legge, inoltre, non diceva nulla sul futuro di questi monumenti, nel caso in cui l'ente locale non fosse riuscito a far fronte alle spese di manutenzione (sarebbero stati ceduti ai privati?). Il Senato aveva imposto un controllo pubblico obbligatorio, vent'anni dopo la cessione, per verificare eventuali danni ai monumenti e alla loro destinazione. Per Nicolas Perruchot, deputato della maggioranza Ump «è legittimo chiedersi se il rappresentante dello stato giudicherà da solo l'importanza del bene in causa. Se non viene richiesto nessun parere dei servizi competenti del ministero della cultura, ci saranno dei rischi per la conservazione del patrimonio e per la coerenza della politica culturale». Il deputato aveva suggerito di pubblicare, almeno, una «lista negativa» dei monumenti che lo stato non potrà mai cedere.