«A nove mesi dal terribile sisma, L'Aquila è una città morta, un cumulo di macerie dove niente è stato ricostruito e nessun piano è ancora stato approntato». È quanto denuncia in una relazione Alessandra Mottola Molfino, presidente nazionale Italia Nostra Onlus, che ha avviato una sorta di monitoraggio sulla ricostruzione de L'Aquila. La presidente aggiunge: «la ricostruzione della città non ancora avviata; maggioranza degli edifici e monumenti senza protezione destinati a un degrado irreparabile. Più del 70 dei beni storico-artistici delle chiese ancora sotto le macerie e con l'inverno saranno persi irrimediabilmente». La presidente lancia l'allarme sui seguenti rischi: «ennesima speculazione edilizia aggravata dalla prospettiva di ricostruire una città »nuova«, seppellendo uno dei centri storici più belli; presenza fra le ditte incaricate di infiltrazioni della malavita organizzata. Il Consiglio Superiore del Ministero per i Beni Culturali presieduto da Andrea Carandini, ha già denunciato l'abbandono del centro storico. Nel centro erano concentrate tutte le funzioni pregiate, le istituzioni, circa 800 attività commerciali, lì risiedevano almeno 6 mila studenti. Il terremoto ha prodotto i danni più gravi, determinando il suo totale svuotamento. E dal 6 aprile non si è fatto nulla per riportalo in vita». Secondo Alessandra Mottola Molfino «sul centro storico si lavora nel generale scoordinamento di iniziative (magari benemerite) e di poteri. Le istituzioni non collaborano tra loro! Inoltre l'entità così estesa e pervasiva dei crolli e dei dissesti può indurre a interventi ulteriormente lesivi dell'identità storica e neppure risolutivi per la sicurezza. La messa in sicurezza deve procedere di pari passo con i restauri. Attualmente vengono spesso dati permessi di costruzione a privati e singoli proprietari senza riguardo al tessuto urbano che sta intorno».