Ponte Lambro non è più come prima. Quando si scrive di luoghi la tentazione di tornarvi è forte, mossi da due sentimenti contrastanti: cercare conferma alle proprie fosche previsioni o sperare che così non sia. Stavolta mi è andata bene: Ponte Lambro ha cambiato faccia, anche se i lavori non sono ancora finiti. Del progetto di Renzo Piano del 1992 non cè però ancora nulla e le parole di Giampiero Borghini - «A Ponte Lambro vogliamo il welfare integrato» - o quella dellassessore Tiziana Moiolo - «A Ponte Lambro bisogna fare paese» - sono del 2005 e dunque cinque anni sono trascorsi e i lavori edilizi sono cominciati solo nel 2007. In pratica si è dato mano a una ristrutturazione degli edifici esistenti e delle loro pertinenze e si sono rifatti la strada principale e i relativi svincoli. Con un po di malizia devo dire che la qualità dei manufatti stradali è meglio qui che in tante zone rimaneggiate più centrali. Il progetto di Piano prevedeva una sorta di corpo centrale, un ponte in sostanza, ad unire i due fabbricati che si fronteggiano lungo la via Uccelli di Nemi. Questa struttura, certo molto costosa, non cè ancora ma lascia ben sperare che le parti degli immobili interessati siano rimasti da strutturare con porte e finestre murate. Renzo Piano aveva schizzato questo progetto come ambasciatore dellUnesco e voleva con questofferta - il progetto fu donato - confermare il suo orientamento sulle periferie: meglio, se possibile, ristrutturare che non demolire del tutto e ricostruire. Il percorso, lungo, di questo progetto deve far riflettere molti degli attuali attori della vita politica e amministrativa milanesi. A differenza di altri, il progetto di Ponte Lambro non ha mai incontrato ostacoli, non si sono formati comitati di oppositori, la popolazione non ha manifestato scontento, si è solo remato in favore e ricordo con precisione una riunione in consiglio di zona dove, se pure con qualche distinguo, i comitati si schierarono a favore. La ragione della lentezza, qui come in molti altri progetti milanesi, sta principalmente in quella della burocrazia che deve provvedere agli aspetti autorizzativi e poi nella complessità degli strumenti legislativi, in particolare quelli urbanistici, attualmente in vigore. Per questi ultimi siamo di fronte ad una svolta: il nuovo Piano di governo del territorio che costituisce il primo grosso impegno di maggioranza e opposizione per il 2010. Sarà questo nuovo strumento a risolvere anche il problema della lentezza? Nutro forti dubbi, anzi per un periodo di tempo, non certo breve, ladozione di un nuovo strumento porta con sé tutte le lentezze degli avvii e le incertezze interpretative possibili in un Paese come il nostro che non è solo di santi, poeti e navigatori ma soprattutto di giureconsulti veri, forse troppo pignoli, e di accatto che è il peggio. Non so a che punto sia liter di approvazione del progetto Piano per la parte ancora da realizzare, ma spero che questo non sia lultimo insuperabile ostacolo. Ponte Lambro ha bisogno di una vera testimonianza: che lamministrazione comunale dedichi anche opere di prestigio allestrema periferia. Fa bene alla periferia e fa bene alla città. E forse fa bene anche a Renzo Piano che a Milano - eccezion fatta per il palazzo del Sole 24 Ore - non è ancora riuscito a costruire nulla: gli alberi non contano.
MILANO - Rilanciamo il progetto Piano in periferia
Il progetto di Renzo Piano per Ponte Lambro, iniziato nel 2007, prevedeva una ristrutturazione degli edifici esistenti e la creazione di un corpo centrale per unire i due fabbricati. Il progetto, donato all'Unesco, mirava a ristrutturare piuttosto che demolire e ricostruire. Il progetto ha incontrato pochi ostacoli e la popolazione ha mostrato sostegno. Tuttavia, la lentezza dei lavori è stata spiegata dalla burocrazia e dalla complessità degli strumenti legislativi. Il nuovo Piano di governo del territorio potrebbe risolvere il problema della lentezza, ma ci sono dubbi sulla sua efficacia.
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