Nel giorno dellomaggio a Enrico De Nicola riprende quota il progetto per la formazione di giudici e avvocati Il trasferimento del tribunale (9 mila persone al giorno) crea la paralisi in via Pietro Colletta Lo storico edificio come sede di studi giuridici: tutti favorevoli. Duello con Benevento Più che tv e giornali, sono le scope ad annunciare la visita del Capo dello Stato. Squadre di netturbini ripuliscono via Pietro Colletta, la strada della miseria. Un evento. Hanno sostituito anche i cassonetti dati alle fiamme nella notte di San Silvestro. «Per un giorno sarà pulita, e poi?», è la polemica rassegnata degli ultimi commercianti, falliti quasi tutti. Il giorno di Napolitano è anche quello delle nuove speranze: si ricorda la figura di Enrico De Nicola a 50 anni dalla morte del primo presidente della Repubblica, del grande avvocato, di un maestro del diritto. Ma si parla anche di un progetto che può salvare la strada, qualcosa in più: un pezzo di città antica. Un polo di alta formazione per magistrati, avvocati, notai. Un giro quotidiano di oltre 600 persone può ridare un senso al più antico castello della città, la fortezza normanna che ospitò il primo tribunale dEuropa. Un edificio storico ora consegnato al degrado con le sue trecento stanze vuote, disadorne, buie. Il segno più malinconico di disinteresse della città per il suo passato. Vi è rimasto solo il presidente della Corte dappello, Antonio Buonajuto, che illustrò a Napolitano la doppia opportunità: sede di prestigio per una grande scuola italiana dei giuristi e ritorno alla vita per un rione fantasma. «Da quando è stato trasferito il tribunale da Castelcapuano, il quartiere è morto», dicono in via Pietro Colletta. Al 23 non ha riaperto "Davis", e si è sparsa una voce. «Ha chiuso anche Lorenzo, orologi e cinturini di qualità». Il metaldetector del tribunale registrava fino a 9 mila presenze. «È stato come cancellare un paese. Leconomia è crollata». Ledicola di Nicola vende l80 per cento in meno, «e solo roba di gossip, vengono casalinghe e ragazze che sognano di fare le veline. Una volta quotidiani e libri, un pubblico di intellettuali». La barberia semivuota, i bar da sei sono tre, «e il mio lho ceduto a chi ci lavora, almeno lui può mangiare, con i 60, 70 euro di incasso al giorno». Sono passati i bar da oltre ventimila a 180 caffè al giorno. I negozi di copisteria sono ora due, ed uno alle 14 conta sei fotocopie, si vive stampando sei fotocopie? Nella "Trattoria dei Medici", la "signora Enzina" ricorda i clienti di una volta, «magistrati, avvocati, familiari di detenuti che aspettano qui per ore e ore la sentenza e mangiavano la mia famosa pasta e ceci», oggi si fermano i turisti che sbucano dal decumano superiore, una pizza e via. Era la strada dellarredamento. Mobili, vetro cattedrale, arredi per bagno. «È tutto finito, Mastella ci promise di portare i Giudici di pace, non se nè fatto più niente. Io so fare solo commercio, ce lho nel sangue, ma finché resisto aspetto che qualcosa si muova», dice Carlo DAngelo che arreda bagni. «La cosa più divertente ve la racconto io: sono tartassato da Equitalia perché lAgenzia delle Entrate non tiene conto del crollo delle vendite e mi carica di multe», confida il titolare di un bar. Spariti i taxi, sono rimaste solo le strisce, e un lustrascarpe che al Centro direzionale insegue i vecchi clienti per chiedere lelemosina. «Si deve salvare Castelcapuano, bisogna fare qualcosa», si raccomanda Ivano De Gennaro, responsabile del cerimoniale di oggi. Una importante iniziativa dellordine forense. E il presidente Francesco Caia conferma: «La biblioteca giuridica è di immenso valore, il progetto di un Polo è stato discusso al ministero più volte, ci battiamo tutti, può avere due indirizzi: alta formazione giuridica e anche corso per praticanti avvocati. Castelcapuano deve essere anche il luogo della riflessione politica e culturale per la nostra città». Potrebbe chiamarsi proprio "Enrico De Nicola" la fondazione per la grande scuola del diritto. «Io in un convegno a novembre ho espresso il favore della Regione per il Polo giuridico, cè grande interesse», aggiunge lassessore a Demani, lavori pubblici e beni culturali Oberdan Forlenza. È stato anche magistrato a Castelcapuano. Per la scuola dei giudici è stata divisa in tre lItalia. Castelli impose Bergamo, Mastella a sua volta Benevento, quindi si è proposta Catanzaro. Nel "parlamentino" cè Antonello Ardituro, pm anticamorra, "Movimento per la giustizia-Articolo 3". Una linea senza compromessi. «Napoli per prestigio e tradizione può offrire Castelcapuano, una sede ideale. Siamo comunque contrari alle tre sedi. In base a quale criterio si creano tre diverse scuole per formare magistrati? Auspicabile una formazione omogenea». Un passo in avanti. Ma per Castelcapuano e la via della miseria oggi è solo il giorno della speranza.