Ieri lultima decisione a sorpresa del Tribunale civile di Torino Il liquidatore laveva assegnato alla Fondazione Lattes che ora pensa di ritirarsi Così invece Aringoli torna in corsa e ci sarebbe una terza offerta llinizio ci fu anche il dramma. Perché drammatiche erano state le circostanze che portarono allarresto di Giuliano Soria, accusato di malversazioni e di altri reati, e al tracollo del suo Grinzane Cavour, un premificio che si estendeva tra una manifestazione letterario-gastronomica e laltra, grazie allingente flusso di finanziamenti pubblici, dalle Langhe allAmerica, dalla Russia allAfrica. Poi, quando si è trattato di liquidare lex impero e di pagare i creditori di don Giuliano, la storia ha assunto i caratteri di una commedia in stile cinepanettone. Dal dramma alla comica, dunque, alla luce della nuova decisione assunta ieri dal Tribunale civile di Torino. Per la seconda volta, nel giro di poche settimane, il giudice ha ordinato di far svolgere lasta per laggiudicazione dei resti del Grinzane, sebbene Enrico Stasi, il commissario liquidatore, li avesse già assegnati nelle precedenti occasioni alla Fondazione Bottari Lattes a discapito del concorrente Gianni Aringoli, patron del Premio Capalbio. Non rimane che ridere, insomma, come avverte lo scrittore Ernesto Ferrero, direttore del Salone del Libro torinese: «Credevo di essere ai primi di gennaio. Ed ecco che, allimprovviso, mi sono ritrovato catapultato al primo di aprile. Il serial del Grinzane Cavour, già sufficientemente lungo, si arricchisce di ulteriori capitoli che vanno decisamente sul comico. Quel che il liquidatore tesse di giorno, il tribunale, un po kafkianamente, smonta di notte». Non ha tutti i torti. Dalla metà di novembre alla giornata di ieri, nel "Natale in casa Grinzane", per restare nellatmosfera del cinepanettone, sono stati proiettati gli stessi fotogrammi. Il liquidatore Stasi ha reputato irricevibili, per presunte carenze nelle offerte, le proposte di acquisto di Aringoli. In entrambi i casi, senza aprire mai la gara, ha dato il via libera a Caterina Bottari Lattes, che guida la fondazione culturale piemontese. È successo il 18 novembre e quindi il 15 dicembre scorsi. Però il Tribunale, dopo avere ricevuto i reclami di Aringoli, ha stabilito al contrario, sia nel primo sia nel secondo caso, che si dovesse dare corso allasta. Per quale ragione? Il rilancio delle offerte dellimprenditore romano, allegate ai due ricorsi, superano quelle pur "vincenti" della Bottari Lattes. Lultima presentata da Aringoli, in relazione alla sua esclusione del 15 dicembre, è risultata maggiore del 10 per cento rispetto ai 336 mila euro dellaltro contendente. Nellinteresse dei creditori di Soria, pertanto, si è scelto di fare svolgere la gara. Ma questa volta, come se non bastasse, accanto alle offerte dei duellanti ormai consueti ne è spuntata una terza. Fa capo allavvocato Giorgio Boccadamo, di Roma, che agisce in nome di clienti, persone o società, non ancora definiti. Una comica nella comica? O, come ipotizza qualcuno, una sorta di azione che potrebbe favorire Aringoli? Che cosa accadrà adesso, in attesa che venga fissata per la terza volta consecutiva la famosa asta? Il patron del Capalbio, ovviamente, si dichiara molto soddisfatto per essere riuscito a ribaltare doppiamente il pronunciamento del commissario del Grinzane Cavour. La signora Bottari Lattes, che si è vista azzerare la duplice vittoria nel medesimo modo, sta valutando se sia meglio abbandonare la partita, a questo punto, oppure rimanere in lizza: «Non faccio commenti. Dico soltanto che non ho ancora preso delle decisioni, e che non so se ci sto a continuare». Il fatto vero è che nessuno ha ben chiaro che cosa farà, qualora dovesse spuntarla, con le briciole del Grinzane: una biblioteca, un archivio e una ga-lassia di manifestazioni per ora defunte. I marchi dei vari premi, daltro canto, sono stati sequestrati dalla magistratura. E non è affatto detto Soria sia disposto a lasciarli alla liquidazione, almeno senza colpo ferire. In sostanza cè il sospetto che la guerra per il Grinzane, alla fine, venga combattuta in nome di un bel nulla.