A rischio più di una delega su tre. Sono oltre 2.600 i comuni che, con l'entrata in vigore delle nuove regole, non hanno più i requisiti per rilasciare le autorizzazioni paesaggistiche. E' lo scenario emerso dalle verifiche effettuate dalle Regioni, considerando solo quelle a statuto ordinario, sugli enti delegati (i comuni, in quasi la totalità dei casi) a rilasciare i nullaosta per gli interventi in aree vincolate. Da accertare, entro il 31 dicembre scorso, era la conformità delle strutture municipali con i requisiti di adeguatezza dettati dall'articolo 146 del codice dei beni culturali e del paesaggio, che prevede, da una parte, la presenza di una commissione tecnica in grado di valutare le richieste e, dall'altra, la differenziazione tra le attività di tutela paesaggistica e quelle in materia urbanistico-edilizia. Alla prova dei fatti, ora, a essere inadeguati sono centinaia di enti, in particolare i comuni più piccoli, le cui competenze tornano al mittente: le regioni che le avevano delegate. La situazione sul territorio nazionale è tuttavia molto frammentata. Quasi tutte le regioni, non certo ansiose di riappropriarsi delle pratiche sul paesaggio, hanno avviato le verifiche, cercando in alcuni casi di indirizzare i comuni sulla strada dell'adeguamento. I riscontri sono stati per molto diversi. Le maggiori difficoltà si ritrovano laddove i municipi sono più numerosi. E' il caso del Piemonte, dove l'ultimo monitoraggio ha segnalato 738 amministrazioni in regola su 1.208: circa il 40, quindi, dovrà adeguarsi. Per molti piccoli o piccolissimi comuni piemontesi l'unica strada percorribile è apparsa l'aggregazione. Nella stessa direzione è andata la Puglia, dove con la legge regionale 202009 sulla pianificazione paesaggistica, spiega l'assessore all'assetto del territorio, Angela Barbanente, «si è stabilito il mantenimento diretto della delega soltanto per i Comuni superiori ai l5mila abitanti, mentre per quelli più piccoli la strada maestra indicata è quella dell'associazione». In Lombardia a rilasciare le autorizzazioni sul paesaggio, oltre ai comuni, sono le province (su interventi specifici), le comunità montane (per i boschi) e i parchi (per competenza territoriale). In totale, si tratta di oltre 1.600 enti, di cui circa un quarto è ancora inadeguato. «Negli ultimi mesi afferma Diego Terruzzi, responsabile paesaggio della direzione territorio e urbanistica della regione - abbiamo fatto passi avanti e sono più di 1.100 gli enti che potranno continuare a operare». A fare eccezione è solo la Toscana, dove tutti 287 comuni, sostengono i tecnici regionali, sono attrezzati con una commissione per il paesaggio e con la separazione tra i responsabili incaricati al rilascio delle autorizzazioni in aree tutelate e quelli per gli altri interventi. Molte regioni, invece, per evitare di dover fare i conti con i nullaosta, tentano di rendere più facile l'istituzione delle strutture tecniche richieste dal codice. Come nel Lazio, «dove - conferma Daniele Iacovoe, alla guida della direzione regionale territorio e urbanistica si è deciso di aprire le porte delle commissioni non solo a ingegneri e architetti, ma a tutti coloro che hanno i requisiti di legge». In Calabria, invece, il problema è stato risolto alla radice delegando il rialscio dei permessi alle province.