Emozioni e suggestioni: mantiene le promesse del titolo il volume illustrato con 160 pagine di panorami naturali e istantanee su flora e fauna selvatica della nostra provincia IL COLORE DEL VERONESE Straordinarie immagini in un libro di Stefano Rossin, Mara Balabio e Mauro Previdi. Il trucco? «Serve un occhio curioso e attento» «Occorrono occhi diversi, attenti e curiosi, per scoprire gli aspetti e le risorse eccezionali del territorio scaligero, si pensi alla silvana val Borago, alla rupestre val Gallina, agli abitanti vegetali ed animali autoctoni del Baldo e della Lessinia, meglio se con una macchina fotografica usata con sagacia tecnica, e amore», dice Stefano Rossin, fotonaturalista veronese ben noto, direttore dei corsi di fotografia promossi dal Comune con gli assessorati alla cultura e al decentramento, dove ha laureato i due allievi, Mara Balabio e Mauro Previdi, che ora lo affiancano in un libro fotografico bellissimo, [FIRMA]Terre veronesi - emozioni e suggestioni (Cierre Grafica, 160 pagine, 30 euro) che rende aspetti, animali, piante, situazioni capaci di far riflettere, gioire, sognare forse, stupire. Non ha una tradizione il libro fotografico a Verona, la foto d'autore è per pochi adepti-eletti, non è promossa a dovere, nemmeno conosciuta nelle poche eccezionali realizzazioni destinate al culto privato dei collezionisti. Eppure stavolta vi troviamo (anche con testi in inglese) nelle sintesi di aspetti e realtà, di panorami singolari in ore speciali (albe e tramonti), in stagioni diverse, il meglio della visuale di un panorama conosciuto, ma reso inedito dalla singolare inquadratura: un traguardo ottico inedito, perspicace, la bellezza nel dettaglio del piumaggio, del vello di un mammifero. Occorre base tecnica, certo, ma anche sensibilità culturale; servono appostamenti e capanni mimetizzati, insensibilità alle levatacce e al freddo, passione. Sono diapositive a colori e foto digitali difficilmente distinguibili nella stampa, anche se in alcune segnature appare con colori troppo saturi che chiudono il dettaglio del disegno, effetti bruciati con dominanti giallo e magenta, forse voluti per accrescere l'effetto stupefacente di una valle delle Sfingi o di una scarpetta di Venere, per arrivare al pop iperrealistico che nella natura pure, talvolta, si trova. Se in città manca la cultura del libro fotografico tematico (e non solo) è questo di Rossin, Balabio e Previdi un volume agile e affascinante da compulsare, assimilare pagina a pagina, ringraziando l'editore, venute meno le premesse-promesse degli enti che con un po' di lungimiranza e di cultura avrebbero da trarre da queste iniziative tutta la valenza promozionale del territorio. Un impiegato delle poste, un pediatra e una segretaria d'azienda ci insegnano a leggere il nostro mondo piccolo, e a riprenderlo nei suoi colori. Con la stessa pazienza e attenzione al contesto che li ha fatti fissare immagini strepitose, volatili bellissimi (i picchi, il gallo forcello), la civetta nana («un colpo di fortuna», dice modesto Rossin), architetture floreali, suggestioni panoramiche, effetti coinvolgenti (l'alta val d'Illasi dal ciglione del Malera), le brume, le nebbie, gli insetti pronubi, le piante acquatiche, gli svassi in amore (danzanti), le nubi prealpine sulle casàre e le malghe d'alpeggio, le contrade cimbre, la rugiada nella trama delle ragnatele, l'aquila che nidifica sul Monte Potteghe, salvato dalla minaccia delle cave, ripresa con il teleobiettivo da 300 millimetri. «Meglio essere soli per la caccia fotografica nei territori d'interesse, magari di giorno feriale, meglio dormire in quota nei rifugi ed essere operativi a ore antelucane», dice Rossin, «per cogliere l'attimo della poesia oppure d'autunno l'occaso che incendia al tramonto. Sempre nel silenzio. Ospiti della natura che con questa pubblicazione vorremmo insegnare ad amare un po' di più. Un bel po'».