Vorrei fare alculle riflessiolli sull'articolo di Francesco Bonami del 24 dicembre (contenente informazioni di seconda mano e, perciò, incomplete) sia nella mia attuale veste di responsabile del dipartimento cultura della segreteria regionale del Partito Democratico sia, soprattutto, quale componente del precedente Coilsiglio di amministrazione del Castello di Rivoli. Dopo le dimissioni della signora Ida Giallelli, il Consiglio di amministrazione era chiamato a nominare il nuovo direttore, a norma dello statuto dell'associazione. La Regione Piemonte, maggiore finanziatore del Castello, spedì al Consiglio di amministrazione una lettera, firmata dalla Presidente Mercedes Bresso e dall'assessore Gianni Oliva, nella quale si chiedeva di procedere ad una gara internazionale per l'individuazione del nuovo direttore. La maggioranza dei componenti del Cda ha criticato l'ingerenza, ritenendo lesa la loro competenza nel procedere alla nomina. Nel frattempo, apparivano sui giornali nomi di possibili candidati e, tra questi, quello di Andrea Bellini, suggerito dall'assessore Oliva. Purtroppo quel Consiglio di amministrazione era rimasto orfano di colei che per quasi mi ventennio aveva di fatto amministrato, oltre che diretto artisticamente, il Castello: le riunioni, oltre ad essere piacevoli riunioni conviviali, si limitavano a seguirei suggerimenti del direttore. Lo smarrimento che quella perdita aveva procurato impedì di prendere decisioni unanimi e, perciò, si decise di concludere il mandato prima della scadenza, per demandare al nuovo Consiglio di amministrazone la scelta del successore alla direzione. E qui, occorre portare l'attenzione sulla temporaneità degli rncanchi pubblici. Senza voler giudicare le competenze e le capacità di ciascuno, consentire alla stessa persona di ricoprire per così lungo tempo il proprio mandato, induce l'interessato a considerare l'istituzione come una propria creatura, perdendo di vista la necessaria ripartizione di competenze tra i vari organi chiamati a gestirla. Il primo proposito, quindi, a livello di legislazione regionale dovrebbe avere per oggetto l'introduzione di limiti di mandato per gli incarichi: non solo per la cultura, ma per ogni ente partecipato. Il secondo proposito potrebbe riguardare i limiti dell'influenza della politica nella gestione degli enti finanziati dalle pubbliche aniministrazioni. E' difficile impedire a chi destina milioni di euro di dire la propria sulla governance dell'ente: la libertà di scelta dei componenti degli organi di gestione dovrebbe essere temperata dalla opportuniità di chiamare soggetti che abbiano mia competenza, seppure minima, nell'area nella quale l'ente svolge la propria attività. Ha sorpreso tutti la nomina di Giovanni Minioli alla presidenza del Castello. Più difficile è tollerare la scelta dei direttori tecnici, soprattutto se il metodo seguito risulta così goffo ed incongruente rispetto alle premesse. E giusta appare la scelta del Comune di Torino di fare partecipare direttamente il suo assessore al Consiglio di amministrazione. Sarebbe più utile concentrare le proprie attenzioni sul controllo circa l'impiego dei finanziamenti, con una più attenta verifica contabile sulla gestione degli enti. Tutto ciò, però, no si può imputare alla «sinistra presuntuosa» o alla «destra ignorante», o ad un assessore piuttosto che ad un altro. I colpevoli sono le persone, i singoli individui che governano meccanismi molto complessi che nella maggior parte dei casi nemmeno conoscono. Si pensi all'imposizione ministeriale degli ultimi direttori del Padiglionie Italiano alla Biennale di Venezia: certamente il risultato non è stato lusinghiero per alcuni degli artisti che vi erano rappresentati. La riflessione dovrebbe riguardare non solo la destra o la sinistra, ma anche i grandi finanziatori delle istituzioni culturali, che per le stesse ragioni talvolta pretendono di imporre le loro posizioni: con l'aggravante qui, che viene a mancare il controllo della collettività sull'operato dei rispettivi organi amministrativi. Ma qui si tocca un problema molto delicato, che non è questa la sede per affrontare, il coniflitto di interessi, lo spoil system, sono stati tollerati e praticati da ogni colore politico: non ci si atteggi a puri, superiori ad ogni coinvolgimento in queste questioni. E soprattutto, non si sfrutti lo sfortunato episodio per fare una "sinistra" oltre che malcelata campagna elettorale. Responsabile Area Dipartimentale Cultura PD Piemonte, già componente Cda Castello diRivoli