A Pier Luigi Cervellati, urbanista, professore a Venezia, il passaggio dei beni demaniali a Regioni, Province e Comuni, in vista di una loro massiccia alienazione, ricorda la privatizzazione dellacqua. «Le città sono un bene comune, come lacqua. Vendere caserme in un centro storico, senza che questo serva alla città stessa, senza che serva a creare spazi pubblici, ma solo a fini speculativi, significa accentuare la trasformazione delle città in merce. Come per lacqua». Lei è sicuro che ad avvantaggiarsi siano più i costruttori che i cittadini? «Certo. Chi investe grandi somme per acquistare questi patrimoni lo fa per guadagnare. E dunque le caserme si trasformeranno in unoccasione di rendita. Senza che su tali delicate operazioni vigili una corretta pianificazione urbanistica, che per legge viene anzi aggirata e resa inservibile». Quali sono gli effetti sul funzionamento di una città? «Le caserme che diventano appartamenti aumentano la congestione, modificano il volto di parti essenziali dellorganismo urbano. Si accentua quel meccanismo perverso che punta a cambiare singole parti di una città, senza considerare gli effetti sullintero sistema. Come per il Piano Casa, che ogni Regione si è fatto per conto proprio, anche questo provvedimento sui beni demaniali punta tutto sulledilizia per riavviare il meccanismo economico, senza considerare il rischio di alimentare una bolla speculativa, come è accaduto in Spagna». (f. e.)