Almeno un superburocrate di comprovata fiducia negli uffici di maggiore peso Il gioco a incastro di deleghe e dirigenti ecco la strategia pigliatutto di "Arraffaele" Tra i nominati ci sono Campo Interlandi e Zappia tutti militanti autonomisti Ha lasciato le briciole anche al suo più caro alleato, Gianfranco Micciché Lasciando le briciole anche al suo più caro alleato: Gianfranco Micciché, appunto. Dalla nuova giunta ridisegnata secondo le competenze figlie della riforma amministrativa ai 28 nuovi dipartimenti: nei posti chiave il generale di Grammichele ha messo i suoi uomini. Basti pensare che, fra tecnici e deputati dellMpa, otto assessori su dodici rispondono principalmente, se non esclusivamente, al governatore. Il controllo è serrato su un settore trainante della new economy in salsa sicula: lEnergia. Per quellassessorato, che controlla anche il dipartimento strategico che si occupa di acque e rifiuti, Lombardo ha voluto un uomo fidato come lex segretario generale di Palazzo dOrleans Pier Carmelo Russo. E a capo dellomonimo dipartimento, quello che materialmente rilascerà le autorizzazioni sugli impianti - eolici o fotovoltaici - va unaltra fedelissima del presidente come Rossana Interlandi, già commissario dellMpa per la provincia di Caltanissetta. E un altro ex dirigente del movimento, Nicola Vernuccio, va a sedersi alla guida di un dipartimento pesante quale le attività produttive che, oltre alle competenze su industria, cooperazione, commercio, avrà quella sulle autorizzazioni per nuovi alberghi e strutture ricettive in genere. La gestione politica di questo maxi-comparto è affidata allimprenditore Marco Venturi: Lombardo, con questa mossa, conferma un ruolo politico non secondario alla Confindustria di Ivan Lo Bello e Antonello Montante. E insieme si assicura la copertura dellinfluente associazione datoriale schierata nella battaglia antiracket. In altri due settori «caldi», Sanità e Formazione, il presidente potrà muoversi con la competenza e la fedeltà assicurata da due tecnici, lex magistrato Massimo Russo (la cui permanenza non a caso era scontata) e leconomista Mario Centorrino. Senza contare che ai vertici dellapparato burocratico della Sanità è salito Mario Zappia, ex sindaco di Bronte e grande rivale di Firrarello e Castiglione nel centro etneo, che - prima di diventare capo della segreteria tecnica di Russo - in quota Mpa era già stato nominato alla guida dellAto rifiuti «Joniambiente». Sui Beni culturali, andato via Lino Leanza, il governatore terrà le redini attraverso Gaetano Armao: lavvocato mantenuto in carica malgrado le polemiche sul suo conflitto dinteressi, ormai risponde più a Lombardo che al primo «sponsor» Dore Misuraca. E in ogni caso, per muovere qualsiasi ingranaggio del nuovo ramo damministrazione, Armao dovrà avvalersi di Gesualdo Campo, già assessore provinciale dellMpa e sovrintendente ai beni culturali a Catania: e per Lombardo questa è una garanzia. E il discorso può estendersi allAgricoltura, dove - a capo del dipartimento Interventi infrastrutturali (che controlla gli enti del settore) - arriva un altro tecnico certo non sgradito allMpa: il professore Salvatore Barbagallo, già preside della facoltà di Agraria di Catania vicino allex rettore Ferdinando Latteri, oggi deputato dellMpa. Dopo aver accomiatato i burocrati vicini a rivali politici - come Fulvio Bellomo o Ignazio Tozzo - Lombardo ha rilanciato cuffariani (ex?) quali Vincenzo Falgares (posto al timone del ponderoso dipartimento Infrastrutture), Giovanni Bologna (nuovo capo del personale) e Salvo Taormina (Finanze). Dirigenti bravi e passati attraverso un periodo di «quarantena» in dipartimenti minori. Non si è mai dovuto mondare con una nuova gavetta Enzo Emanuele, che era nel cuore di Cuffaro e ha fatto subito breccia in quello di Lombardo, fino ad ascendere alla segreteria generale (non lasciando il dipartimento Bilancio). E nella sua «rivoluzione», il leader dellMpa ha chiamato anche due figlie di magistrati: Luciana Giammanco, nominata dirigente generale delle autonomie locali, e Lucia Borsellino, primogenita di Paolo e dunque nipote di Rita Borsellino, eurodeputata del Pd mai tenera con Lombardo. «Arraffaele», come lo chiamano gli scornati lealisti, non fa sconti. Forse se nè accorto pure Micciché, che è comunque stato risarcito del siluramento di qualche fedele burocrate con due assessorati di peso quali Agricoltura e Bilancio. Così lo stesso Michele Cimino, braccio destro del sottosegretario, si consola. Con la carica di vicepresidente, certo, ma pure con la nomina fra i superburocrati di Rino Giglione e Maurizio Cimino: entrambi cugini dellassessore. Nella Regione post-riforma la famiglia ha sempre un ruolo importante.