ROMA Uno dei pilastri dell'economia "Tremonti style", ossia le cartolarizzazioni di immobili, si avvia a perdere un pezzo non determinante, ma significativo. I 4.500 appartamenti di proprietà del ministero della Difesa, affittati a famiglie di militari e impiegati civili, stanno per uscire dal programma di vendite Scip-3, che comunque ha un futuro molto incerto. Una buona percentuale degli alloggi del dicastero guidato da Martino è situata a Roma e parecchi sono in zone centrali, dove la recente bolla speculativa ha spinto i costi del mattone a livelli incompatibili con i magri stipendi pagati dallo Stato. All'interno della maggioranza, non da oggi queste vendite forzose hanno suscitato pesanti perplessità in Alleanza nazionale, ma ultimamente la stessa Forza Italia è stata contagiata dai dubbi. Dell'operazione si è occupata la commissione Difesa della Camera e il partito del premier Berlusconi ha ammesso che la strada dello Scip-3 è troppo difficile. Meglio, allora, sfruttare una possibilità già offerta dalla legge: quella di cedere le case direttamente agli inquilini, fissando prezzi più realistici rispetto alle possibilità economiche di coloro ai quali è diretta l'offerta. Inoltre, quando l'acquisto è oggettivamente impossibile perché i redditi sono troppo bassi, i locatari potrebbero restare in affitto, pagando il canone alla nuova proprietà, formata da coloro che invece hanno comprato l'appartamento in cui abitano.