Veneranda Fabbrica: gli interventi alle guglie non possono più aspettare. L'emergenza è scattata quando il contributo fisso per la cattedrale è stato cancellato dalla Finanziaria. Il 2010 riparte da zero. Niente fondi pubblici per il Duomo. Lo Stato ha finanziato restauri e manutenzione della cattedrale con 50 milioni di euro in dieci anni e ha versato nel 2009 l'ultima rata da 2,5 milioni; il Comune ha abolito la tassa di scopo nel 2005 e non ha ancora stanziato il contributo da 1,5 milioni annunciato in aprile da Letizia Moratti. In sintesi: a Capodanno la Veneranda Fabbrica si ritroverà senza ossigeno, sola a chiudere il bilancio e proseguire il programma di conservazione monumentale. Senza un aiuto esterno, anticipa il direttore Benigno Visconti Mörling Castiglione, verrà completato entro il 2011 solo il recupero della Guglia Maggiore, mentre sarà «necessariamente» posticipata la riapertura del Museo (10 milioni di euro). Una speranza c'è: «Stiamo lavorando a un accordo di programma con Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio annuncia il direttore. Speriamo che l'impegno diventi presto un concreto piano di salvataggio». L'allarme è rosso da un anno. Da quando il contributo fisso per il Duomo è stato cancellato dalla legge finanziaria insieme con gli altri «provvedimenti che potessero avere sapore localistico», nonostante il localismo della cattedrale di Milano richiami 10mila persone al giorno, meravigli 600 mila turisti paganti ogni anno e sia un simbolo di Expo 2015. Le istituzioni religiose hanno lanciato a più riprese «un forte richiamo a cittadini, enti locali e imprese» per cancellare «lo splendido isolamento del Duomo». L'ultimo appello è un progetto di raccolta fondi: la sottoscrizione popolare «Adotta il Duomo» dovrebbe partire a inizio 2010 e invertire una tendenza che s'è aggravata negli ultimi anni (i lasciti e le donazioni dei milanesi rappresentano solo lo 0,2 per cento delle entrate). Dalle promesse alla risposte, la Veneranda Fabbrica chiede certezze. Perché i fondi pubblici coprivano, fino ad oggi, quasi un terzo del bilancio. E ora? Posto che l'attività digestione e manutenzione è «incomprimibile», senza risorse fresche sarà indispensabile vendere i gioielli di famiglia, appartamenti e titoli, E il piano B per «salvare» i restauri: fare cassa con il patrimonio mobile e immobile. Intanto, dove possibile, la spesa è già stata «razionalizzata»: il Duomo ha sospeso i contratti con i fornitori e trasferito alcuni lavoratori dalle Cave di Candoglia a Milano, ha esternalizzato le attività di rilievo e misurazione dei marmi e non ha sostituito i neopensionati. Come una fabbrichetta qualunque. Il restauro delle guglie del Duomo «è un intervento non più procrastinabile», ha sottolineato l'assessore regionale alla Cultura, Massimo Zanello. Ma servono «nuovi contributi organici e sistematici», commentano alla Veneranda Fabbrica. Solo l'intervento sulla Guglia Maggiore, quella della Madonnina, costa 6 milioni di euro.