INTERVENTI DELL'ASÌA INUTILI, DOPO LA PULIZIA DEGLI OPERAI TORNA SEMPRE L'EMERGENZA Storia infelice, quella delle torri aragonesi in via Marina: il fossato che circonda il monumento pare fatto apposta per riempirsi di rifiuti, così come le mura laterali sembrano fatte apposta per lanciare un po' d'ombra sui poveri giacigli dei clochard. Qualche notte fa sono andati in fumo gli «arredi» - scatole di cartone, cuscini, materassi - della piccola comunità straniera che ha preso dimora qui da un paio d'anni. Fiamme prodotte dal caso o da una mano ostile, non è dato saperlo: ma qui degrado e intolleranza viaggiano di pari passo, alimentandosi a vicenda. Gli inquilini delle torri sono venti polacchi senza casa e senza famiglia, età media 50 anni, uomini e donne che hanno cancellato il passato, non vanno in cerca di futuro e molto spesso affidano il presente al fondo di una bottiglia. Abbandonati? Non proprio: il fossato è tra le tappe fisse dei servizi sociali del Comune e del camper Asl Napoli 1, così come i saloni della stazione centrale. Cibo, bevande, medicine e vestiti arrivano con una certa regolarità. «Sono persone tranquille - spiega Donato Pulcini, presidente della circoscrizione Mercato-Pendino - bevono troppo, è vero, ma non sono mai state protagoniste di aggressioni o episodi di violenza. Il punto delicato della vicenda è un altro. Anzi, altri due. Primo: la gente del quartiere comincia a manifestare un certo fastidio per la presenza dei clochard, e non vorrei che questo malumore si traducesse in qualcosa di più concreto. Secondo: è necessario affrontare seriamente il problema del restauro e della salvaguardia delle torri. Monumento sulla carta, nei fatti discarica». I lettori più affezionati si saranno già accorti che con cadenza quasi semestrale, sulle pagine del «Mattino», vengono pubblicate foto del degrado e si torna a lanciare l'appello per il salvataggio delle torri. Il risultato: operazioni di bonifica straordinaria dell'Asìa. Sforzo encomiabile, per carità, ma vano: bastano due o tre giorni perché il fossato appena tirato a lucido venga riempito con immondizia «fresca». Nel luglio 2002 il Comune annunciava di aver finanziato un progetto di recupero, costo 150mila euro, che prevedeva restauro, pavimentazione in vetro, nuova illuminazione, recinzione inviolabile. «I lavori partiranno a gennaio», si diceva allora. Sono passati due anni e non è cambiato proprio nulla. Enrico Guglielmo, soprintendente per i beni amblentali e architettonici, ha inviato a palazzo San Giacomo una nota di diffida sollecitando più interesse all'ordinaria pulizia e manutenzione delle torri. «Compito del Comune, proprietario del sito - precisava Guglielmo - ai nostri uffici spetta solo la garanzia di tutela contro eventuali danneggiamenti o modifiche abusive alla struttura del monumento». Parole affidate al vento, a giudicare da quel che si vede oggi in via Marina. «Troppi progetti restano in sospeso - continua Pulcini - un caso analogo riguarda Porta Nolana. Il piano di recupero dell'area, finiti i lavori tra via Nolana e via Egiziaca a Forcella, è in stallo. Manca il tassello centrale, il restauro dell'arco quattrocentesco con i suoi splendidi bassorilievi. La struttura dovrebbe essere riportata completamente alla luce scavando per sei o sette metri di profondità: per attraversarla, poi, i visitatori dovrebbero passare su un ponticello di legno». Un disegno di grande respiro, che impegna un milione di euro e prevede anche il recupero del primo tratto di via San Cosma fuori le Mura, della fontana del Malopasso, delle facciate degli ospedali Ascalesi e Annunziata con impianto di illuminazione «monumentale». Ma quando lo vedremo realizzato? ------------- INTERVISTA AL VICESINDACO «Esperti lavorano al recupero» Tutta colpa di via Marina se le torri aragonesi non riescono a venir fuori dal degrado. «La loro morte è stata decretata con la progettazione della strada che separa la città dal porto», dice Rocco Papa, vicesindaco e assessore all'urbanistica. «Una speranza è nel progetto di riqualificazione inserito nel Prg. A patto di trovare i fondi». Ma due anni fa si sentiva parlare di fondi. «Credo proprio che quell'operazione sia sfumata». Qual è la situazione? «Il recupero delle torri aragonesi è una delle iniziative collaterali al Piano Integrato Napoli, il "Waterfront". Per il filone principale abbiamo i fondi europei. Per quelli secondari, purtroppo, siamo andati in overbooking». Il numero di prenotazioni supera quello dei posti. «Esatto. L'Europa può sostenerci se rientreremo in certi parametri. Ma troveremo, forse, una via d'uscita». In che modo? «Trasformando il restauro delle torri in parte integrante della riqualificazione di via Marina. Sei progettisti sono al lavoro per fornirci ipotesi. La strategia è trasformare l'area che ospita i monumenti, pedonalizzando la corsia interna di via Marina e consentendo solo il passaggio del tram veloce. Ora non è semplice garantire una puntuale manutenzione ordinaria». p.p.
DEGRADO URBANO, NAPOLI - Torri aragonesi, ecco la tendopoli del degrado
Il Comune di Napoli ha finanziato un progetto di recupero delle torri aragonesi in via Marina, ma i lavori sono stati in sospeso per due anni. Il fossato che circonda il monumento è sempre riempito di rifiuti e le mura laterali sono state danneggiate. Il Comune ha inviato una nota di diffida al soprintendente per i beni amblentali e architettonici, ma non è stato possibile garantire una manutenzione ordinaria. Il vicesindaco Rocco Papa afferma che la morte delle torri è stata decretata dalla progettazione della strada che separa la città dal porto. Un progetto di riqualificazione per via Marina è stato inserito nel Piano Integrato Napoli, ma i fondi sono stati assegnati per altri progetti.
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