IL PROGETTO Un «archivio diffuso» da mettere in rete Entro cinque anni sarà pronto, conterrà tutti i documenti sul disastro Si chiamerà «Archivio diffuso del Vajont». Un progetto sostenuto dal Comune di Longarone e dalla Fondazione Vajont. Entro cinque anni il materiale contenuto nei 240 faldoni "prestati" dall'Archivio di Stato dell'Aquila (ora depositati a Belluno) sarà analizzato, catalogato e messo in rete attraverso un portale dedicato al disastro della diga gestita dalla Sade. La spesa prevista per l'allestimento del "memoriale Vajont" si aggira sui 500 mila euro. Finora sono arrivati puntuali contributi dalla Regione (circa 20 mila euro) e l'assicurazione dell'impegno anche da parte dei comuni di Longarone e Castellavazzo. La raccolta dei documenti sul disastro del 9 ottobre 1963 è stata affidata alla Cetes, commissione esecutiva tecnica scientifica guidata dal veneziano Maurizio Reberschark, ex docente di Storia contemporanea alle Università di Padova e Venezia e membro del consiglio dell'Istituto veneto per la storia della Resistenza. Alla costruzione dell'archivio "diffuso" parteciperanno anche Edison ed Enel: hanno promesso di fornire tutti i documenti ancora in loro possesso. L'obiettivo è concludere la catalogazione in tempo per le celebrazioni del 50 anniversario della tragedia. Il sindaco Roberto Padrin non nasconde di voler mantenere a Belluno gli atti «il più a lungo possibile». Ma dopo la fase di riproduzione il "fondo" sul Vajont dovrà comunque essere restituito al legittimo custode: l'Archivio di Stato dell'Aquila. Oltre al memoriale custodito dalla Procura abruzzese, fin dal 1963 è sopravvissuto anche un microfilm con l'estratto degli atti più rilevanti sul disastro di Longarone. Un documento utilizzato dalla Commissione bicamerale d'inchiesta. Attualmente risulta ancora depositato in Senato.