PROTESTE Il Centre Pompidou è all'ottavo giorno di sciopero, il Louvre e il Château de Versailles al secondo. Mercoledì hanno chiuso, a Parigi, il d'Orsay, la Sante-Chapelle, i musei Rodin e Gustave Moreau, le torri di Notre-Dame e l'Arco di Trionfo. E tanti musei in provincia sono nella stessa situazione. Ieri la protesta era in crescita, in seguito al fallimento della riunione, mercoledì sera, al ministero della cultura. In molti casi si è optato per aperture a singhiozzo e c'è chi pensa a uno sciopero generale. Il nuovo responsabile della cultura, Frédéric Mitterrand è «un ministro impotente», dicono i sindacati, «nega i fatti», si chiude «nella sua torre d'avorio». I sindacati, tutti assieme, reclamano l'abbandono, nel settore culturale della regola della non sostituzione di una persona su due che va in pensione - decisione che vale per tutto il settore pubblico (ieri erano in piazza anche i poliziotti, che pure contestano questa norma). «Frédéric Mitterrand ha detto che la legge sulla Revisione generale delle politiche pubbliche (Rgpp) si applicherà alla cultura come in tutti gli altri ministeri», affermano i sindacati. Ma non è facile fare sciopero nei musei, perché le entrate - quindi la vita stessa dei musei - dipendono sempre più dall'autofinanziamento. Questo vale soprattutto dopo la riforma che ha trasformato i principali musei francesi in enti autonomi. Al Louvre, per esempio, il 60 per cento dei fondi sono risorse proprie, dovute ai biglietti di entrata e alla corsa forsennata al mecenatismo, mentre solo il 40 per cento dipende da un finanziamento statale. Al Pompidou, tenere le porte chiuse significa una perdita netta di almeno 300mila euro al giorno. Al Centre Pompidou, dove il 44 per cento dei dipendenti ha più di cinquant'anni, oltre 400 persone andranno in pensione nei prossimi anni. Con la Rgpp significa una perdita netta di 200 posti di lavoro. Il governo ha promesso che nel 2010, in vista dei 52 pensionamenti previsti verranno soppressi solo 18 posti invece dei 26 previsti. Ma i sindacati non hanno accettato, sapendo che questi otto posti in più a Beaubourg verranno tolti a qualche altra istituzione culturale. Il primo dicembre ventuno conservatori hanno scritto una lettera a Frédéric Mitterrand per denunciare la situazione: non solo i tagli al personale, ma anche la stagnazione dei finanziamenti pubblici, fermi a 78 milioni di euro complessivi dal 2003, e il vero e proprio «crollo» degli stanziamenti per l'acquisizione di opere (2,5 milioni oggi, mentre erano ancora 4 milioni nel 2005). I conservatori affermano che, con le restrizioni di bilancio, non sarà più possibile produrre mostre di qualità. I musei sono stati spinti ad aprirsi a nuove iniziative, con l'obiettivo di aumentare gli introiti. C'è la politica dei prestiti all'estero dietro pagamento (il Picasso tour del Musée Picasso, durante i lavori di ristrutturazione del museo, i prestiti del d'Orsay che gli permettono di guadagnare 10 milioni di euro, gli accordi del Louvre con Abu Dhabi, che dovrebbe portare un miliardo di euro nel lungo periodo e così via). La scelta delle mostre è in questione, dicono i conservatori, perché ormai tutto deve fare entrare soldi. I conservatori parlano di «operazioni blockbuster» all'estero, «dei Matisse e Picasso per far aumentare le entrate». «Prima, le mostre per il grande pubblico servivano per programmare avvenimenti più difficili e sostenere artisti emergenti. Il numero dei visitatori importava poco - scrivono - oggi ci pongono sistematicamente la domanda: quale potenziale di entrate?».